Marcia del Milione, in migliaia in piazza

Manifestanti ricordano la "Marcia del Milione" del 6 maggio 2012 un anno dopo (Foto: Yulia Ponomareva)

Manifestanti ricordano la "Marcia del Milione" del 6 maggio 2012 un anno dopo (Foto: Yulia Ponomareva)

Il primo anniversario del ritorno di Vladimir Putin al Cremlino è stato caratterizzato da un raduno di massa guidato dall'opposizione, che chiedeva il rilascio di 27 attivisti politici coinvolti nei fatti del 6 maggio 2012

È stata la protesta più importante di questo 2013. Circa 20.000 persone si sono riunite il 6 maggio 2013 in Piazza Bolotnaya a Mosca, dall'altra parte del fiume che circonda il Cremlino, denunciando la persecuzione dei 27 militanti arrestati nel maggio 2012.

A guidare il corteo, i leader dell'opposizione, che si sono messi in testa del lungo e pacifico serpentone durante il quale qualche manifestante è stato fermato con l'accusa di aver causato disordini pubblici. I partecipanti sono intervenuti dall'alto di un palco improvvisato dopo che, poche ore prima, un volontario è rimasto ucciso a causa del crollo di un'impalcatura.

Tra i 27 manifestanti fermati in occasione delle proteste del 2012, terminate con violenti scontri, 16 sono stati incarcerati con l'accusa di incitamento alla violenza e disordini. La protesta del 6 maggio 2012 era stata organizzata alla vigilia dell'insediamento di Vladimir Putin alla carica di Presidente. Putin era infatti stato eletto al terzo mandato con il 64 per cento dei voti, dopo una campagna elettorale segnata da pesanti proteste contro il governo.

Il governo ha ufficialmente respinto le accuse di persecuzione politica nei confronti dei 27 manifestanti detenuti, aggiungendo che sono necessarie misure di ordine pubblico per evitare che si ripetano gli scontri del 2012.

Il Presidente Putin, che durante la manifestazione si trovava al Cremlino, secondo quanto riportato dal suo portavoce Dmitri Peskov, "è stato messo al corrente di ciò che stava accadendo in Piazza Bolotnaya".  I manifestanti, ad ogni modo, confidano nel fatto che l'onda di proteste possa continuare.

"Credevo che oggi sarebbero scese in piazza molte meno persone - ha detto Yulia Guseva, tra i portavoci della manifestazione -. La cosa che più conta è che il movimento di protesta non sia scomparso. È ancora attivo!".

Secondo le forze dell'ordine, al meeting avrebbero partecipato 8.000 persone. Più di 27.000 secondo gli organizzatori.

Insieme a Yulia Guseva in piazza è arrivato anche il figlio Anton, iscritto all'Università Statale di Mosca, il quale, insieme ad altri manifestanti, durante il raduno si è offerto di raccogliere fondi in favore del Comitato 6 Maggio: un gruppo di attivisti impegnati a organizzare campagne di sensibilizzazione a sostegno dei 27 manifestanti arrestati nel 2012.

"Questi soldi saranno utilizzati per pagare alcuni avvocati per i detenuti del 6 maggio", ha detto Anton Gusev, aggiungendo che fino a quel momento le donazioni erano arrivate a quota 1.000 rubli (circa 30 dollari).

Mentre la folla chiedeva la liberazione di quelli che al meeting sono stati definiti "prigionieri politici", molti manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il governo, da loro accusato di "illegittimità".

"Tutti i rami del governo sono controllati dal centro", ha affermato Olga Khomskaya, insegnante di lingue, sventolando un cartellone sul quale era raffigurato un polipo, i cui tentacoli rappresentavano i vari organi istituzionali.

Alcuni dei presenti hanno comunque aggiunto di avere seri dubbi sul fatto che le manifestazioni di piazza da sole potrebbero portare a una vera svolta nella politica russa: "Il movimento di protesta dovrebbe far nascere una società civile a tutti gli effetti", ha detto Vitta Vladimirova, avvocato.

Gli organizzatori avevano pensato di annullare il raduno, dopo che l'operaio era rimasto ucciso mentre il palco veniva montato. La notizia dell'incidente mortale aveva scatenato subito un dibattito sui social network, sul fatto se fosse stato etico o meno radunarsi nel luogo dove poche ore prima c'era stato il decesso. Gli organizzatori hanno poi deciso di portare comunque avanti il raduno, ma è stato osservato un minuto di silenzio all'inizio. Chi doveva parlare nel comizio ha dovuto usare un camion come palco.

Tra circa una dozzina di relatori, la folla ha applaudito maggiormente l'attivista anti-corruzione Alexei Navalny, uno dei più feroci oppositori di Putin. "Fino a un anno fa non avevo cause intentate contro di me; oggi ne ho 4 o 6, ma non mi interessa: io continuo a dire quello che voglio e quello che penso", ha affermato Navalny davanti alla folla usando un megafono.

Navalny, che ha annunciato la sua intenzione di correre per le presidenziali del 2018, è stato accusato di frode e appropriazione indebita di fondi in cinque casi distinti, che possono impedirgli di partecipare alle elezioni. In uno dei processi, che si svolge al tribunale di Kirov, Navalny rischia un massimo di 10 anni di carcere. Diversi esperti di primo piano, tra cui un alleato di lunga data di Putin, l'ex ministro delle Finanze Alexei Kudrin, hanno pubblicamente sostenuto Navalny, descrivendo le accuse contro di lui come politicamente immotivate.

Lo scrittore russo Boris Akunin, un'altra figura di spicco dell'opposizione, ha messo in guardia nei confronti delle "persone famose con una buona reputazione" che collaborano "con lo Stato di polizia", ​​in un apparente riferimento alle celebrità che hanno sostenuto l'ultima campagna presidenziale di Putin.

Il giornalista Oleg Kashin, invece di parlare al raduno, ha cantato una canzone del periodo della perestrojka, Все идет по плану ("Tutto sta andando secondo i piani"), del gruppo punk rock Grazhdanskaya Oborona (Difesa Civile), facendo un riferimento anche all'attuale situazione nordcoreana.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta