Il prezzo europeo di una condanna a Navalny

Il blogger Alexei Navalny, leader dell'opposizione, è sotto accusa (Foto: Itar-Tass)

Il blogger Alexei Navalny, leader dell'opposizione, è sotto accusa (Foto: Itar-Tass)

Quale sarà il verdetto del Vecchio Continente sulla Russia se il leader dell'opposizione dovesse finire in carcere?

A gennaio 2013, Alexei Navalny – blogger, politico dell’opposizione e avvocato – è stato accusato di appropriazione indebita ai danni della Kirovles, un’azienda di legname di proprietà dello Stato. Secondo gli inquirenti, nelle sue vesti di consigliere del governatore dell’oblast di Kirov, Navalny avrebbe organizzato un furto ai danni della grande azienda per un valore di 16 milioni di rubli. Oltretutto, la Commissione inquirente russa, ha detto di essere riuscita a raccogliere prove sufficienti a perseguire l’azione legale contro il capo del movimento dell’opposizione. In aggiunta a tutto ciò, il portavoce della Commissione dell’oblast di Kirov Andrei Vasilkov ha definito il caso “alquanto comune in ambito economico”.

Molti si permettono di dissentire, a partire dallo stesso Navalny e dai suoi sostenitori che la pensano come lui, fino allo schieramento dei politici e dei diplomatici europei che seguono da vicino l’iter di questo processo: hanno assistito a tutte le udienze e affermano apertamente che il caso riveste un “significato di rilievo”, in quanto il verdetto della corte potrebbe avere un serio impatto sulle relazioni tra Russia ed Europa. La domanda che sorge spontanea è: “In che modo?”

Secondo Dmitri Trenin, direttore del Carnegie Center di Mosca, l’azione legale sta guastando l’atmosfera delle relazioni bilaterali, specialmente sul versante europeo. Egli è sicuro che una condanna non porterebbe a implicazioni immediate nei rapporti in corso da lungo tempo tra le due parti a livello economico o politico. “Nondimeno, i leader occidentali saranno costretti a censurare la natura politica del processo di Alexei Navalny, le prevenzioni dell’apparato giudiziario russo, e le pressioni sui membri dell’opposizione non condannati”, fa notare Trenin. “In un certo senso le reazioni sarebbero equiparabili a quelle che l’Occidente ebbe nei confronti del verdetto di colpevolezza emesso contro Khodorkovsky”.

In merito alle opzioni che l’Europa ha a disposizione nei confronti del caso Navalny, egli ha detto che sarebbe un grave errore reagire non rispettando gli accordi già raggiunti o congelando le trattative in corso, tra le quali  l’introduzione di un regime di esonero dal visto per i cittadini russi che si recano nell’Ue. L’efficacia di tali provvedimenti è dubbia. “Al contrario, io penso che in Europa quanti desidererebbero vedere una Russia più civile dovrebbero appoggiare vigorosamente l’abolizione dei visti”, afferma Trenin.

Alexei Mukhin, direttore generale del Centro per l’informazione politica, è stato anch’egli categorico nelle sue dichiarazioni. È convinto che gli “europei sono sempre riusciti a tenere distinte politica ed economia e restano fedeli a loro stessi. Lo faranno anche in questo caso”. In altri termini, secondo lui non cercheranno di ostacolare la crescita economica dell’Ue e di interrompere le trattative sugli spostamenti senza visto dei cittadini russi in Europa per mere ragioni politiche. Questa opinione è condivisa da Marie Mendras, ex responsabile del Dipartimento ministeriale per la pianificazione politica del Ministero degli Esteri francese, che in un’intervista a Kommersant-Vlast ha detto: “L’establishment non intende trasformare la situazione attuale in Russia in una questione politica, dato che per Parigi la diplomazia economica è una priorità”.

“In ogni caso, del  processo di Alexei Navalny si discuterà ampiamente negli ambienti europei che da tempo sappiamo nutrire sentimenti antirussi, tra i quali l’Ocse e la Commissione europea” dice Mukhin. La faccenda costituirà anche  un’occasione propizia per gli europei che sarebbero favorevoli a un equivalente della “lista Magnitsky” (una lista nera con diciotto nomi di funzionari russi banditi dagli Stati Uniti per violazione dei diritti umani, ndr)”. Il processo potrebbe essere sfruttato anche a fini interni, anche se —  secondo gli esperti – il momento non è  particolarmente propizio.

“Perfino la società statunitense sta iniziando a mettere in dubbio l’opportunità della lista Magnitsky. Negli Usa molti la considerano anticostituzionale, dato che i nomi sono stati inseriti con criteri arbitrari, senza tener conto  che nessuna persona non grata è stata sottoposta a un’indagine legale prima di essere inserita nell’elenco”, fa notare Mukhin. “Se l’Europa in questo frangente vuole preparare la propria lista Magnitsky, deve essere presa una decisione giudiziaria. Una simile normativa sarebbe senza precedenti e provocherebbe naturalmente una serie di reazioni da parte di Mosca, e la faccenda si complicherebbe ancora di più”.

In ogni caso, l’atteggiamento del Parlamento Europeo nei confronti del processo è di evidente critica. Il vicecapo del Parlamento europeo per la Cooperazione tra Ue e Russia, Werner Schulz, ha detto in un’intervista a Kommersant-Vlast che “il caso  Navalny è solo la punta dell’iceberg. Ci sono moltissimi casi legali e inchieste in corso sulle proteste contro l’insediamento di Putin di un anno fa. È giunta l’ora che l’Ue segua l’esempio americano e adotti anch’essa una lista Magnitsky”.

Infine, il terzo punto di vista è quello del famoso esperto russo e presidente dell’Istituto nazionale di strategia Mikhail Remizov, secondo il quale il processo di Alexei Navalny per lo più avrà una netta influenza sulle dinamiche dell’opinione pubblica occidentale. In altre parole, offuscherà ancor più l’immagine, per altro già negativa,  che la Russia ha agli occhi degli europei.

L’opinione di Remizov è condivisa dall’ex ministro degli Esteri polacco (1993-1995) Andrzej Olechowski: "Non riesco a immaginare che possano esserci sanzioni per questo”, ha detto nel corso di un’intervista a Vlast. "La Russia di certo non è un Paese che lo accetterebbe supinamente. Tuttavia, casi come questi possono portare a una maggiore frustrazione e delusione nei confronti della Russia e questo potrebbe far tornare  indietro di parecchi anni i rapporti di Mosca con l’Ue”.

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