Turchia, il dialogo che non si deve fermare

Fonte: Aleksej Iorsh

Fonte: Aleksej Iorsh

Nel 2008 l’interscambio economico aveva raggiunto i 40 miliardi di dollari. E Ankara è sempre stata considerata uno dei partner più importanti per la Russia. Cosa accadrà dopo queste nuove tensioni con Mosca?

Per quasi un quarto di secolo Russia e Turchia hanno cercato un riavvicinamento politico ed economico. Prima del 24 novembre, giorno in cui a queste relazioni è stato inflitto un duro colpo a seguito dell'abbattimento dell'aereo russo, era stata costruita un'impressionante struttura di collaborazione economica. 

L'interscambio totale fra i due Paesi nel 2008 aveva quasi raggiunto i 40 miliardi di dollari, prima di subire un lieve calo con la crisi economica globale. Negli ultimi tre anni la cifra si era assestata in maniera solida. Fino ad oggi Ankara è sempre stato considerato uno dei partner commerciali più importanti della Russia. I due Paesi avevano anche stabilito l'obiettivo, piuttosto ottimistico, di aumentare lo scambio commerciale bilaterale fino a raggiungere 100 miliardi di dollari entro il 2023. I diplomatici di entrambe le parti avevano infatti discusso l'eventualità di siglare un accordo su una zona di libero scambio per beni, servizi e investimenti. In altre parole, Russia e Turchia erano sul punto di un'integrazione dei mercati. Oggi, però, la struttura del commercio bilaterale porta chiari benefici più alla Russia che alla Turchia. 

Nel 2014 la Turchia occupava il quinto posto nella lista dei partner commerciali in termini di esportazioni da parte della Russia (25 miliardi di dollari principalmente di gas naturale, metalli e prodotti agricoli). Le importazioni russe di beni e servizi provenienti dalla Turchia nel 2014 sono state relativamente basse (circa 7 miliardi di dollari). 

Allo stesso tempo la Russia compra dalla Turchia prodotti di cui ha bisogno per la propria economia (macchinari, attrezzature, prodotti tessili, materiali da costruzione e prodotti alimentari), che non possono essere rimpiazzati da un giorno all'altro con alternative russe.

Lo scorso anno i resort turchi sono stati visitati da 3,3 milioni di cittadini russi, per i quali erano state appositamente pensate e realizzate infrastrutture di alta qualità. Ovviamente un crollo del turismo russo avrà un impatto negativo sugli affari degli hotel e dei ristoranti turchi.

La Russia risulta per la Turchia il principale partner in termini di importazioni, superando nel 2014 anche la Germania. Ma nella lista dei principali partner della Turchia nell'ambito dell'export di prodotti e servizi, nel 2015 la Russia non figura. Se domani Mosca dovesse sospendere la fornitura di gas naturale ad Ankara, la popolazione nelle regioni orientali del Paese andrebbe incontro agli stessi problemi che stanno interessando la Crimea: blackout, interruzioni del riscaldamento, bollette più care e così via. 

Va inoltre ricordato che oltre 8.000 cittadini russi possiedono beni immobiliari in Turchia, e che gli investimenti russi in Turchia si aggirano intorno ai 10 miliardi di dollari. Anche gli investimenti turchi in Russia si aggirano intorno a queste cifre (poco più di 10 miliardi di dollari) e garantiscono decine di migliaia di posti di lavoro, oltre che centinaia di milioni di rubli di tasse per la Federazione.

Ne consegue che una guerra economica con la Turchia potrebbe essere rischiosa per l'economia russa: potrebbe danneggiare le imprese nazionali e i consumatori. Le sanzioni economiche senza un chiaro scopo potrebbero essere pericolose. D'altronde viviamo in un mondo in cui la politica e l'economia sono legate a doppio filo. È per questo motivo che i vari ministri di qualsiasi governo hanno bisogno di sapere come manovrarle all'interno di una strategia più globale. 

La situazione richiede una valutazione ponderata e rigorosa da parte dei politici. E sarà neccessario che la Turchia non costituisca più una minaccia per le forze russe in Siria. 

I diplomatici russi dovrebbero quindi non chiudere del tutto la porta del dialogo con Ankara, per evitare di gettare al vento 25 anni di rapporti bilaterali. In caso contrario, il commercio e gli investimenti sarebbero le inevitabili vittime di questi tensioni. 

Il compito della diplomazia sarebbe quello di definire la linea oltre la quale un'eventuale punizione alla Turchia per l'azione illegale contro l'aereo militare russo inizierebbe a minare il benessere economico della Federazione.

L'autore è professore presso il Dipartimento di Relazioni internazionali dell'Università statale di San Pietroburgo e collabora con l'Università di Bologna

L'articolo è stato pubblicato sul numero di RBTH del 3 dicembre 2015

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