Alimentare, le preoccupazioni russe sull'import

Nikolai Vlasov, vicepresidente del Rosselchoznadzor, il Servizio federale russo di controllo fitosanitario e veterinario (Foto: RIA Novosti / Sergei Piatakov)

Nikolai Vlasov, vicepresidente del Rosselchoznadzor, il Servizio federale russo di controllo fitosanitario e veterinario (Foto: RIA Novosti / Sergei Piatakov)

Il vice presidente del Servizio federale russo di controllo fitosanitario e veterinario, Nikolai Vlasov, mette in guardia contro i possibili rischi derivanti dal cibo proveniente dall'estero

Nikolai Vlasov, vicepresidente del Rosselchoznadzor, il Servizio federale russo di controllo fitosanitario e veterinario, lancia l'allarme sulla pericolosità dei prodotti alimentari importati, sulla possibilità di far arrivare la carne di bufalo dall’India e sull’annuncio dell’aviaria in Asia.

Perché sul mercato russo finiscono prodotti nocivi?
Purtroppo qui mancano gli elementi per un normale sistema di sicurezza dei prodotti alimentari. In primo luogo, non c’è un meccanismo d’identificazione e controllo delle materie prime e degli alimenti. In secondo luogo, manca un organo di sorveglianza unificato: da noi e forse in Germania si è verificata una situazione unica al mondo in cui lavorano moltissimi servizi veterinari; in Russia sono quasi un centinaio e la situazione è totalmente ingestibile. In terzo luogo non registriamo gli operatori. Pensiamo agli Stati Uniti: lì per registrarsi sul mercato bisogna compilare un questionario online, indicando tutti i proprietari dell’attività. Se prima non c’è stato alcun contenzioso con la legislazione veterinaria, si segna. Se non c’è la crocetta, la ditta non viene registrata. Da noi invece è presente, per modo di dire, la “Vasilek srl” ma chi ci sia dietro non è chiaro. La “Vasilek” ha commesso un sacco di porcherie, l’hanno chiusa e al suo posto hanno aperto “Ljutik srl” con le stesse persone.

Come procedono le trattative con gli Usa riguardo al ripristino delle forniture di carne senza ractopamina?
Sono praticamente a un punto morto. Gli americani si stanno impuntando con tutte le forze e intanto continuano a esportare la produzione senza ractopamina nell’Ue. È quello che vorremmo anche noi. Le biotecnologie sono in piena crescita, ma questo non significa che bisogna utilizzarle a scapito del consumatore. Proprio negli Stati Uniti le vacche da latte vengono trattate con l’ormone somatotropo (della crescita, ndr). Risultato: l’“uscita” di latte aumenta del 20 per cento. E a causa di questi ormoni alle donne spuntano dei caratteri maschili, crescono i baffi.

Per quanto riguarda i fornitori esteri può elencare i principali Paesi che violano la legislazione russa?
Non esiste un Paese che sia validissimo o pessimo in ogni settore. Il Vietnam, per esempio, può essere molto vantaggioso per il pesce, ma altrettanto scadente per gli animali a sangue caldo, tanto che da lì non si può importare una produzione del genere.

Ci sono Paesi che si trovano tradizionalmente nella “lista nera” del Rosselchoznadzor, come per esempio l’India. Ci sono dei passi verso un qualche miglioramento?
Dall’India potremmo prendere la carne di bufalo. È un prodotto che può sostituire la carne bovina. Per ora però è pericoloso, i bufali pascolano nelle discariche. A parte questo comunque il commercio si sta sviluppando in India, iniziano a comparire delle aziende in cui vengono fatti dei controlli di sicurezza. 

A che punto è la situazione con la diffusione della peste suina africana (Asfv) che potrebbe minacciare i nostri allevamenti?
Non è tranquilla, come prima. L’ultimo caso di infezione è avvenuto nell’oblast di Tula. Per ora non ci sono problemi seri, ma la situazione potrebbe diventare grave come nel 2012. Era indispensabile approvare il programma statale per eliminare la peste suina africana.

Si può sperare che compaia un antidoto contro l’africana?
Per ora non ci sono panacee. Con le tecnologie di oggi non si possono produrre. I trattamenti medicamentosi possono portare la malattia dalla fase acuta alla fase cronica, cioè aggravarla. Si può vaccinare un animale, così non si ammala, ma diventa un portatore dell’Asfv. Anche questo non è ammissibile. Vale a dire, in teoria queste misure esistono, ma nella pratica non si possono applicare. Sappiamo che è possibile l’immunità dalla peste suina, ma per ora non siamo in grado di realizzarla concretamente.

Meno male che almeno con l’aviaria l’avete avuta vinta…
Purtroppo non è proprio così. Noi stessi pensavamo che il capitolo aviaria si fosse chiuso nel 2012. E tutto faceva sembrare che fosse così, ma purtroppo i nostri colleghi dell’Asia sudorientale sono riusciti a risvegliare la situazione e ora stiamo osservando una nuova ondata di aviaria. Non mi sento di dire che quest’anno ce la caveremo. Di sicuro però non si ripeterà quello che era accaduto nel 2005, poiché i nostri avicoltori sono pronti a respingere la minaccia. Potremmo avere delle seccature, ma mi aspetto soltanto dei focolai isolati.

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