A difesa della stampa

Proteste in piazza dopo l'omicidio di un giornalista in Daghestan. Nel cartello in russo si legge "Un fotografo non è una spia" (Foto: Itar-Tass)

Proteste in piazza dopo l'omicidio di un giornalista in Daghestan. Nel cartello in russo si legge "Un fotografo non è una spia" (Foto: Itar-Tass)

Dopo l'ennesimo assassinio di un giornalista nel Caucaso del Nord, i deputati propongono di innalzare il limite massimo delle pene da 6 a 10 anni

Il 10 luglio 2013 il giornale Izvestia ha reso noto che alla Duma è stato presentato un progetto di legge che mira a inasprire le pene previste per i reati commessi contro i giornalisti. Il progetto è stato presentato il giorno dopo che nella Repubblica del Daghestan, nel Caucaso del Nord, degli sconosciuti avevano sparato al giornalista politico del giornale locale Novoe Delo, il 53enne Akhmednabi Akhmednabiev, che nel gennaio 2013 aveva già subito un altro attentato.

Se il progetto di legge verrà approvato, le pene per gli atti violenti commessi nei confronti dei giornalisti saranno equiparate a quelle previste per chi usa violenza contro i rappresentanti delle autorità. La massima pena prevista per gli atti violenti che non mettono a repentaglio la vita o l'integrità fisica, ma anche per le minacce di compiere atti violenti contro un giornalista o i suoi cari collegate allo svolgimento della sua attività professionale sarà di cinque anni di reclusione. Gli atti di violenza in grado di pregiudicare la vita o l'integrità fisica dei giornalisti comporteranno la reclusione per un periodo fino a dieci anni.

La lista delle aggravanti viene ampliata dalla formula "in relazione allo svolgimento da parte della vittima della sua attività professionale", oltre all'attività lavorativa e all'adempimento di un dovere sociale.  

"Nel Codice Penale viene menzionata solo l'attività lavorativa; qui invece si parla di attività professionale, - spiega uno dei fautori dell'iniziativa, il deputato del partito socialdemocratico Russia Giusta, Mikhail Serdjuk. - Se uno se ne sta in redazione a svolgere la sua attività lavorativa, a scrivere un articolo, nessuno andrà da lui per aggredirlo; Dio non voglia che ciò accada. Quando invece la vittima viene aspettata sotto casa, anche se l'aggressore viene catturato e il caso finisce in tribunale, è quasi impossibile dimostrare che in quel momento la vittima stava svolgendo un'attività lavorativa; l'aggressore dirà semplicemente che quello gli stava antipatico. Attività professionale, invece, è un termine di significato più ampio".

L'obiettivo di questo progetto di legge, secondo Serdjuk, è quello di tutelare la vita e il lavoro dei giornalisti. D'altra parte però, il deputato ritiene che l'iniziativa potrà funzionare solo nel caso in cui i criminali saranno consapevoli della certezza della pena. "Per loro, anche se si comminano cent'anni di prigione fa lo stesso", ammette inaspettatamente Serdjuk.  

Secondo il deputato, il potere deve lanciare un segnale chiaro: far capire che non è indifferente al problema della sicurezza dei giornalisti e che sta facendo tutto il possibile perché non venga più commesso neanche un solo delitto contro di loro.

"Noi possiamo fare la parte di lavoro che ci compete, - dichiara Serdjuk. - Per quanto riguarda la seconda parte dell'opera, deve esserci la volontà politica del Presidente, del responsabile del Comitato inquirente, del ministro degli Interni".

Mikhail Fedotov, uno dei maggiori esperti russi di giurisprudenza e capo del Consiglio per i diritti dell'uomo presso la Presidenza della Federazione Russa, definisce superflua e insensata l'iniziativa di Mikhail Serdjuk, economista di formazione, e del suo collega della Duma di Stato Valerij Trapeznikov, tornitore con cinquant'anni di anzianità di servizio.  

"Nel Codice Penale esiste l'articolo 144 (che riguarda la costituzione di Ostacolo alla legittima attività professionale dei giornalisti: è l'articolo che si propone di ampliare), la cui terza parte mette appunto in relazione l'ostacolo alla legittima attività professionale dei giornalisti con l'uso della violenza e con le minacce di violenza; per questo reato è prevista una pena assai pesante, la reclusione fino a sei anni, - spiega Fedotov. - Ciò che propongono i deputati rappresenta un doppione di quanto già esiste".

Secondo Fedotov, ai fini dell'applicazione delle pene previste dall'articolo 144 nella sua formulazione attuale non è rilevante in quale momento sia stata compiuta l'aggressione ai danni del giornalista. "Non è affatto necessario che l'aggressione avvenga mentre il giornalista è seduto al computer. Quello che conta è il collegamento tra l'aggressione e la sua attività professionale, - chiarisce Fedotov. - Se il giornalista subisce un danno alla sua persona, poniamo, durante una rissa in un negozio di alcolici, l'episodio non ha alcuna relazione con la sua attività professionale. Gli aggressori non hanno il benché minimo sospetto di aver colpito un giornalista".

Il presidente dell'Unione dei giornalisti della Russia, Vsevolod Bogdanov, osserva che il problema sta nella bassa percentuale dei casi di reati contro i giornalisti che vengono risolti. "Qual è l'utilità di questa legge, se comunque nessuno riesce a trovare i criminali?", chiede Bogdanov.

Nel luglio 2012, ricorda il giornalista, in Daghestan si è svolta un'assemblea in trasferta dell'Unione dei giornalisti con la partecipazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine locali. Il Caucaso del Nord è considerato una delle regioni della Russia più problematiche sotto il profilo della sicurezza dei giornalisti.

"Vi sono state prolungate discussioni, - ricorda Bogdanov. - Alla fine i responsabili delle forze dell'ordine ci hanno assicurato che di lì a sei mesi sarebbero venuti a Mosca e avrebbero portato con sé i dati delle inchieste sugli omicidi di giornalisti. Il tempo è scaduto e non si è visto nessuno, non abbiamo ricevuto alcun resoconto sulle inchieste".

Secondo Bogdanov, l'Unione dei giornalisti presta aiuto in maniera indipendente a 300 famiglie di giornalisti uccisi in Russia negli ultimi 15 anni.  

Il presidente dell'Unione esprime anche la sua gratitudine per tutte le iniziative volte a elevare lo status sociale dei giornalisti. "Solo che per ora non si è riusciti a ottenere niente", ammette poi.

Secondo Bogdanov, l'Unione dei giornalisti in passato ha indirizzato più volte le proprie proposte al parlamento, senza che queste avessero alcuno sviluppo. Alla domanda se gli autori del nuovo progetto di legge lo abbiano interpellato, Bogdanov risponde in modo negativo.

Il deputato Serdjuk per parte sua assicura che "se vi saranno delle considerazioni aggiuntive, sono pronto ad ascoltarle".

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta