Se la musica sfida la politica

Vignetta di Konstantin Maler

Vignetta di Konstantin Maler

La crisi in Ucraina potrebbe causare una votazione politicizzata all’Eurovision Song Contest?

Il 9 novembre dell'anno scorso gli organizzatori di Eurovision Song Contest 2014 hanno inviato all'emittente Pervyj Kanal e alla compagnia VGTRK (l'azienda radiotelevisiva di stato russa), che avrebbero trasmesso il concorso, una lettera in cui si parlava della preoccupazione dei fan per la legge sul divieto di propaganda dell'omosessualità approvata in Russia. In altre parole, l'Unione Europea di Radiodiffusione (UER) temeva un calo degli ascolti. Se la Russia vincesse, l'Eurovision Song Contest 2015 potrebbe svolgersi a Mosca, il che influirebbe fortemente sullo spirito del concorso, che molti considerano un raduno annuale dei rappresentanti delle minoranze sessuali. Ciò nonostante, alla UER nessuno ha mai avuto intenzione di muovere guerra alla Russia, che insieme ai paesi ex sovietici costituisce la parte più ampia e partecipe del pubblico della manifestazione. La UER non può fare a meno di loro. E persino lo scandalo suscitato dalla partecipazione al concorso canoro di un travestito austriaco, la barbuta Conchita Wurst, difficilmente porterà a cancellare la trasmissione del concorso, nonostante tutte le petizioni di cittadini e organizzazioni post-sovietici che hanno espresso la loro preoccupazione. L'Eurovision è un boccone troppo ghiotto per l'emittente televisiva.

Gemelle in Eurovisione
Ecco chi sono Masha
e Nastya Tolmachev

Ma anche lo stato, a quanto pare, non è indifferente alle sorti del concorso. L'anno scorso si è verificato un episodio senza precedenti: un errore nella conta dei voti assegnati alla cantante russa Dina Garipova è stato discusso ai massimi livelli. A esprimere la sua opinione in proposito, in un colloquio con il collega azerbaigiano, è stato il ministro degli Esteri in persona, Sergei Lavrov: "Mosca non è certo contenta del fatto che alla partecipante russa siano stati rubati dei voti all'Eurovision". Dunque, gli uomini di stato possono manifestare la loro indignazione per quella che in fondo è una bazzecola: un pugno di voti in un festival televisivo. 

Quest'anno all'Eurovision parteciperanno Maria e Anastasia Tolmachev, due gemelle diciassettenni. Nel 2006 le ragazze avevano vinto il concorso "Eurovision dei bambini" con la canzone "Vesennij Dzhaz" ("Jazz di primavera"), scritta insieme alla loro mamma. In quell'edizione, la loro vittoria aveva in parte compensato l'amarezza per la sconfitta di Dima Bilan, che non era riuscito a ottenere il primo posto. Quest'anno le sorelle Tolmachev partecipano all'Eurovision con la canzone "Shine", firmata da Filipp Kirkorov. Il brano è stato scritto da Kirkorov a quattro mani con il suo partner di lunga data, il greco Dimitris Kontopulos.

Nel 1995, quando rappresentava la Russia al concorso canoro tenutosi a Dublino, Kirkorov si era piazzato al diciassettesimo posto. Da quasi vent'anni a questa parte, però, l'artista partecipa regolarmente alla manifestazione celandosi dietro i rappresentanti di vari paesi, ora nel ruolo di autore, ora di produttore. I risultati ottenuti dai suoi protetti all'Eurovision sono nel complesso piuttosto buoni. Non è mai successo che una sua canzone vincesse il primo premio, ma in compenso gli interpreti di cui Kirkorov si prende cura ottengono un'ottima visibilità in Russia, e i due amici coautori dei brani contano con piacere le royalty. Kirkorov è sempre in attivo; pochi artisti nostrani riescono a monetizzare con tanto successo il proprio nome.

Le concorrenti russe all’Eurovision
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La canzone "Shine" ha tutte le carte in regola per diventare una hit. Ma è difficile calcolarne le chance rispetto agli altri trentasei brani in concorso. Non tanto perché gli altri siano considerati più forti (i bookmaker danno per favoriti i pezzi provenienti da Azerbaigian, Svezia, Norvegia, Danimarca, Ungheria, Belgio, Romania e Gran Bretagna). È chiaro che tutte le edizioni passate del concorso che in Russia erano state definite politicizzate rispetto a quella di quest'anno ci sembreranno il trionfo dell'imparzialità.

Per le sorelle Tolmachev ci dispiace sin da ora. Sono due ragazze simpatiche, hanno già preso confidenza con l'ambiente del pop, ma ancora non sono mai state al fronte in una battaglia politica. Eppure, nel testo della loro canzone qualcuno ha già scorto e denunciato, in tutta serietà, un carattere di propaganda; e lo ha percepito in un verso piuttosto dozzinale: "Living on the edge, closer to the crime — cross the line a step at a time". Il giornalista britannico William Lee Adams avrebbe sentito la parola "Crimea" al posto di "crime". E per questo ha lanciato una campagna in Internet per chiedere di escludere la Russia dalla lista dei partecipanti all'Eurovision. Eppure, l'UER ha approvato il testo del brano già da tempo e non ha nulla da rimproverare alla Russia; non ha neppure commentato il gesto del giornalista. Non bisogna dimenticare, però, che gli avvenimenti si svolgono sullo sfondo delle guerre di informazione, per cui una "campagna per l'esclusione" nella coscienza collettiva si trasforma nel fatto compiuto dell'eliminazione della Russia dal concorso. E alle sorelle Tolmachev, invece di provare il loro pezzo, ora tocca rispondere alle tante domande che vengono rivolte loro sulla "Crimea".   

Dunque, quest'anno forse avremo modo di assistere a una votazione basata su criteri politici. È evidente che molte persone in Europa voteranno per Conchita Wurst per fare dispetto ai russi. È chiaro che l'entusiasmo della Lettonia e dell'Estonia, che l'anno scorso avevano sostenuto con i loro voti Dina Garipova, è diminuito; ora in quei paesi si parla seriamente di una "minaccia russa" sul modello dello scenario ucraino. E il pregio artistico della canzone di Kirkorov, purtroppo, non potrà prevalere su questi timori. Non ci sarà da aspettarsi la benevolenza di Gran Bretagna e Irlanda, che avevano mostrato un atteggiamento inaspettatamente positivo nei confronti di Dina Garipova. Non parliamo poi delle chance che hanno le sorelle Tolmachev di ottenere i voti degli ucraini. C'è da sperare forse solo nei nostri fratelli serbi e sloveni. Come al solito.

La cosa più probabile è che in questo mese di maggio assisteremo alla votazione più politicizzata della storia dell'Eurovision Song Contest. E i meriti del brano che la Russia presenterà al concorso passeranno in terzo piano.

Sarebbe strano se la Russia contasse di vincere. L'Eurovision rimane però una trasmissione che sarà seguita da tutto il continente. E un'esibizione ben riuscita delle sorelle Tolmachev potrebbe fungere da messaggio in grado di modificare l'immagine del nostro paese all'estero.  

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