Kosovo e Crimea. Le differenze

Vigetta di Konstantin Maler

Vigetta di Konstantin Maler

Le analisi di un giurista sulle norme internazionali che segnano la distanza tra l'operazione nella ex Jugoslavia e quella in Ucraina

Il fondamento dell'ordine giuridico mondiale contemporaneo è costituito dai principi e dalle norme del diritto internazionale, che sono di carattere imperativo e ai quali non è ammessa alcuna deroga. Questi principi sono fissati nello Statuto dell'ONU e illustrati nella Dichiarazione dei principi del diritto internazionale del 1970 e nell'Atto finale di Helsinki del 1975. Rispetto alla situazione attuale in Crimea vale la pena citarne tre: il principio che vieta l'uso della forza nelle relazioni internazionali; quello dell'inviolabilità dell'integrità territoriale degli stati e quello del diritto dei popoli all'autodeterminazione.

Ripartire dalla Crimea

Questi due ultimi principi sono in parziale contraddizione tra loro, e la prassi internazionale (prima del caso del Kosovo) aveva sempre dato priorità al principio dell'integrità territoriale. Senza la ratifica del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, l'impiego della forza su vasta scala venne attuato dai paesi della NATO nel 1999 contro la Jugoslavia e nel 2003 dagli USA insieme ai paesi della coalizione contro l'Iraq. Nel 2008 l'indipendenza proclamata dal Kosovo fu riconosciuta in tempi brevi da parte degli USA e di numerosi paesi dell'Unione Europea. Secondo il principio dell'autodeterminazione, i popoli possono attuare tale diritto qualora essi si trovino sotto il giogo coloniale, sotto una dominazione straniera, o qualora siano violati i diritti e le libertà fondamentali dell'uomo, elencati anche nel Patto sui diritti politici e civili che risale al 1966.

Secondo il Patto (articolo 27), le minoranze nazionali che vivono nel territorio di uno stato "non possono essere private del diritto di parlare la propria lingua". I nuovi governanti di Kiev hanno approvato una legge in base alla quale l'ucraino diventa l'unica lingua parlata in Ucraina. Queste azioni, insieme alla minaccia reale per la popolazione della Crimea da parte dei combattenti nazionalisti, possono costituire una motivazione per riconoscere la legittimità del referendum sull'uscita dall'Ucraina tenutosi in Crimea.

 Volendo esprimere un giudizio nell'ottica del diritto internazionale, tutti e tre questi avvenimenti - l'uso della forza nei confronti della Jugoslavia e dell'Iraq, il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, l'unione della Crimea alla Russia - vengono a trovarsi su una stessa linea. La legittimità del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo non è fondata più di quanto lo sia il riconoscimento dei risultati del referendum in Crimea e del successivo ingresso della Crimea nella Russia.

L'autore è professore presso l'Università Lomonosov (MGU) di Mosca

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