Lavrov: La nostra politica estera

Il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov (Fonte: flickr / United Nations - Geneva)

Il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov (Fonte: flickr / United Nations - Geneva)

L'invito del ministro russo degli Esteri alla comunità internazionale: "Superiamo nei fatti, e non solo a parole, gli egoismi individuali o di gruppo per prendere coscienza della responsabilità che tutti abbiamo di fronte al destino dell'umanità"

Il 12 febbraio 2013 il Presidente russo Vladimir Putin ha ratificato la nuova versione delle Linee Guida in Politica Estera della Federazione Russa. Il progetto delle Linee Guida è stato elaborato col contributo degli organi istituzionali che si trovano direttamente coinvolti nelle attività di politica internazionale ed esaminato da diversi dipartimenti dell'Amministrazione del Presidente. Per redigerlo ci si è appoggiati a un team di esperti formato, tra gli altri, dai membri del Consiglio Tecnico del ministro degli Esteri.

L'essere giunti alla comprensione che l'attuale corso di politica estera che il nostro Paese ha intrapreso nel segno dell'autonomia non abbia vie alternative, è sicuramente il risultato principale delle consultazioni. In altre parole, la possibilità di “agganciare” la Russia perchè si faccia condurre da una qualsiasi altra figura chiave della scena internazionale non può essere presa in considerazione neanche a livello ipotetico.

L'autonomia della polititca estera russa è determinata dalla sua rilevanza geografica, dalla sua posizione geopolitica unica, dalla tradizione storica millenaria, dalla cultura e dall’autocoscienza del nostro popolo. La direzione presa è inoltre il risultato degli ultimi 20 anni di sviluppo del Paese nel nuovo contesto storico, di un’epoca durante la quale, a volte anche a costo di tentativi ed errori, è stato possibile formulare una filosofia di politica estera in grado di rispondere a quelli che sono gli interessi della Russia nella fase storica attuale.

Lo scopo principale dell’attività internazionale della Russia è la creazione di condizioni esterne favorevoli alla crescita economica, alla sua transizione verso modelli innovativi e all’innalzamento del tenore di vita delle persone.

È evidente che per garantire il graduale accrescimento delle potenzialità del Paese è necessario un contesto internazionale di stabilità, ed è per questo che la Russia considera la tutela della pace e della sicurezza mondiale non solo come uno dei suoi doveri principali in quanto membro della comunità internazionale e del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma anche la chiave per la realizzazione dei propri interessi.

A questo proposito capita spesso di sentirci accusati di conservatorismo in politica estera, di ostinarci a difendere uno status quo ormai ineluttabilmente destinato a cambiare. Si tratta senza dubbio di una visione distorta della dottrina russa in politica estera.

Il nostro punto di partenza è la consapevolezza che il mondo si trova a una svolta e sta entrando in un’epoca di profondi mutamenti dei quali è praticamente impossibile prevedere i risultati.

In tale situazione è ovviamente necessaria una scelta: o si va verso un inasprimento delle tensioni tra culture e civltà con la prospettiva di una loro trasformazione in conflitti veri e propri, o si sceglie di approfondire il dialogo improntandolo al rispetto reciproco e alla parità di diritti al fine di favorire la collaborazione tra civiltà.

Siamo convinti che il metodo migliore per evitare che la concorrenza globale possa sfociare in conflitti di forza consista nel lavorare instancabilmente affinchè le nazioni più rilevanti nel contesto mondiale, la cui posizione sia determinata in base a parametri geografici e di civilizzazione, abbiano garantito il ruolo di guida della collettività.

Gli sforzi della diplomazia russa sono pertanto volti a influenzare positivamente i processi globali che concorrono alla formazione di un sistema di relazioni internazionali policentrico stabile e, per quanto possibile, autoregolantesi, in cui la Russia riveste a pieno diritto il ruolo di centro chiave. Siamo pronti a dialogare seriamente e su tutti i fronti con tutti gli interlocutori interessati, purchè si parta dalla comprensione che nessuno ha il diritto di arrogarsi il monopolio della verità.

La Russia è convinta sostenitrice di un metodo diplomatico reticolare, che presuppone la creazione di associazioni elastiche e interconnesse tra gli stati in base a degli interessi comuni. Uno dei migliori esempi di una riuscita associazione tra Stati situati su continenti diversi è rappresentato dal Brics.

Come presidente per il periodo 2013-2015 del G20, G8, Sco e Brics, il nostro Paese sta impegnandosi con energia affinchè il contributo che questi format multidirezionali possono dare al rafforzamento della gestione globale sia sempre più efficace. Questa è una delle manifestazioni pratiche della multivettorialità del nuovo corso di politica estera della Russia.

La Russia, in accordo con le proprie tradizioni, continua ad avere un ruolo fondamentale nelle relazioni internazionali come fattore equilibrante, la cui importanza è confermata dalla maggior parte dei nostri interlocutori. Questo è dovuto non solo alla rilevanza globale del nostro Paese, ma anche al fatto che la Russia ha una propria visione degli eventi attuali, visione che si basa sui principi del diritto e dell’equità.

La crescita dell’attrattiva della Russia è inoltre favorita dall’aumento del suo potenziale di “forza gentile”, in quanto Paese nel quale la ricchissima tradizione culturale e spirituale si combina con una dinamicità di crescita dalle prospettive uniche, e in cui si sta sviluppando l’interazione produttiva, con una popolazione che conta molti milioni di persone.

Mosca è convinta che nelle visioni dei vari protagonisti dell’arena internazionale rispetto ai problemi più scottanti della contemporaneità ci siano tutto sommato molti più punti di accordo che di conflitto, al di là degli approcci strategici, soprattutto per quanto riguarda le finalità. È infatti innegabile che oggi tutti siano interessati alla riduzione delle aree di conflitto, sia internazionali che nazionali, alla risoluzione dei problemi della diffusione delle armi di distruzione di massa e della loro reperibilità, alla limitazione delle possibilità d’azione di raggruppamenti terroristici ed estremisti.

Si tratta, quindi, di superare nei fatti, e non solo a parole, gli egoismi individuali o di gruppo per prendere coscienza della responsabilità che tutti abbiamo di fronte al destino della civiltà umana.

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