La legge della discordia e la distanza dall'Occidente

Un'imbarcazione sulla Neva, a San Pietroburgo, con la bandiera simbolo del movimento omosessuale in un'azione di protesta (Foto: AP /  Dmitri Lovetsky)

Un'imbarcazione sulla Neva, a San Pietroburgo, con la bandiera simbolo del movimento omosessuale in un'azione di protesta (Foto: AP / Dmitri Lovetsky)

Cresce il dibattito sulle misure "anti-gay" approvate dal Parlamento russo. La comunità Lgbt lamenta il tenore della nuova normativa sulla "propaganda di prestazioni sessuali non tradizionali" e si moltiplicano le iniziative di protesta

Tra critiche e proteste, accuse di un "ritorno al medioevo" e difesa degli equilibri sociali esistenti, l’11 giugno 2013 la Duma di Stato ha votato all’unanimità l’adozione di una legge che proibisce in Russia la diffusione ai minori - da parte di cittadini russi, stranieri in territorio russo e media - di materiale di “propaganda di relazioni sessuali non tradizionali”.

Igor Kochetkov

Capo del network Lgbt di San Pietroburgo: "Noi chiediamo parità di diritti per tutti e continueremo a osteggiare i valori patriarcali che oggi sono promossi così attivamente dalla Chiesa e dal governo. Lo facciamo, perché non crediamo che questi valori e queste leggi siano appropriati e giusti in una società moderna"

Ribattezzata “legge anti-gay”, la normative si è attirata feroci critiche da tutto il mondo per le sue implicazioni nei confronti dei diritti delle comunità Lgbt. Una vera e propria "legge della discordia" che ha generato un profondo dibattito pubblico.

Lyudmila Alekseyeva, ex dissidente sovietica e cofondatrice del Gruppo Mosca Helsinki, un comitato di vigilanza sui diritti umani, ha definito la nuova normativa “un passo avanti verso il medioevo”. Ma Kirill Kobrin, giornalista e storico di Russia Service per Radio Free Europe, ha un’opinione del tutto diversa: “In Russia vent’anni fa era inconcepibile anche solo parlare di queste cose”.

Il ruolo degli attivisti e l'opinione pubblica

Dagli ultimi sondaggi effettuati da Vtsiom (Centro analisi delll’opinione pubblica russa) risulta che la stragrande maggioranza dei cittadini russi (l’88 per cento degli intervistati) è favorevole alla nuova “legge anti-propaganda” adottata dal Paese e la maggioranza (il 54 per cento) crede che l’omosessualità dovrebbe essere ritenuta un reato. Vtsiom riporta anche che il 94 per cento degli intervistati non è mai entrato in contatto con la “propaganda gay”, anche se l’84 per cento vi si oppone. Uno dei più noti sostenitori dei diritti degli omosessuali in Russia, l’attivista Nikolai Akexeyev, ha intentato una causa per istigazione all’odio contro la controversa parlamentare Elena Mizulina, uno dei deputati che ha sostenuto la legge. L'attivista, inoltre, accusa il governo russo di commettere crimini contro l’umanità e teme che la nuova legge possa dare nuovo impulso alla cultura della non-accettazione della comunità Lgbt, già molto emarginata nella Federazione. Su Facebook, l’iniziativa “The Children-404” della giornalista russa Lena Klimova invita alla comprensione, alla tolleranza e al riconoscimento dei giovani Lgbt

Dunque, l’opinione pubblica è diventata molto più consapevole. Anche se questo dibattito, dopo l’entrata in vigore della nuova  legge, di fatto è stato censurato. Elena Mizulina, la controversa deputata coautrice del testo di legge e capo della Commissione per la famiglia, le donne e i bambini della Duma, ha detto che la legge è finalizzata a tutelare i più piccoli, a metterli al riparo da informazioni che si discostano dai “valori familiari tradizionali”.

Nello specifico, il testo di legge vieta la “diffusione di informazioni” miranti a: dare origine tra i bambini ad atteggiamenti sessuali non tradizionali; far sembrare interessanti le relazioni sessuali non tradizionali; dare “una percezione distorta dell’eguaglianza sociale tra relazioni sessuali tradizionali e non tradizionali”; o ancora imporre informazioni riguardanti le relazioni sessuali non tradizionali tali da suscitare interesse nei confronti di tali rapporti.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha espresso il suo pieno appoggio alla nuova legge, dichiarando che l’unico scopo della stessa è soltanto “la tutela dei bambini”. Putin ha anche detto che gli omosessuali “non sono discriminati in alcun modo”.

