Opposizione, partire o restare?

A sinistra, l'economista Sergei Guriev; a destra l'ex campione di scacchi Garry Kasparov, entrambi esponenti dell'opposizione che hanno deciso di lasciare la Russia (Foto: Reuters / Itar-Tass)

A sinistra, l'economista Sergei Guriev; a destra l'ex campione di scacchi Garry Kasparov, entrambi esponenti dell'opposizione che hanno deciso di lasciare la Russia (Foto: Reuters / Itar-Tass)

Nel giro di una settimana ben due illustri rappresentanti dell’intellighenzia russa, apertamente ostili alle posizioni del governo, si sono dichiarati emigrati politici

All’inizio di giugno 2013 il campione di scacchi e oppositore del governo Garry Kasparov ha dichiarato, in una conferenza stampa a Ginevra, di non avere per ora alcuna intenzione di tornare in Russia. Una settimana prima si era reso noto che Sergei Guriev, uno degli economisti più autorevoli del Paese, aveva preso la stessa decisione. Parlando dei motivi delle loro scelte Kasparov e Guriev hanno fatto capire di temere seriamente azioni giudiziarie di carattere politico sul territorio russo.

Secondo i calcoli di Ilija Yashin, uno dei leader del movimento d’opposizione liberal-democratico “Solidarność”, nell’ultimo anno circa 50 attivisti in pieno disaccordo con lo Stato hanno abbandonato la Russia per paura di essere arrestati. La partenza di Guriev è stato il primo esempio di emigrazione di un rappresentante dell’élite che interveniva con critiche costruttive al potere pur continuando a collaborare con esso.

Ilija Yashin si è posto la domanda se partire o restare un anno fa, dopo essere stato chiamato per un interrogatorio a seguito di una perquisizione. “Un giorno prima dell’interrogatorio una giornalista di un’agenzia informativa del governo mi ha telefonato dicendomi che aveva visto la press release del mio arresto datata il giorno seguente, - racconta Jashin. - Ho passato una nottata in preda a forti dubbi, ma ho fatto la mia scelta; non ho intenzione di scappare né di nascondermi da nessuno”.

Dello stesso avviso è l’attivista civile Alexei Navalny, che sta acquisendo sempre maggiore popolarità nel Paese e che molti ritengono potenzialmente il più pericoloso oppositore di Vladimir Putin. Prima di avviare cinque indagini contro la sua persona e svolgere una serie di perquisizioni rivolte contro di lui e i membri della sua famiglia, il governo ha fatto capire a Navalny che la sua presenza nel Paese non è gradita.

Da luglio2012 è sotto avviso di garanzia come imputato nell’inchiesta sull’appropriazione indebita di legname che molti ritengono una questione politica. Secondo il parere di Alexei Kudrin, ex ministro delle Finanze, “nella sentenza si mettono in dubbio le basi dei rapporti di mercato della Russia”.

Ognuno decide per sé se partire o no. “Le persone che se ne vanno, i disertori, saranno pessimi cittadini di qualsiasi Paese, perché hanno già perso la loro battaglia più importante, ha dichiarato alla radio Echo Moskvy (L’eco di Mosca) una delle partecipanti al movimento di dissenso di Valerij Novodvorskij, arrestato più volte per propaganda antisovietica e internato per cure forzate negli anni Settanta e Ottanta.

“Un uomo civilmente impegnato deve evitare con tutte le sue forze di finire in detenzione: il sistema penitenziario russo fa leva sull’umiliazione della persona, sulla necessità di spezzargli il carattere e la volontà; per questo farsi volontariamente stritolare da questa macina non serve certo a una persona con un cervello,” sostiene il giornalista ed editore Sergei Parchomenko, anch’egli parte – come Ilija Yashin e Alexei Navalny – del Consiglio di coordinamento di opposizione russa.

Parchomenko, tuttavia, confessa che anche se in situazioni di emigrazione la tecnologia permette di continuare senza problemi il dialogo con i propri sostenitori, la persona che si trova al di là dei confini nazionali perde un po’ di acume, chiarezza e operatività nel comprendere quello che succede nel Paese.

Il giornalista conferma che la tendenza a mettere sotto pressione i cittadini impegnati, portatori di un loro specifico punto di vista su quanto succede nel loro Paese, esiste già da molti anni. “Ora ha raggiunto un livello tale per cui le persone che finora sembravano abbastanza tutelate si sono convinte che la loro protezione è palesemente inaffidabile”, aggiunge Parchomenko.

La sociologa Olga Kryshtanovskaja, entrata nel 2009 nel partito pro-Cremlino Russia Unita, è, invece, di tutt’altro parere: “Adesso non c’è bisogno, come in epoca sovietica, di fare un gran chiasso per emigrare senza più poter tornare; oggi vivi dove vuoi”, dice la Kryshtanovskaja, aggiungendo che la dichiarazione di Kasparov sull’emigrazione le sembra “un’ottima operazione di pr: Kasparov passa comunque una gran parte del suo tempo all’estero”.

“Il Cremlino avrebbe tutto l’interesse a trattenere nel Paese persone come Kasparov e dimostrare che qui non godono di grandi favori, - ritiene Nikolaj Petrov, professore associato di politologia comparata presso l’Alta scuola economica di Mosca. - Cacciandoli all’estero il governo li rende degli esiliati politici e fabbrica in maniera artificiosa una loro credibilità politica”.

Durante la conferenza del 4 giugno 2013, Vladimir Putin, rispondendo della minaccia di una persecuzione nei confronti di Guriev, ha detto che aveva sentito quel cognome soltanto in tempi recenti. Intanto, Guriev, che prima di andarsene era a capo di uno degli istituti più illustri del Paese, la New Economic School, rientra tra i primi cento nella lista presidenziale dell’élite dirigente della Russia. 

Putin ha aggiunto che Guriev “non ha fatto nessuna infrazione e nulla lo minaccia. Se vuole tornare che lo faccia; se vuole vivere a Parigi, è una persona libera, rimanga pure a Parigi”.

“Il fatto che in sostanza sia stato messo alla porta, via dal Paese, con Putin che al contempo fa capire che qui non è poi così necessario averlo, è un grave segnale negativo per un enorme numero di esperti che rimangono nella Federazione, - rileva Nikolaj Petrov. - Peraltro tale segnale non trova riscontro nell’elettorato putiniano; nessuno di loro sa chi sia questo Guriev”.

Secondo Olga Kryshtanovskaja, “Putin vuole sottolineare che non c’è alcun dramma né persecuzione particolare, che quest’uomo, politicamente parlando, non è una preda tanto importante da far sì che il governo intenti un’azione legale nei suoi confronti”.

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