I Brics e le sanzioni

Vignetta di Sergei Elkin

Vignetta di Sergei Elkin

Al summit dei paesi emergenti, il dibattito sulla questione ucraina e sulla riunificazione della Crimea alla Federazione Russa

I ministri degli Esteri dei Paesi del Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa – si sono recentemente incontrati all’Aja, a margine del summit sulla sicurezza nucleare che si è tenuto nella città olandese dal 24 al 25 marzo. Tra i temi discussi non poteva naturalmente mancare quello della situazione in Ucraina. Nel corso di una conferenza stampa, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha commentato con queste parole l’incontro con i colleghi del Brics, in riferimento al dibattito sulla crisi ucraina: “I ministri degli Esteri dei Paesi Brics hanno espresso la propria comprensione riguardo alla situazione e agli aspetti storici di questa intera vicenda, e per questo siamo loro grati”.

Ucraina, il vicolo cieco

I suoi colleghi dei Brics hanno condannato il ricorso da parte dei leader delle potenze occidentali a sanzioni nei confronti della Russia. “L’inasprimento dei toni, delle sanzioni, delle contro-sanzioni e delle dimostrazioni di forza”, si legge nella dichiarazione diffusa dopo l’incontro, “non può condurre a una soluzione pacifica sostenibile, basata sui principi del diritto internazionale, compresi i principi e gli obiettivi dello Statuto dell’Onu. I Paesi Brics ritengono che i problemi che emergono nei Paesi situati nelle varie regioni del gruppo dovrebbero essere risolti nell’ambito dell’Onu, in un clima di pacatezza ed equilibrio”. I membri dei Brics hanno inoltre criticato la proposta delle autorità australiane di escludere la Russia dal Summit del G-20, in programma a novembre a Brisbane.

Come ha fatto notare Lavrov, il G-20 non è stato creato dall’Australia, che ne ha semplicemente assunto la presidenza per l’anno in corso. Facendosi portavoce dell’opinione dei membri dei Brics, Lavrov ha affermato inoltre che “Il G-20 è stato creato da tutti i Paesi, di comune accordo”, e che “l’operato di questo meccanismo proseguirà come inizialmente previsto dai Paesi interessati”.

L'Ucraina dopo piazza Maidan

L’esito dell’incontro dei Brics dimostra che i membri di questo gruppo non condividono la strategia adottata dall’Occidente, che in risposta alla riunificazione della Crimea con la Federazione russa mira a fare pressione su Mosca. Tuttavia, anche tra i diversi Paesi del gruppo si possono osservare alcune divergenze riguardo alla situazione in Ucraina. La Cina ad esempio, che si oppone risolutamente all’indipendenza del Tibet e di Taiwan, ha accolto con cautela l’ingresso della Crimea nella Federazione russa.

Il dibattito sulla situazione in Ucraina ha occupato anche una parte significativa dei colloqui tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente Usa Barack Obama, intervenuti all’Aja per il summit. Il leader cinese auspica una soluzione politica alla crisi e ha avanzato qualche proposta al riguardo, lasciando intendere che per quanto riguarda la situazione in Ucraina, Pechino non si accontenterà di un semplice ruolo di osservatore. Xi Jinping ha inoltre proposto di creare al più presto un “meccanismo di coordinamento internazionale”, e ha esortato tutte le parti in causa a non intraprendere alcuna iniziativa che possa causare un ulteriore deterioramento della situazione. Naturalmente anche Obama ha espresso la propria opinione riguardo alle cause della crisi e all’unificazione della Crimea.

Al tempo stesso, stando a quanto riferito dall’agenzia stampa Xinhua, il presidente Usa si sarebbe detto d’accordo “con la posizione e i principi proposti dalla Cina”, lasciando così intendere che Pechino potrebbe infatti avere “un ruolo in questa situazione”. Possiamo dunque concludere che la Cina è pronta a partecipare ai colloqui tra Russia, Occidente e Ucraina, per contribuire a mitigare i toni. Pur non avendo una grande esperienza in fatto di missioni diplomatiche di questo tipo, Pechino presenta dei vantaggi evidenti rispetto ad altri Paesi. Innanzitutto, per via dell’alleanza strategica che lega la Cina alla Russia, ma anche perché Pechino collabora da molti anni con l‘Ucraina, ad esempio nell’ambito della tecnologia militare. La Cina è riuscita inoltre a stabilire con gli Stati Uniti un rapporto di sufficiente fiducia. Non è da escludere, dunque, che la diplomazia cinese possa presto assumere un ruolo di primo piano nella soluzione della crisi ucraina.

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