La nuova generazione di oppositori sotto l'ala di Majakovkij

Tanti giovani moscoviti ancora oggi si ritrovano sotto il monumento di Majakovskij per declamare i suoi versi rivoluzionari (Foto: PhotoXPress)

Tanti giovani moscoviti ancora oggi si ritrovano sotto il monumento di Majakovskij per declamare i suoi versi rivoluzionari (Foto: PhotoXPress)

Giovani punk moscoviti, ancora oggi, si ritrovano a declamare i versi del poeta sovietico, padre della Rivoluzione, ai piedi del suo monumento

Nel 2013 si celebra 120mo anniversario della nascita di Vladimir Majakovskij, il più importante poeta sovietico. Il culto di Majakovskij in tutta l'Unione Sovietica cominciò subito dopo la sua morte, quando Stalin lo definì "il poeta migliore e di maggior talento della nostra epoca sovietica". In seguito a questa dichiarazione si cominciò, per usare l'espressione di Pasternak, "a piantare Majakovskij come si piantavano le patate all'epoca di Caterina". I suoi versi venivano fatti imparare a memoria agli scolari, venivano recitati alla radio, e si tenevano solenni cerimonie ufficiali dedicate al poeta. Majakovskij divenne prerogativa dell'ambiente istituzionale sovietico.

Eppure, tutto ciò non poté neutralizzare la carica rivoluzionaria racchiusa nei suoi versi. Rivoluzionaria nel senso più ampio del termine: Majakovskij era per l'arte rivoluzionaria, contro il vecchio mondo, contro il conformismo, la noia, il tedioso tran tran quotidiano.

È così che interpretano Majakovskij i poeti che si radunano presso il suo monumento a Mosca, sulla piazza Triumfalnaja. L'idea di leggere poesie sotto il monumento venne quattro anni fa a dei ragazzi che si fanno chiamare "K-Front", ossia Kulturnyj Front. Uno degli organizzatori del gruppo, Matvej Krylov, definisce così i suoi compagni: "Poeti, pittori, musicisti, studenti simpatizzanti dell'opposizione". E subito precisa: "Qui l'opposizione si intende non tanto nei confronti del potere, quanto della società dei consumi, dell'attuale sistema di valori. Noi non vogliamo consumare ciò che ci propongono le istituzioni culturali ufficiali. Non consideriamo cultura ciò che viene trasmesso sui canali televisivi. E non ci piace il fatto che oggigiorno tutto si misuri con il denaro, compresa la cultura".

Il luogo di ritrovo non è casuale, e non si tratta solo di Majakovskij. E nemmeno del fatto che proprio qui, sulla piazza Triumfalnaja, si svolgono le manifestazioni in difesa dell'articolo 31 della Costituzione russa, che garantisce la libertà di riunione.

Vi è dietro un'associazione di idee più profonda e più antica. Nel 1958 si stava svolgendo l'inaugurazione ufficiale del monumento a Majakovskij. Sotto la statua del poeta, Evtushenko e Voznesenskij recitano versi. Una volta conclusa la cerimonia ufficiale, le letture continuano: dalla folla si fanno avanti poeti e oratori dilettanti. Per l'epoca sovietica si tratta di un avvenimento insolito e in odore di congiura.

Ciò nondimeno, le letture presso il monumento di Majakovskij diventarono un appuntamento fisso. Vi partecipavano i famosi dissidenti Galanskov e Bukovskij, che in seguito ebbero a pagarne le conseguenze. Galanskov fu incarcerato, Bukovskij venne espulso dall'università. I poeti venivano perseguitati, trattenuti dalla polizia; il loro "comportamento antisociale" veniva denunciato ai rispettivi luoghi di studio e di lavoro. Nel 1961 le letture presso la statua di Majakovskij furono interrotte.

Oggi, intorno al monumento del poeta, si raccolgono giovani dall'aspetto punk e uomini sul cui volto è impressa la loro anzianità di servizio. Ragazze dal look esotico con cappellini piumati in testa e commoventi vecchietti che nel periodo della perestrojka declamavano in piazza Pushkin i loro versi su Eltsin.  

