Europa, la ricetta per relazioni vincenti

Disegno di Konstantin Maler

Disegno di Konstantin Maler

Dalla crisi ucraina alle difficoltà commerciali. Russia e Ue sono davvero pronte a intraprendere un cammino comune che porti con sé gli stessi obiettivi, o sono invece destinate a seguire strade separate?

Nell’attuale quadro geopolitico che interessa il nostro comune vicinato, la Russia e l’Unione Europea si trovano in una situazione che ricorda molto i vecchi tempi. Ancora una volta vi è la necessità urgente di giungere a un’equazione reciprocamente accettabile, in grado di riconciliare la sicurezza regionale con la modernità e il progresso.

La Russia e l’Unione Europea sono però ancora in grado di negoziare e giungere a un accordo in buona fede? Assolutamente sì. Il recente accordo sul programma nucleare iraniano ne è una prova evidente.

Ritengo, tuttavia, che ciò che è in gioco in questo momento nei nostri rapporti sia di proporzioni molto più grandi della questione iraniana. Si tratta del futuro del continente europeo, di cui tanto la Russia quanto l'Unione Europea fanno parte. La crisi in Ucraina ci ha portato a confrontarci con una questione decisiva: Russia e Unione Europea sono davvero in grado, e soprattutto disposte, a costruire una sicurezza e un’architettura economica di natura paneuropea inscindibile mirate alla formazione di scenari "win-win”? O sono, invece, destinate a intraprendere cammini separati?

Per quanto riguarda l’Unione Europea, abbiamo sempre cercato, sin dagli inizi degli Anni ’90, di instaurare un rapporto interdipendente e reciprocamente vantaggioso. Nonostante diverse battute d’arresto, abbiamo percorso molta strada. Prima dello scoppio della crisi in Ucraina, il commercio tra Russia e Unione Europea registrava un miliardo di euro al giorno e tra il 2002 e il 2012 il volume dei nostri scambi è triplicato. Ancora oggi, la Russia resta il terzo partner commerciale dell'UE, nonché il principale fornitore di energia.

Ovviamente, non sto cercando di idealizzare il rapporto. Era sempre più soggetto a limitazioni e a difetti sistemici che siamo riusciti a superare, in certa misura, attraverso i nostri canali strutturati di comunicazione a più livelli. In particolare, la trasformazione interna dell'Unione Europea in seguito alla grande espansione del 2004 e il successivo Trattato di Lisbona, hanno ridotto la flessibilità dell’UE sulla scena internazionale. Su molti argomenti di reciproca importanza, come la gestione delle crisi, abbiamo spesso risposto alla Russia con un approccio del "prendere o lasciare". Ciò ha fatto sì che spesso le nostre preoccupazioni e i nostri interessi venissero negati.

Queste tendenze preoccupanti sono poi confluite nella questione ucraina. Vi vorrei ricordare che nel maggio del 2013 gli alti funzionari dell'Unione Europea misero in chiaro che durante il vertice del partenariato orientale a Vilnius, quello stesso anno, avrebbero discusso come “vincere l’Ucraina" nella "battaglia geopolitica dell'Europa". Si tratta di un approccio chiaramente sbagliato. L’Ucraina non andrebbe mai vista come un campo di gioco geopolitico, bensì come un Paese fragile a livello economico, diverso a livello etnico e culturale e pieno di contraddizioni interne.

Ciò di cui ha davvero bisogno l'Ucraina è un’identità nazionale comune, sufficientemente ampia da abbracciare tutti i gruppi etnici e linguistici che abitano il Paese. Ciononostante, affinché una simile identità metta radici sono necessari tempo, stabilità e buone relazioni tra l'UE e la Russia.

E ora la domanda da un milione di euro: come sviluppare le nostre relazioni in modo tale che si venga a creare una situazione che risulti win-win per entrambe le parti? Dovremmo, innanzitutto, liberarci dalla usuale retorica affaristica. "Resettare" i rapporti, tanto per usare un termine alla moda, non contribuirà a eliminare i difetti sistemici alla base.

In primo luogo, il rapporto dovrebbe diventare un vero e proprio partenariato tra pari. Solo così le preoccupazioni comuni possono essere affrontate in maniera accurata e sistematica.

In secondo luogo, la cooperazione economica tra la Russia e l'Unione Europea, nella quale abbiamo investito un sacco di tempo e fatica, rimane un importante "cuscinetto di sicurezza". Non solo garantisce posti di lavoro e crescita in tutto il continente europeo, ma isola anche i nostri Paesi da eventuali tensioni politiche.

In terzo luogo, il rapporto dovrebbe diventare meno ideologico e più pragmatico. L’implacabile retorica anti-russa sui media occidentali, che, purtroppo, viene ripresa anche in alcune istituzioni europee, difficilmente può essere considerata una strategia in relazione alla Russia. Si tratta semplicemente di un debole sostituto.

Ultimo punto ma non meno importante: la Russia e l'UE devono affrontare congiuntamente le molteplici crisi che interessano il nostro cosiddetto "vicinato comune". Secondo la Russia, la svolta disastrosa degli eventi nella regione della cosiddetta "Primavera araba", così come in Ucraina, ha molto a che fare con il tentativo di iniettare il concetto di supremazia dei valori occidentali in ambienti regionali altamente complessi.

Ovviamente, essendo sia una potenza europea che eurasiatica, la Russia non volterà ciecamente le spalle all’UE. Allo stesso tempo, l'Unione Europea rimarrà, almeno per il futuro prossimo, un partner commerciale e un investitore chiave della Russia. Tuttavia, il mondo intorno a noi sta cambiando velocemente. Ritengo dunque che, nel plasmare il futuro delle relazioni tra Russia e UE, sia necessario pensare in maniera pragmatica e realistica, ma anche strategica.

Vladimir Chizhov è Ambasciatore straordinario e plenipotenziario nonché Rappresentante permanente della Federazione Russa presso l'Unione Europea.

L’articolo è stato redatto sulla base del discorso di Vladimir Chizhov al Forum Alpbach.

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