Perché la Russia ha bisogno del nucleare

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La Federazione vuole aumentare la quota di energia nucleare generata al 25-30 per cento entro il 2030. Per fare ciò dovrà costruire entro quella data nuovi generatori per circa 32 GW di nuova capacità

La Russia ha ereditato il suo settore di energia nucleare dall'Unione Sovietica e può essere orgogliosa del fatto che la prima centrale nucleare del mondo è stata lanciata nel 1954 in Urss, nella città di Obninsk. Negli anni Settanta-Ottanta, il settore ha vissuto un periodo di crescita esponenziale, che è stato interrotto dal disastro di Chernobyl nel 1986 e dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, avvenuta poco dopo. Come risultato, negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, lo sviluppo della capacità installata si è trovato in una fase di stagnazione.

Nel periodo post-sovietico, sono stati messi in funzione solo quattro generatori, dei quali tutti erano stati quasi completati in epoca sovietica. Eppure, gli attuali 33 generatori russi dotati di una capacità nominale totale di 24,25 GW producono circa il 16 per cento di tutta l’energia del paese. Un risultato però ben lontano rispetto agli ambiziosi piani del paese.

Attualmente sono in costruzione altri dieci generatori (tra i quali due reattori sulla centrale nucleare galleggiante Akademik Lomonosov), con una capacità totale nominale di 9,2 GW. Il piano è di aumentare la quota di energia nucleare generata al 25-30 per cento entro il 2030 e al 45-50 per cento entro il 2050. Il che significa la costruzione entro il 2030 di nuovi generatori per circa 32 GW di nuova capacità (anche se per quella data alcuni degli attuali generatori saranno già stati smantellati). Qual è la ragione di questi ambiziosi piani? Sembra che ce ne siano molte. La prima è che il settore nucleare russo è composto da circa 500 imprese che occupano circa 200.000 persone. L' industria è costituita da quattro grandi unità strutturali: imprese che si occupano del ciclo del combustibile nucleare; la produzione di energia nucleare; il complesso delle armi nucleari e gli istituti di ricerca.

Inoltre, dopo che la Federal State Unitary Enterprise Atomflot si è affiliata alla società statale Rosatom, l'elenco delle risorse del settore comprende la flotta rompighiaccio più potente del mondo. Il programma su larga scala riguardante la costruzione di generatori sul territorio russo assicura uno sviluppo naturale per il settore e impiega esperti altamente qualificati non solo all'interno della società statale Rosatom, ma anche in altri settori, principalmente nella ideazione e nella costruzione delle macchine.

La seconda ragione sta nel calcolo economico. Nello sviluppo del settore nucleare, il governo russo sta affrontando diversi compiti allo stesso tempo. Aumentando la quota del nucleare nel bilancio energetico del paese è possibile sostenere la crescita economica senza aumentare le emissioni di anidride carbonica e violare le quote della Russia previste nel quadro del protocollo di Kyoto (la produzione extra può essere venduta ad altri paesi).

Inoltre, l'enfasi sul nucleare consente di ridurre il consumo interno di petrolio e gas e di sostenere la loro esportazione, che è più vantaggiosa dal punto di vista economico rispetto alla distribuzione sul mercato nazionale. Un altro fattore importante è la possibilità di ridurre i costi logistici riducendo il trasporto di petrolio e gas dai luoghi in cui sono prodotti alle centrali termoelettriche. Infine, considerato il clima e le limitate opportunità russe di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile (principalmente l’energia solare), l'energia nucleare rappresenta in realtà un’alternativa russa a queste ultime, resa ancora più interessante dal fatto che non c’è alcuna necessità di investire fondi considerevoli per sviluppare la capacità di produzione delle fonti rinnovabili.

Il terzo motivo riguarda le prospettive per l'esportazione delle tecnologie nucleari. L'esistenza di un settore dell'energia nucleare sviluppato all'interno del paese riduce il costo delle tecnologie russe sul mercato mondiale, rendendole più attraenti per i clienti. Non da ultimo a causa del cosiddetto fattore di riferimento: esempi reali di tecnologie specifiche che operano in Russia. Il successo di Rosatom con l'esportazione di generatori russi è un esempio calzante. Ci sono cinque generatori russi in costruzione all'estero, con altri 13 che seguiranno nei prossimi anni. Più almeno 10 generatori in fase di discussione.

Oltre all’esportazione della tecnologia dei reattori, la costruzione di generatori progettati in Russia rende possibile in futuro, per tutta la durata di vita del reattore (circa 60 anni), la fornitura di carburante, di componenti, di parti di ricambio nonché di vari servizi (manutenzione, riciclaggio del combustibile esaurito), che costano molto di più del generatore stesso. In altre parole, l'esportazione di centrali nucleari è una forza trainante per lo sviluppo di tutte le altre imprese dell’industria nucleare. Un altro aspetto importante ha a che fare con la sicurezza del paese. L'esistenza di un forte settore nucleare civile garantisce operazioni efficaci del complesso di armi nucleari. Inoltre, gli ordini civili mantengono occupate le imprese del settore con "duplice-scopo". Per esempio, ora si può dire con certezza che il programma finanziato da Rosatom per la costruzione di una centrale nucleare galleggiante, che all’epoca è stato oggetto di numerose critiche, ha permesso alla Russia di conservare la sua tecnologia dei reattori per le navi e di cooperare nella produzione, il che si è rivelato essere piuttosto rilevante visto il numero crescente di sottomarini nucleari in costruzione e l'avvio della costruzione di rompighiaccio nucleari di nuova generazione con nuovi reattori.

Sembrerebbe che, senza l’opportunistica pressione proveniente dalla "lobby verde" e grazie al costante miglioramento della sicurezza e dell'efficienza delle tecnologie nucleari russe, la quota del nucleare nel bilancio energetico del Paese nel prossimo futuro potrà solo continuare ad aumentare. Se la Russia rinunciasse alle proprie tecnologie nucleari si tratterebbe di una scelta in definitiva distruttiva per l'economia del paese e metterebbe in pericolo il suo avanzato settore delle attrezzature per l'ingegneria nucleare, che impiega decine di migliaia di esperti altamente qualificati.

Andrei Frolov, caporedattore della rivista Eksport Vooruzheny (Esportazione di Armi)

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