Permettetemi di presentarvi Semion Bulatkin, ex giornalista di guerra e operaio in un cantiere navale, originario di Orekhovo-Zuevo. Ha cominciato a scrivere versi quando è andato in pensione, prima non ne aveva mai avuto il tempo. 

Yulia Privedennaja fa parte del gruppo "Portos", sigla che sta per "Unione poeticizzata per l'elaborazione della teoria della felicità popolare". È stata in carcere con l'accusa di organizzazione di un gruppo armato; durante la reclusione ha scritto poesie.

Natalia Botienko. Veterana della guerra in Cecenia. Camminando per strada ha visto un capannello di gente, si è avvicinata e ha cominciato a recitare i suoi versi. Ammette con candore di non saper distinguere il giambo dal trocheo. Ritiene che si debba scrivere con il cuore.  

Kirill Medvedev, poeta e traduttore, noto per le sue idee di sinistra.

Qualcuno ha letto un annuncio su LiveJournal, a qualcun altro è stato dato un volantino per strada. A quanto pare, tanto basta per radunare una folla. È solo un'illusione che sia impossibile strapparci ai monitor e ai televisori: in realtà non vi è niente di più facile. Basta dare alla gente la possibilità di socializzare di persona, e di esprimersi senza coordinatori e moderatori. Si tratta, in fondo, di dare loro un po' di attenzione. "Io, per esempio, non trovo interessante ascoltare i discorsi dei grandi personaggi, - confessa Matvej. - Non mi interessano gli interventi delle nostre personalità ufficiali. Mi interessa ascoltare la gente come me". A quanto pare, sono in molti a pensarla come lui.

I partecipanti recitano le poesie più disparate: versi di Pushkin, Pasternak, Vysotskij. E, naturalmente, i propri componimenti: "Caro amico, rifletti in questo istante sul destino che tu scegli. Non sei solo: c'è tutta la tua generazione, su cui oggi qualcuno spalanca le fauci... Guardati intorno, e vedrai chi si è arreso, chi ha scordato e chi vuol dimenticare che tutta la vita è trascorsa in una latrina. Hanno comprato una tana, gli è cresciuto il gozzo. La loro vita non tocca affatto l'umanità. La loro morte non rattristerà nessuno. Il popolo bue non possiede coscienza né patria. Solo una pancia che brontola senza sosta".

La maggior parte dei componimenti non è di livello professionale, ma qui nessuno sogna una carriera letteraria. Del resto, anche tra i dissidenti degli anni '60 non vi furono grandi poeti. La forza di Galanskov, ad esempio, non stava nel suo stile di scrittura, ma nel fatto che "... Sono io che vi incito alla verità e ad insorgere, che non voglio più servire, che strappo le vostre oscure pastoie fatte solo di menzogna!". Anche oggi sotto il monumento di Majakovskij risuonano più o meno le stesse parole.

Che sarà di questa iniziativa in futuro? La prima possibilità è che vada scemando. In fondo, tutti  hanno un sacco di cose da fare. La famiglia, il lavoro, i divertimenti tradizionali come andare al bowling.  Naturalmente, i manifestanti potrebbero essere dispersi, ma la cosa più probabile è che si smetta semplicemente di prestare loro attenzione. Di gente strana a Mosca ce n'è tanta. Loro fanno gli strampalati, ma la vita prosegue il proprio corso.

La seconda possibilità è che la gente si organizzi autonomamente in massa in base al principio della cultura fai-da-te. Concerti, letture e lezioni di autodidatti cominceranno a essere tenuti quotidianamente in tutto il Paese. "A Mosca nasceranno cento fronti della cultura, - riprende Matvej. - E comincerà una guerriglia culturale. È proprio questo che vogliamo!".

Secondo le statistiche, un cittadino russo su due nella sua vita ha provato a comporre versi. Attualmente il 12 per cento della popolazione scrive; gli abitanti della Russia, secondo i dati più recenti, sono 147 milioni. La tiratura media di un libro di poesia oggi è di 500 copie.

Il 1° settembre 1991, presso il monumento a Majakovskij, fu dato l'ultimo saluto alle spoglie mortali del poeta Yuri Galanskov. Matvej Krylov all'epoca aveva circa tre anni.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta