La partita politica si gioca sul campo dei blog

Il blog del primo ministro russo Dmitri Medvedev è uno dei più conosciuti in Russia (Foto: Itar-Tass)

Il blog del primo ministro russo Dmitri Medvedev è uno dei più conosciuti in Russia (Foto: Itar-Tass)

Sempre più spesso in Russia sindaci, governatori e dirigenti di partito di tutti gli schieramenti usano la Rete per comunicare con i propri elettori

I blogger, e soprattutto quelli che si occupano di politica, sono ormai una presenza costante sulla scena pubblica russa. Quasi ogni governatore, sindaco o dirigente di partito ha un proprio blog, anche se sono ancora pochi quelli che possono vantare più di un migliaio di “follower. Una corrispondente di Russia Oggi ha esplorato il mondo dei diari politici online, per scoprire quali sono i più seguiti.

La blogger Alyona Popova racconta di aver ricevuto una telefonata dall’amministrazione di un distretto di Mosca. Dall’altro capo del filo, una segretaria dell’ufficio stampa dalla voce severa l’ha invitata per un colloquio di lavoro: “Le interesserebbe tenere un blog per noi per trentamila rubli al mese?”.

Il business delle caramelle
decolla grazie al blog

La richiesta la lasciò di stucco. Nel suo blog, Alyona non aveva mai scritto di politica, ma solo di viaggi e dei suoi gatti persiani, superando inaspettatamente i mille “seguaci”. La segretaria l’aveva invitata a tenere un blog per conto del capo del distretto: il funzionario aveva l’abitudine di parlare in “burocratese”, e Alyona avrebbe dovuto tradurre i suoi discorsi in un linguaggio più comprensibile. Alla fine però l’uomo si tirò indietro. “Non è questo il mio stile. Cosa penseranno i miei colleghi?”, aveva detto irritato. Alyona non ottenne quel lavoro, ma il dirigente politico ha aperto ugualmente un proprio blog, che assomiglia più a una raccolta di comunicati stampa che a un diario online.

“Di norma politici e sindaci non si interessano al pubblico di Internet - afferma Marina Reznikova, addetta stampa dell’ufficio di rappresentanza del Territorio dell’Altaj -. A consultare i loro blog sono soprattutto giornalisti, compagni di partito e subordinati desiderosi di cogliere giorno dopo giorno lo stato d’animo del proprio capo. Il governatore dell’Altaj invece ha voluto tenere un blog tutto suo, dove ricevere feedback per le sue iniziative. E il successo è stato istantaneo”.

Quasi ogni governatore, sindaco o dirigente di partito tiene un blog personale, che i lettori solitamente seguono con sospetto. Secondo un sondaggio sugli internauti russi, condotto dalla Profi Online Research per valutare l’atteggiamento degli utenti nei confronti dei blog dei politici di spicco, il 57 per cento delle persone interpellate vede questi blog come un semplice canale per dare voce alle rimostranze, o avanzare delle richieste. Mentre il 21 per cento di loro ritiene che i blog dei politici non siano che una trovata d’immagine.  

Gli strumenti impiegati per attirare l’attenzione e influenzare l’opinione dei lettori sono ben altri. “Noi ad esempio abbiamo usato il blog per promuovere il turismo in Altaj - spiega Marina Reznik -. Abbiamo quindi invitato alcuni noti blogger di viaggi, per mostrare loro il nostro territorio. Una volta tornati a casa, questi blogger non solo hanno scritto dei post in merito alla natura e alle strutture alberghiere, ma hanno fatto dei passaggi anche sul nostro governatore, arrivato per dare loro il benvenuto”.

Nella blogosfera come nella vita reale, sono le figure più controverse ad attirare di su di sé particolare interesse. Il blog di Navalny è da tempo il terzo più letto. Navalny però non nasce come politico: ad attrarre i lettori e a garantirgli popolarità sono soprattutto il suo originale passato di agente dell’Fsb e i suoi articoli pieni di commenti al vetriolo.

Di norma, però, è difficile che il blog di un politico tradizionale riesca ad affermarsi nella classifica dei dieci più seguiti. Il blog di Vladimir Zhirinovsky, presidente del PldR, è il secondo per popolarità dopo quello del Presidente russo e del primo ministro. Le persone però non lo leggono perché sono interessate alla politica, ma piuttosto perché sono attratte dal linguaggio colorito del suo esuberante autore.

Eccezioni a parte, secondo gli esperti i lettori si appassionano alla politica in quanto tale solo ogni quattro anni, ovvero in occasione delle elezioni. Al di fuori della campagna elettorale è difficile mantenere alto l’interesse. “Sulla Rete tutti se la prendono con le autorità, ma questo non conta come dibattito politico. L’interesse verso i blog politici può essere mantenuto vivo solo se l’informazione si fonde con altri temi”. Ad affermarlo è Ilya Goltsman, che si occupa di blogosfera: “I blogger politici sono richiesti solo perché i media tradizionali danno raramente voce alle opposizioni”.

Dmitri Gudkov, deputato della Duma di Stato, cura personalmente un blog che aggiorna quasi ogni giorno, anche se non è interessato ad accrescere il proprio pubblico. Secondo lui, nella blogosfera la quantità ha lentamente preso il posto della qualità. “Se volessi raggiungere un maggior numero di lettori, pubblicherei foto di donne nude - spiega Gudkov -. A me però interessa solo il pubblico a cui mi rivolgo”.

“I post interessanti richiamano un pubblico enorme, più ampio di quello dei mezzi stampa convenzionali – aggiunge -. Il mio post più letto è quello che tratta delle costose automobili che vengono impiegate per gli spostamenti dei dirigenti del governo. Per raccogliere le informazioni necessarie a scriverlo abbiamo condotto delle indagini apposite e realizzato delle inchieste parlamentari al fine di ottenere delle informazioni dai rivenditori di automobili”. Gudkov racconta che molto spesso sono i lettori stessi ad apportare preziosi contributi alle indagini. Ci sono dei volontari disposti a spostarsi, a fotografare e a mettersi alla ricerca di prove e documenti. E così il numero degli utenti aumenta.

Forse è anche questo il motivo per cui i deputati della Duma stanno tentando di limitare l’azione dei blogger. Un emendamento legislativo da poco proposto mira ad equiparare i blog che contano più di diecimila lettori certificati a dei veri e propri organi di stampa. I blogger hanno reagito con scherno alla proposta, affermando che la Rete ha le sue leggi, e che la situazione non può essere cambiata con un decreto ufficiale.

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