Un unico fronte per la lotta al terrorismo

Disegno di Konstantin Maler

Disegno di Konstantin Maler

L'impegno della comunità internazionale contro l'Isis e gli scenari della diplomazia internazionale

Considero autentica minaccia dei tempi moderni l’esistenza stessa, nonché la tendenza ad espandersi del gruppo “Stato Islamico”, in precedenza noto con il nome di “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”. Trattasi di una fusione di diverse correnti, ciascuna delle quali, al momento, non rappresenta una minaccia grave. Si considera, che la base dell'Isis sia composta da radicali sunniti provenienti dal “triangolo” iracheno, cui si sono aggiunti ufficiali baathisti, creatori di una serie di organizzazioni clandestine sorte a seguito dell’occupazione americana dell’Iraq. Questa unione ha avuto l’effetto di rafforzare la capacità militare  dello Stato Islamico, nonostante l’ideologia degli ex-baathisti non coincida pienamente con quella dell'Isis. Le unità Isis, costituite dai più fanatici terroristi e contraddistinte dai colori della religione si sono rovesciate in Siria occupando posizioni leader fra gli oppositori del governo alawita di Bashar Assad e guadagnando in questo modo nuovi sostenitori. Acquistando sempre più forze, Isis è passato inaspettatamente per molti all’attacco dell’Iraq, conquistando in pochi giorni il controllo di un terzo del paese.

Tutta questa serie di espansioni e di marce vittoriose dell'Isis è il risultato principalmente della politica degli Stati Uniti intervenuti militarmente in Iraq, come pure della politica portata avanti dagli occupanti americani. L’operazione americana ha fatto precipitare l’Iraq nel caos, sbilanciando completamente la situazione in un paese dove erano scoppiati scontri sanguinosi fra i rappresentanti delle due principali correnti dell’islam: sciita e sunnita. La lotta del regime di Saddam Hussein, e pertanto delle minoranze sunnite, con gli sciiti era in corso anche prima dell’occupazione americana. Ma i conflitti fra le fazioni, spesso manifestatisi in forme molto violente, non erano a base religiosa. L’asperità dell’attuale lotta fra sunniti e sciiti è stata determinata dall’appoggio palese agli sciiti da parte degli USA, in seguito all’espulsione dei sunniti dalle strutture di governo. E’ proprio in conseguenza di questa mossa che si è verificato uno spostamento radicale del centro di gravità sulle questioni religiose. E questo fatto è difficile da smentire per le autorità americane.

Impossibile è anche giustificare il fatto che responsabile sia stata la miope, a voler dire poco, politica americana a favorire l’armamento di quegli stessi radicali-terroristi che hanno poi puntato le armi contro gli Usa stessi. Ad uno sguardo poco attento, potrebbe sembrare che non vi sia nulla di sbagliato nell’iniziativa delle forze di occupazione americana di armare  i gruppi di autodifesa sunniti cercando così con il loro aiuto di far saltare Al-Qaeda dal triangolo sunnita. In realtà però gli americani non hanno  che imbrogliare queste squadre, promettendo loro una serie di posti all’interno dell’esercito regolare iracheno. Un ruolo ancora più negativo ha svolto il sostegno internazionale di Washington alle forze antagoniste del regime in Siria. Le chiacchiere secondo le quali gli Stati Uniti e i loro alleati avrebbero armato non l'Isis, ma un gruppo più moderato, “l’esercito di liberazione siriano”, sono assolutamente infondate. In condizioni di supporto incondizionato alle forze di opposizione in Siria, gli USA non potevano, e neppure volevano in fin dei conti, vedere la differenza tra gruppi come l'Isis e gli altri. Questa è la logica della posizione americana: risolvere i problemi interni degli altri paesi, senza pensare al domani.

Vi è ancora un altro dettaglio non meno importante: lo sbilanciamento della situazione in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein ha portato a una lustrazione dei membri del partito baathista. Gli eserciti  iracheni e i servizi speciali rinnovati sono risultati assolutamente inefficienti. Mentre i guerriglieri hanno acquisito gli armamenti lasciati dalle forze armate uficiali, vale a dire mezzi blindati, carri armati, armi di artiglieria e altri mezzi ancora, tuute attrezzature che erano state fornite dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

Quale minaccia concreta presenta lo Stato Islamico?

Per prima cosa, la forza autodichiaratasi “vittoriosa” dell’Isis è un magnete che attira a sé un’intera fila di organizzazioni islamiche estremiste. Questo raggruppamento  si sta trasformando in un centro globale di inappacificabili radicali islamici. In secondo luogo, il numero dei combattenti cresce rapidamente in forza dell’adesione degli islamisti jihadisti provenienti dal Vicino Oriente, dal Nord Africa, dall’Europa, dall’America e dall’Australia. All’Isis in quanto esercito vittorioso, si sono rivolti molti miliziani dell’esercito di liberazione siriano e di Jabhat al-Nusra, affiliato di Al-Qaeda. Secondo i dati della CIA, in tre mesi da che l’Isis ha reso nota la sua esistenza al mondo occupando Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq e altri territori, il numero dei guerriglieri dello Stato Islamico è cresciuto di tre volte, superando i 30.000 uomini.

In terzo luogo, il gruppo Isis, mettendo sotto il proprio controllo il quartiere petrolifero di Mosul, è diventato finanziariamente autonomo. Il petrolio viene venduto di nascosto da commercianti turchi, giordani, siriani che non si arrestano certo di fronte agli strilli di Washington. In quarto luogo, la piattaforma ideologica dell'Isis, la costituzione del califfato comprendente tutti i territori abitati da popolazione musulmana incontra non pochi sostenitori. Nonostante ciò, un certo numero di paesi arabi si è detto pronto a contrastare le operazioni del gruppo. Nel mondo arabo non è dunque tutto così omogeneo. Gli Stati Uniti hanno dato il via ad attacchi aerei sui centri Isis, cui hanno fatto seguito operazioni in territorio siriano senza il consenso di Damasco. Questo atteggiamento non si limita semplicemente a violare le norme del diritto internazionale ma risveglia anche il pericolo di un intervento distruttivo del regime di Damasco senza l’accordo dell’Onu.

La situazione nel complesso è piuttosto seria e richiede senza dubbio coesione da parte degli stati, fra i membri dell’ONU in primis nella lotta contro l'Isis. Non c’è spazio per alcun disaccordo come lo è stato per la questione ucraina, nulla deve rallentare la lotta al terrrorismo.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta