L'etica dell'orso

Vignetta di Aleksandr Dmitrienko

Vignetta di Aleksandr Dmitrienko

La visione che oggi l’Occidente ha della Russia è ormai superata e deve essere corretta. Ma è improbabile che questo possa avvenire se la stessa Russia non smetterà di credere alla propria propaganda e non definirà quelli che sono i propri interessi a lungo termine

Negli anni trascorsi negli Stati Uniti mi ero abituato alla differenza tra quello che gli americani pensano della Russia e quello che i russi ritengono sia il modo in cui gli americani vedono la Russia. Quello degli orsi che vagano per la città è uno stereotipo puramente russo sull’immagine che in America si ha della Russia. In realtà, gli americani hanno un’idea migliore e più rispettosa della Russia. Anche se, naturalmente, l'immagine di un orso, di cui ultimamente fa ampio uso Vladimir Putin nelle proprie dichiarazioni, non aiuta il paese ad accattivarsi simpatie all'estero.

L’approccio occidentale alla politica russa è di due tipo. La prima scuola – importante – si basa sull’ipotesi che Putin stia trasformando la Russia in un paese autoritario con una società civile debole. I fautori di questa posizione credono che Putin sia l'artefice principale della politica odierna della Russia. Infatti, l'attuale Russia senza Putin non potrebbe sopravvivere, come in passato era successo con l’uscita di scena di molti suoi predecessori, da Ivan il Terribile a Boris Eltsin. La "loro" Russia scomparve rapidamente, e il nuovo leader di turno rifece la politica del paese. Questa visione, in particolare, è quella propria dell'attuale amministrazione USA.

Un'altra visione vede Putin come un leader, a tutti gli effetti, tipico della storia della Russia. Il suo obiettivo non sarebbe quello di realizzare un programma (che non ci sarebbe) bensì la conservazione dello status quo politico e di una strategia di sviluppo del paese, costituita già molti secoli fa. In questo senso, non si può parlare di una "Russia di Putin", ma di un “Putin russo", il quale a sua volta sarebbe il prodotto della cultura politica nazionale, delle sue istituzioni e tradizioni. Questa visione, in particolare, è stata alla base della politica degli Stati Uniti nel primo decennio dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

 
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Io, ovviamente, ho semplificato. Tuttavia queste due visioni non sono così semplici. L'Occidente viene accusato spesso e non senza una ragione, per il fatto che preferisca trattare non con la Russia vera, ma con la "Russia virtuale”, così come è stata inventata negli uffici dei centri di ricerca di Washington. Si può sicuramente discutere del livello di inadeguatezza delle analisi, ma quel che è certo è che oggi il mondo ha bisogno di uno sguardo più approfondito sulla Russia.

Allo stesso tempo, affinché sia chiaro agli altri, la Russia dovrebbe darsi da sé le proprie risposte principali. Prima di tutto, dovrebbe capire e definire le proprie priorità nazionali di lungo termine. Sostenere che l’adesione della Crimea sia una pietra miliare per lo stato russo può creare qualche perplessità all’estero, visto che, solo un anno fa, la questione non veniva neanche accennata né dal Presidente, né dalle forze militari e nemmeno da diplomatici o esperti.

E’ ingenuo però aspettarsi che un paese che negli ultimi cento anni ha attraversato diversi disfacimenti, improvvisamente sia percepito dalla comunità globale come guardiano dei valori tradizionali. La reputazione nazionale si guadagna dopo lungo tempo e deve basarsi su fatti concreti e non sulla propaganda personale. Inoltre, è sbagliato equiparare la concorrenza tra paesi all’opposizione e alle ostilità, come spesso fa la Russia. Naturalmente, la Russia vuole competere con gli Stati Uniti e con tutto l'Occidente. Washington questo lo capisce e lo accetta. Ma naturalmente, anche l'Occidente vede nella Russia un concorrente e agisce di conseguenza.

Oggi, evidentemente, c'è bisogno di correggere la visione che da lungo tempo l'Occidente ha della Russia. In questo senso, le attuali sanzioni hanno solo complicato la situazione, limitando l’accesso alla Russia da parte dei rappresentanti occidentali. In poche parole, relegare nella periferia del mondo tutta la Russia, solo perché non si è d'accordo con una parte della sua politica estera, riflette una visione miope delle cose. Ma per correggere la visione che l’Occidente ha della Russia è necessario che la Russia cambi radicalmente quella che da lungo tempo è la sua visione dell’Occidente. L'attuale controversia politica ha portato la Russia a sminuire la civiltà occidentale e i suoi valori. La Russia deve inoltre rispondere da sé alla questione della "Russia di Putin" o del "Putin russo". Per quanto tempo ancora il più grande paese del mondo è disposto a considerare sé stesso un orso?

L'autore è presidente del Center on Global Interests. La versione originale dell'articolo è qui

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