La questione ucraina e l'eredità di Obama

Vignetta di Alexei Iorsh

Vignetta di Alexei Iorsh

La visita in Russia del Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, John Kerry, ha fatto sì che gli opinionisti parlino di nuove delle relazioni tra Mosca e Washington, nonostante mesi fa le vedessero del tutto impossibili. Ma si tratta, davvero, di una svolta?

Innanzitutto va ricordata una cosa: la comunicazione interstatale non deve necessariamente avere come obiettivo il raggiungimento di un accordo. Negli anni della Guerra Fredda la comunicazione tra i due Paesi era abbastanza intensa, ma non sempre finalizzata a firmare un accordo né tantomeno a risolvere un problema in concreto. Era molto più importante comprendere la logica delle azioni e, se possibile, le intenzioni dell’altro.

A partire dagli anni Novanta questi meccanismi e pratiche iniziarono a entrare in disuso giacché sembrava non fossero più necessari. Il rischio di una guerra cessò di essere percepito come un pericolo reale e le negoziazioni dovevano necessariamente portare a risultati concreti. I cambiamenti politici del 2014-2015 hanno dimostrato, tuttavia, che le speranze che vedevano il confronto tra i due Paesi cessato in maniera definitiva e irrevocabile non erano che una mera illusione. Gli usi e costumi dell'epoca della Guerra Fredda hanno fatto il loro ritorno e apparentemente non vi sono strumenti per contrastarli.

La linea d'azione degli Stati Uniti nei confronti di Mosca, dopo l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, è stata a grandi linee la seguente: ridurre al minimo i contatti finché il Cremlino non cambia il suo comportamentoQuesto atteggiamento non ha prodotto alcun risultato. Le speranze di Washington che la Russia avrebbe cambiato il suo corso in Ucraina sono state deluse. D’altro canto, è apparso anche chiaro che Mosca dubita che il Paese confinante possa raggiungere una stabilità accettabile senza la volontà e la partecipazione degli Stati Uniti. Infine, si è iniziata a diffondere una tensione generale che si riflette in vari eventi spiacevoli con la partecipazione di navi o aeromobili militari tanto della Russia quanto della Nato.

Non si può parlare, tuttavia, di una totale "guerra fredda", giacché vi sono ancora delle "sfide comuni" che non possono essere ignorate. Mosca e Washington interpretano, ad esempio, in modo diverso la genesi degli eventi in Medio Oriente, ma non mettono in discussione il fatto che lo "Stato islamico" sia una minaccia tanto per i russi quanto per gli americani.

Barack Obama sta entrando nella fase finale del suo mandato, momento in cui i Presidenti sono soliti pensare alla loro eredità. Obama è diventato Presidente in un periodo difficile, in cui la decostruzione dell'ordine mondiale stava accelerando il suo corso. Per questo motivo era obiettivamente difficile per lui raggiungere grandi successi internazionali. E Obama non ha potuto evitare di commettere anche alcuni gravi errori. Per lui, ora, è particolarmente importante concentrarsi sulle aree del suo mandato politico che potrebbero ancora passare alla storia. Nel caso di Obama si tratta in primo luogo dell’Iran e di Cuba. La fine dell’epopea iraniana richiede un lavoro scrupoloso su tutti i fronti. Poiché il tanto atteso e ormai imminente accordo sarà piuttosto fragile, è indispensabile contare sulla massima collaborazione di tutte le parti, Russia compresa. A un livello più generale, è chiaro che Barack Obama non vuole lasciare il Medio Oriente nello stato di caos in cui versa adesso. E anche qui, di nuovo, è necessario il coinvolgimento della Russia, o perlomeno la sua neutralità. L’Ucraina, al contrario, non promette nulla di buono per quanto riguarda la sua eredità e il Presidente è consapevole che non vi saranno progressi rapidi nella zona.

Stando a tutto ciò, la nuova fase delle relazioni russo-americane (fino all'inizio del 2017) consisterà nell’instaurazione di un dialogo di lavoro che coinvolgerà i responsabili della sicurezza politico-militare al fine di ridurre al minimo il rischio di scontri accidentali e promuovere, invece, uno scambio di opinioni e l’elaborazione di passi concreti in grado di risolvere i problemi del Medio Oriente. Non vi è d’aspettarsi un consenso, ma nemmeno un confronto esplicito. In Iran è molto probabile che i due Paesi sviluppino una cooperazione attiva, mentre in Siria cercheranno di evitare misure drastiche. Le posizioni rispetto alla crisi in Ucraina continueranno a essere opposte, ma le parti cercheranno sicuramente di evitare un'escalation. Il modus vivendi qui descritto non implica che la retorica diverrà meno acuta; al contrario, l'effettiva riduzione delle tensioni dovrà probabilmente essere compensata da dichiarazioni ancor più bellicose. Questa situazione potrebbe, nel complesso, continuare fino alla fine della Presidenza di Obama. Dopodiché, in futuro, la situazione dipenderà da un’ampia serie di fattori, non da ultimo dalle relazioni dei due Paesi con la Cina.

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