Che cosa intende esattamente il testo di legge quando parla di “relazione non tradizionale”? Dato che non lo definisce con precisione, qualsiasi interpretazione è lecita, e si può quindi intendere qualsiasi comportamento, dall’omosessualità alla promiscuità, al bondage e al sadomasochismo. Vladimir Lukin, commissario russo per i diritti umani, l’11 giugno 2013 ha detto che una “applicazione sconsiderata” della legge potrebbe provocare “vittime e tragedie umane”.

L'origine della legge

In un Paese con tante questioni aperte, i legislatori paiono inspiegabilmente preoccupati di difendere i modelli tradizionali della monogamia. E stanno perfino discutendo una legge che ponga un limite al numero di matrimoni legali che il singolo può contrarre. L’adozione della legge anti-propaganda ha fatto seguito a un’ondata di leggi simili approvate in tutta la Federazione nel 2012 e nella città di San Pietroburgo.

La Chiesa ortodossa ha fatto sicuramente sentire il suo peso per far approvare le misure, considerata l'omofobia più volte mostrata dal suo capo, il patriarca Kirill.

In conformità alla nuova legge, i singoli cittadini che promuovono “tra i minori relazioni non tradizionali” possono essere puniti con multe fino a cinquemila rubli (circa 110 euro). I funzionari pubblici possono essere multati fino a 200mila rubli (oltre 4.500 euro), mentre chi utilizza i media o Internet per fare propaganda omosessuale può essere multato fino a 100mila rubli (più di duemila euro).

Le relazioni sessuali tra individui dello stesso sesso furono discriminate in Russia nel 1993, quando fu abrogata la legge russa “antisodomia” (che risaliva al 1934). Nel 1999 l’omosessualità fu depennata dal codice ufficiale delle malattie mentali, ma l’ostilità nei confronti degli omosessuali resta forte. Nessun partito politico sostiene le minoranze sessuali e non esistono dati statistici dai quali ci si possa fare un’idea precisa di quante persone si considerano omosessuali.

Il 3 luglio 2013, non molto dopo l’adozione della legge anti-propaganda omosessuale, il Presidente Vladimir Putin ha firmato un emendamento al Codice di famiglia vietando alle coppie gay e lesbiche dei Paesi stranieri l’adozione di bambini. La legge è stata approvata anch’essa all’unanimità dalla Duma nella sua terza stesura definitiva.

I raduni delle comunità Lbgt (acronimo per Lesbiche, Bisessuali, Gay e Transgender)

I cortei del Gay Pride sono proibiti dall’amministrazione comunale di Mosca da sette anni ed è risaputo che l’ex sindaco Yuri Luzhkov bollò tali eventi come “satanici”. Alcuni gruppi Lgbt che hanno cercato di organizzare manifestazioni a Mosca e a San Pietroburgo senza autorizzazione sono stati presi di mira dalla folla inferocita.

La nuova legge ha scatenato forti critiche a livello internazionale, lasciando intendere che la sua adozione ha dilatato il gap culturale tra la Russia e l’Occidente. Alcuni gruppi Lgbt statunitensi hanno raccomandato di boicottare i Giochi Olimpici invernali di Sochi di febbraio 2014 in segno di protesta. Altri, tuttavia, suggeriscono di sfruttare le Olimpiadi invernali per esercitare pressioni sul Cremlino e costringerlo a rivedere la propria posizione in merito alla questione.

Il Comitato olimpico internazionale ha fatto sapere che “si adopererà” affinché ai Giochi invernali non si verifichino episodi di discriminazione nei confronti dei partecipanti Lgbt.

Sono state inoltre esercitate pressioni su alcune amministrazioni cittadine affinché taglino i rapporti con le città russe gemellate.

Il sindaco di Reykyavik ha proposto che la capitale islandese interrompa i suoi rapporti con Mosca. L’amministrazione comunale di Melbourne ha ricevuto una petizione con diecimila firme di cittadini che chiedono di fare altrettanto con San Pietroburgo.

Diversi bar e i ristoranti di tutto il mondo hanno smesso di servire vodka russa raccogliendo l’invito lanciato dall'editorialista Dan Savage, che ha lanciato la campagna “Smettiamo di bere la vodka russa”.

In ogni caso, a fronte delle critiche, il Cremlino resta fermo nel suo proposito. Molti russi non comprendono le reazioni occidentali e sostengono che la normativa non è anti-gay, ma anti-propaganda, essendo stata concepita esclusivamente per “tutelare i bambini”. In Occidente, però, ci si chiede quale sia la minaccia meritevole di tutela.

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