Siria: Mosca gioca la carta di Teheran

Bombardieri russi decollano dalla base iraniana di Hamadan.

Bombardieri russi decollano dalla base iraniana di Hamadan.

: mil.ru
Il patto tra la Russia e l'Iran per l'utilizzo della base aerea di Hamadan da parte dell'aviazione militare russa non è causale. Una mossa che, secondo Dmitrij Evstafiev, rimescola le carte nello scacchiere mediorientale. A scapito degli Stati Uniti

L'insediamento dei piloti russi nella base iraniana di Hamadan non è casuale. E non è collegata esclusivamente alla liberazione di Aleppo. Questo accordo è stato preceduto da una serie di eventi, tra cui l'incontro della "trojka del Caspio" a Bakù, che ha aperto la strada a un nuovo livello di cooperazione economica tra Russia, Iran e Azerbaigian, e la visita del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan a San Pietroburgo: un incontro che ha ridotto considerevolmente le tensioni accumulate nelle relazioni bilaterali con Ankara. Un altro fattore è stata la ripresa dell'interazione economica tra Russia e Iran in ambiti come il trasporto e l'energia.

In altre parole, quando sono iniziati i negoziati tra la Russia e l'Iran sulla base aerea, Mosca aveva già avuto il tempo di allestire una "retroguardia" politica di fiducia e un pacchetto di accordi con l'Iran su questioni economiche e sociali. Come risultato di un progetto politico e militare di tale portata, il passo più logico era che Russia e Iran cercassero di prendere l'iniziativa non solo nel conflitto siriano, ma in Medio Oriente in generale.

Chi vince e chi perde

Senza alcun dubbio, in questa situazione, nella lista di perdenti risultano gli Stati Uniti. Gli accordi tra Russia e Iran sull'uso della base aerea di Hamadan dimostrano che Mosca in questo momento non considera le relazioni con gli Usa una priorità così importante da sacrificare i propri successi e le posizioni tattiche.

Inoltre tutto ciò è la dimostrazione che la “luna di miele” nei rapporti tra Iran e Usa si è conclusa con un elevato livello di diffidenza non solo verso la politica di Washington, ma anche nei confronti della capacità degli Usa di avere una certa influenza sull'Arabia Saudita.

Gli americani devono prepararsi a perdere il proprio diritto di veto nello sviluppo delle relazioni politiche e militari con l'Iran.

Il fatto che l'Iran abbia accettato la dislocazione di un contingente militare russo nel proprio territorio dimostra che Teheran ha capito quanto sia importante regolarizzare il conflitto siriano secondo le proprie condizioni e non secondo le regole occidentali, per potersi affermare come centro di forza regionale.

Gli Stati Uniti dovrebbero quindi puntare il dito contro la propria incapacità di comprendere “i limiti del compromesso” da parte dei propri partner e concorrenti.

È significativo poi che anche la Cina, che per molto tempo aveva occupato nel conflitto siriano una posizione cauta, dopo il dislocamento degli aeri russi nella base di Hamadan abbia deciso di ampliare il proprio sostegno al governo di Assad. E in questo senso non si tratta tanto di un sostegno al regime, ma di un desiderio da parte della Cina di partecipare ai futuri processi politici ed economici.

La chiave di lettura

Per quanto riguarda i messaggi politici o, per dirla in altre parole, politici-militari, che la Russia ha lanciato con il proprio intervento nel territorio iraniano, essi hanno tre obiettivi principali. In primo luogo, Mosca fa capire a Washington che contempla l'associazione russo-iraniana come una priorità strategica e che la svilupperà anche in quegli ambiti dove la posizione degli Usa è in conflitto dal punto di vista dei precedenti accordi internazionali sull'Iran. Ciò non significa che Mosca rifiuti completamente la strategia precedentemente concordata con il Consiglio di Sicurezza sul contenimento delle ambizioni politiche e militari dell'Iran, ma questa politica verrà senza dubbio rivista. E se la cooperazione attuale avrà successo, non è escluso che si aprano nuovi scenari che possano avviare un avvicinamento senza precedenti tra Mosca e Teheran.

In secondo luogo la Russia è delusa dalla politica portata avanti dagli Stati Uniti nell'identificazione dell'opposizione "moderata" e "non moderata" in Siria. L'esasperazione delle posizioni non sempre chiare di Washington si sta accumulando da diversi mesi, ed è difficile non rendersene conto.

È possibile che gli Usa abbiano sopravvalutato la disponibilità di Mosca a negoziare sulla lista delle organizzazioni terroristiche. Un errore di calcolo che potrebbe indebolire in modo significativo le posizioni delle organizzazioni sostenute dagli Usa sul campo della battaglia siriana e nella futura regolamentazione pacifica del conflitto.

In ogni caso, se Mosca e Assad dovessero ottenere un progresso considerevole con la scesa in campo dell'Iran ad Aleppo, il vecchio modello del processo di negoziati dovrà cambiare: una parte considerevole delle organizzazioni dell'opposizione moderata non avrà più forza sufficiente in Siria.

Inoltre la Russia considera la liquidazione dell'opposizione siriana ad Aleppo una missione così prioritaria che è disposta a sacrificare, almeno temporaneamente, l'intesa con gli Usa e l'Ue in merito alla questione siriana.

Il dislocamento dell'aviazione russa ad Hamadan e il rafforzamento dei bombardieri contro l'opposizione ad Aleppo non sono solo il tentativo di togliersi un asso dalla manica nelle trattative politiche con l'Occidente. Tutto ciò potrebbe provocare un disincanto nell'idea di un possibile dialogo attuale con la Casa Bianca e potrebbe ritardare il dialogo in futuro, quando a Washington si insedierà una nuova amministrazione.

L'autore del testo è politologo e professore della Scuola superiore di Economia.

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