Perché Putin propone il libero scambio con l’Ue

Vignetta di Konstantin Maler

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L'iniziativa del Presidente della Federazione, che coinvolge anche Kazakhstan e Bielorussia, segna un importante cambiamento nella politica estera del Paese

Parlando in occasione del recente vertice Russia-UE, il Presidente Putin ha espresso l'idea di creare una zona di libero scambio tra l'UE e l'Unione doganale che comprenda la Russia, il Kazakhstan e la Bielorussia. Si tratta di una proposta che comporta importanti implicazioni per due delle principali priorità della politica estera russa. La prima di queste due priorità è la volontà della Russia di ottenere pari dignità con l'Occidente nella politica internazionale. Fin da quando Vladimir Putin è stato eletto presidente nel 2000 l'obiettivo strategico della diplomazia russa è stato di mettere il Paese in una condizione di parità con i suoi partner transatlantici.

Il Cremlino ritiene che i Paesi occidentali siano troppo inclini a intromettersi negli affari interni russi, che stiano apertamente cercando di ostacolare le politiche russe negli stati della CSI e che stiano remando contro gli interessi commerciali ed economici russi. Tutto ciò sta accadendo perché durante il primo decennio post-sovietico, la Russia ha accettato di rivestire il ruolo di partner junior nei rapporti con l'Occidente; gli Stati Uniti e l'Unione Europea trovano ora difficile rinunciare a un regalo così prezioso da parte del Cremlino volontariamente.

Unione Europea e Russia,
l'intesa necessaria

La seconda priorità per la Russia e i suoi alleati è di diventare uno dei principali attori indipendenti sulla scena mondiale, formando una stretta alleanza tra gli ex stati sovietici. La Russia sta investendo un enorme capitale politico ed economico nella costruzione dell'Unione Eurasiatica e considera inaccettabili eventuali ritardi nel programma di integrazione già approvato.

La visione russa del futuro sistema politico ed economico del nostro pianeta è un mondo multipolare in cui l’Unione economica Eurasiatica, guidata dalla Russia, dovrebbe rappresentare uno dei sei-otto attori principali. Ecco perché la proposta fatta dal Presidente Putin a Bruxelles il 28 gennaio 2014 può essere considerata rivoluzionaria, e tutte le sue implicazioni devono ancora essere pienamente analizzate.

In sostanza, tale proposta richiede di rivedere in una certa misura queste due priorità di politica estera russa.

L'integrazione con l'Unione europea: una sfida o una minaccia

Tecnicamente parlando, l'iniziativa di istituire una zona di libero scambio che si estende dall'Atlantico al Pacifico non andrebbe a grande vantaggio della Russia. Molti economisti sarebbero d'accordo con il detto formulato da Otto von Bismarck nel XIX secolo: "Il libero commercio è un'arma a disposizione della nazione più forte". Il potenziale economico dell'Unione Europea è sei volte superiore a quello della Russia, i numeri del commercio estero dell’UE sono superiori di cinque volte e mezzo rispetto a quelli russi. Ecco perché questa non sarebbe un'alleanza alla pari, ma che va contro la prima delle due priorità di politica estera russa. Un vero e proprio spazio di libero scambio non farebbe che perpetuare la struttura commerciale in corso tra l'UE e la Russia (più i suoi alleati): risorse naturali in cambio di tecnologie.

Il destino delle relazioni Russia-Ue

Inoltre, la Russia sta gradualmente formulando la propria definizione di "libero commercio" e le sue idee su quale tipo di misure siano accettabili nella gestione di una zona di libero scambio. L'adesione della Russia al Wto è finora riuscita a liberalizzare il suo regime di libero scambio e il sistema del commercio estero russo rimane uno dei più restrittivi in Europa. Inoltre, c’è una chiara tendenza globale che si muove verso un maggior protezionismo. Il Cremlino ritiene probabilmente che nelle fasi iniziali una zona di libero scambio non gli impedirà di gestire l'economia russa e il commercio estero come meglio crede, ignorando alcune delle regole internazionali del libero scambio.

L'integrazione europea rappresenta la sfida più grande per la Russia moderna. Questa sfida può essere vista come un incentivo a riformare il sistema politico e a modernizzare l'economia. In alternativa, può essere considerata come una minaccia che il governo deve fare tutto il possibile per contrastare. Fino a poco tempo fa, a Mosca ha prevalso la seconda definizione della "sfida europea". Ma dal momento in cui è stato annunciato nel 2010 il programma di Partnership per la Modernizzazione da parte di Russia e Ue, Mosca ha chiarito ai suoi partner che essa non esclude la possibilità di una reazione più positiva alle sfide poste dalla UE. In teoria, c’è una forte tentazione da parte della Russia di voltare le spalle all'Europa per attuare una zona di libero scambio con la Cina. Si tratta di un’alternativa molto realistica. In realtà, alcune delle infrastrutture necessarie per la sua attuazione sono già state stabilite attraverso l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che sta languendo da quasi dieci anni per mancanza di veri motivi.

L'iniziativa russa sulla creazione di una zona di libero scambio con l'UE porterà sicuramente a un deterioramento delle relazioni con la Cina. Ciò significa che, nel lungo termine, la Russia preferisce rimanere parte della grande comunità transatlantica. In cambio di tale scelta strategica, il Cremlino sta giustamente chiedendo un prezzo elevato. Ossia essere riconosciuta come uno dei principali attori del sistema politico ed economico globale. Con uguali diritti tra l'Unione doganale e l'UE. In altre parole, la proposta di Mosca sulla creazione di una zona di libero scambio con l'UE è una dichiarazione politica piuttosto che economica. Il Cremlino ha reso chiaro di essere pronto a offrire una partnership paritaria all’UE, con una chiara prospettiva di integrazione economica tra le due parti.

La palla ora è nelle mani di Bruxelles ed è l'Unione europea a dover decidere se accettare o meno l’offerta.

Stanislav Tkachenko è dottore di ricerca e capo del programma di Diplomazia presso il dipartimento delle relazioni internazionali dell'Università Statale di San Pietroburgo

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