Le Ong rifiutano di rivelare il loro status

L'avvocato per i diritti umani Lev Ponomarev negli uffici dell'Ong "Per i diritti umani" a Mosca prima dello sfratto (Foto: AFP/East News)

L'avvocato per i diritti umani Lev Ponomarev negli uffici dell'Ong "Per i diritti umani" a Mosca prima dello sfratto (Foto: AFP/East News)

Una sola organizzazione si è registrata come "agente straniero" dall'introduzione della legge

L’Ufficio del procuratore generale russo ha condotto un’inchiesta su vasta scala sulle Organizzazioni non governative, le Ong, scoprendo che oltre 1.800 di esse avevano ricevuto finanziamenti dall’estero nell'ultimo anno. La legge che impone a tutte le Ong coinvolte in attività politiche e che ricevano soldi dall’estero di registrarsi come "agenti stranieri" era stata promulgata nel 2012, ma  da allora una sola organizzazione si è registrata in quanto tale, la "Promozione della concorrenza nei Paesi Csi", che si batte per migliorare la normativa antitrust.

Secondo le forze dell’ordine, tra il novembre 2012 e l’aprile 2013, 2.226 Ong russe avrebbero ricevuto dall’estero 30,8 miliardi di rubli (940 milioni di dollari circa). Di queste, 358 erano organizzazioni a finanziamento statale, che ricevono 6,6 miliardi di rubli (200 milioni di dollari), mentre le restanti 1.868 Ong hanno ricevuto complessivamente 24,2 miliardi di rubli (740 milioni di dollari) in finanziamenti dall’estero.

In totale 103 Ong sono in attesa di giudizio, aspettando e sospendendo le attività politiche o il ricevimento di finanziamenti dall’estero. Nonostante ciò, i procuratori hanno affermato che tra il 2010 e il 2013 in 215 delle mille Ong controllate sono stati riportati “segnali di attività politica in corso” e l’arrivo di finanziamenti dall’estero (oltre 6 miliardi di rubli). Da quanto ha poi riferito Kommersant, 22 di queste Ong rientravano direttamente in quanto previsto dalla legge sugli agenti stranieri, ma non l’hanno riconosciuto.

In una testimonianza resa davanti al Consiglio della Federazione, il procuratore generale Yuri Chaika ha detto che queste Ong “prendevano parte ai processi elettorali, a manifestazioni pubbliche e alla stesura di progetti di legge addebitando per intero le loro spese ai loro sponsor. Violando la Convenzione di Vienna del 1969, 17 organizzazioni coinvolte in attività politiche sono state finanziate direttamente dalle ambasciate di Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e Svizzera e ciò, secondo il Ministero degli Affari Esteri, costituisce un’ingerenza  negli affari interni del nostro Paese e viola le regole internazionali in vigore da tempo”.

I procuratori non hanno reso noti i nomi delle Ong accusate di violare la legge. In ogni caso le Ong hanno deciso di controbilanciare questa penuria di informazione e hanno aperto un sito Web, denominato Società Chiusa, dove pubblicano le accuse specifiche di cui sono fatte oggetto da parte delle forze dell’ordine. Secondo quanto ha dichiarato Aleksandr Cherkasov, presidente del Memorial Human Rights Center, non è stato possibile individuare le Ong che ricevevano i fondi così come denunciato da Chaika.

“Abbiamo immaginato che la nostra organizzazione abbia ricevuto 755mila dollari nei quattro mesi compresi tra l’entrata in vigore di questa legge e il momento in cui sono state rese note le dichiarazioni a sensazione del procuratore. Siamo una delle organizzazioni più grandi e poche altre hanno un budget paragonabile al nostro, - ha affermato l’attivista per i diritti umani. - Se dividiamo la cifra di miliardi di dollari di cui sta parlando Chaika, ci aspetteremmo di vedere molte altre organizzazioni simili alla nostra. Si tratta in tutti i casi di organizzazioni trasparenti, che non hanno modo alcuno di nascondere i soldi. Abbiamo addirittura chiesto all’ufficio del procuratore generale di dirci su quali conti hanno scoperto tutti quei soldi, ma ci è stato risposto che si tratta di un’informazione da tenere riservata”.

Cherkasov ha fatto notare che le Ong non vogliono ammettere di essere “agenti stranieri”. Agente è qualcuno che agisce seguendo gli ordini altrui, che esegue le istruzioni ricevute da un superiore. “In questo caso, si tratta invece di  organizzazioni tutte autonome, che non hanno rapporto alcuno  con una missione governativa”, ha sottolineato.

I procuratori hanno fatto irruzione nel Memorial Human Rights Center alla fine di marzo 2013, sequestrando oltre novemila pagine di documenti da esaminare. Gli attivisti che si battono per i diritti umani hanno detto che le forze dell’ordine hanno chiesto loro di interrompere qualsiasi attività collegata ai prigionieri politici, in quanto il Codice penale russo non prevede punizioni per le opinioni politiche.

La comunità degli esperti ha sollevato anche molte domande sul rapporto del procuratore generale. Secondo Elena Topoleva-Soldunova, presidente dell’Ong Development Committee of the Presidential Council on Human Rights, i procuratori forniscono informazioni contraddittorie sulle ispezioni alle Ong a intervalli regolari.

“Lavoro in questo settore da molti anni e non capisco perché le informazioni sui finanziamenti  provenienti dalle ambasciate siano dipinte in modo così negativo. Le missioni nel mondo si sono sempre occupate di attività pubbliche legali. Le Ong non hanno mai tenuto segreti i loro rapporti con le ambasciate straniere e accettando quei finanziamenti non hanno mai sospettato di violare la legge. Sono sicura che le organizzazioni che ricevono soldi così siano centinaia”, ha spiegato.

Ha poi aggiunto che le ispezioni in migliaia di organizzazioni stanno alimentando nella società un atteggiamento negativo nei confronti delle Ong. “Fanno sempre molta fatica a trovare sostenitori, donatori e volontari anche in circostanze normali, e a maggior ragione adesso che c’è questo colpo inferto alla loro reputazione. Le Ong non sono un fenomeno ben consolidato in Russia. Da noi ci sono meno organizzazioni rispetto agli Stati Uniti o alla Germania e non sono altrettanto potenti. Devono ancora ottenere un riconoscimento stabile e duraturo da parte della società”, ha continuato la Topoleva-Soldunova.

Le statistiche confermano l’opinione dell’esperta. Secondo un sondaggio condotto dal servizio di ricerche d’opinione del Centro Levada, il giudizio della popolazione russa sulle Ong è peggiorato nel 2012. Mentre un anno fa soltanto il 13 per cento della popolazione intervistata aveva un’opinione negativa sulle attività delle Ong, oggi si dice insoddisfatto di esse il 19 per cento dei russi. E il 50 per cento di quanti sono stati intervistati per il sondaggio oggi ha un’opinione positiva delle Ong,  proprio come un anno fa. Al tempo stesso, però, il numero delle  persone che è favorevole a più rigide leggi sulle Ong e sull’obbligatorietà per coloro che ricevono finanziamenti stranieri di registrarsi come agenti stranieri è salita oggi al 49 per cento dal 45 per cento dell’anno scorso.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta