Ucraina, Gorbaciov: “Ristabiliamo la fiducia”

Con un intervento pubblicato su Rossyiskaya Gazeta, l’ex leader sovietico ha commentato le tensioni che da mesi affliggono la Russia e l’Occidente. “Bisogna abbassare i toni della polemica e delle accuse reciproche, e non lasciare spazio alla propaganda”

Disegno di Konstantin Maler (Clicca qui per ingrandirlo)

Negli ultimi giorni è stato annunciato più volte che vi sarebbero delle chance di smuovere la situazione dal punto morto in cui si trova. Eppure, gli spari continuano e la gente continua a morire.

Il risultato degli avvenimenti degli ultimi mesi è un catastrofico crollo della fiducia nelle relazioni internazionali. A giudicare dalle recenti affermazioni, i diplomatici di entrambe le parti si stanno preparando a un confronto destinato a protrarsi per molti anni a venire. Questo fatto è estremamente pericoloso. Con delle passioni così arroventate come sono ora potremmo non sopravvivere a questi anni: a qualcuno potrebbero cedere i nervi. Bisogna fare tutto il possibile per invertire la tendenza attuale. Come fare?

 
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A me e ad altri veterani della politica internazionale, con i quali a suo tempo facemmo non poco per porre fine alla guerra fredda, si rivolgono con la preghiera di formare una sorta di "consiglio degli anziani" che possa elaborare delle proposte per uscire dalla crisi. Credo che valga la pena di farlo: l'esperienza dei veterani può risultare utile. Vorrei però anticipare fin da ora alcune considerazioni.  

In primo luogo, bisogna riconoscere pienamente la necessità di un immediato e improrogabile cessate il fuoco, per scongiurare una catastrofe umanitaria. Io ritengo che entrambe le parti del conflitto ucraino stiano violando il cessate il fuoco; entrambe le parti sono colpevoli dell'impiego di armi particolarmente pericolose e di violazioni dei diritti umani. "Combattere fino alla vittoria" è impossibile. È ora di fermarsi!

La base per una soluzione pacifica sono gli accordi di Minsk. Non ve ne sono altre. La Russia, come ha dichiarato Putin, può esercitare la sua influenza su Donetsk e Lugansk. La comunità internazionale può esercitare la propria nei confronti del governo ucraino, il quale tra l'altro ha riconosciuto che non esiste una soluzione militare al problema. Bisogna servirsi di tutte le leve, esercitare una notevole pressione sulle parti coinvolte nel conflitto.  

Bisogna abbassare i toni della polemica, delle accuse reciproche, e non lasciare spazio al fracasso della propaganda: essa non porta alcun vantaggio, e non fa altro che spingere ancor più il problema verso un vicolo cieco.   

Bisogna raggiungere un accordo sulle misure urgenti per evitare una catastrofe umanitaria e cominciare a organizzare un consorzio internazionale per fornire aiuti e ricostruire le regioni colpite.  

In secondo luogo, vi è un compito strategico: ristabilire la fiducia. Questo compito va risolto contemporaneamente al trasferimento del conflitto ucraino dalla fase militare a quella politica.

Per ristabilire la fiducia non servono le dichiarazioni, ma le azioni concrete. Innanzitutto bisogna completare la costruzione dell'edificio della sicurezza europea.

Alla fine del 1990 a Parigi fu approvata la Carta per una nuova Europa. In seguito essa venne dimenticata. Il risultato è che la demilitarizzazione della politica europea non è mai avvenuta. Non sono stati compiuti dei passi concreti per creare istituzioni e meccanismi per la sicurezza europea.

Eppure, lo statuto dell'ONU stabilisce che le dispute e i conflitti vengano esaminati e regolati a livello regionale prima di essere portati al livello del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Pertanto, è proprio a livello regionale che devono essere creati dei meccanismi e degli strumenti di consultazione nell'ambito della sicurezza, della diplomazia preventiva, della mediazione e della pacificazione. Delle strutture regionali, più vicine ai "teatri" dei potenziali conflitti, in caso di necessità possono essere impiegate in modo più operativo e flessibile rispetto ai meccanismi dell'ONU intesa come organizzazione globale.   

Bisogna non solo tornare all'idea, promossa all'inizio degli anni Novanta, di un Consiglio (Direttorio) per la Sicurezza in Europa, ma anche pensare a come provvederlo di meccanismi efficaci. Questi ultimi potrebbero funzionare in un regime di "allerta continua": studiare e monitorare i conflitti in atto, quelli "congelati" e quelli potenziali (che stanno ancora maturando), elaborare delle proposte di interventi preventivi e di misure per pacificare tali conflitti.  

Questi organismi potrebbero assumersi l'onere di preparare e formare dei gruppi di osservatori, mediatori e rappresentanti della comunità internazionale nelle zone di tensione e di conflitto.

La creazione di tali strutture migliorerebbe l'atmosfera in cui si compiono gli sforzi per pacificare i conflitti esistenti e stimolerebbe la ricerca di soluzioni, rendendola più attiva.

In secondo luogo, bisogna tornare a lavorare insieme sulle sfide e sulle minacce globali. Attualmente l'Occidente sta praticamente chiudendo la cooperazione con la Russia in questi ambiti. E questo avviene "in aggiunta" alle sanzioni. Può forse portare vantaggi a qualcuno il rifiuto di lottare insieme contro il terrorismo, contro i cambiamenti climatici, contro le epidemie? Bisogna "scongelare" al più presto i nostri rapporti in questo senso.

Propongo ai leader di Russia e Stati Uniti di pensare all'organizzazione di un summit con un ampio ordine del giorno, senza porre condizioni preliminari. Bisogna affrontare l'intera gamma di rapporti e di problemi. Dopo tutto, questi due paesi sono investiti di una responsabilità particolare. Quando essi se ne allontanano, il mondo va incontro a pesanti conseguenze.  

Bisogna preparare un summit dello stesso genere anche tra la Russia e l'Unione Europea.

Non bisogna avere timore che qualcuno possa "perdere la faccia", o che qualcun altro ottenga una vittoria propagandistica. Tutto ciò deve restare nel passato. Bisogna pensare al futuro.

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