Libertà, sinonimo di liberalismo?

La nascita della Federazione, la rincorsa acritica a modelli basati su una spregiudicata economia di mercato, il potere dell'élite finanziaria. Le emergenze sociali e i falsi miti degli ultimi vent'anni. Due opinioni a confronto su ciò che sta accadendo oggi e cosa ci si deve attendere dal futuro

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La liberta non è sinonimo di liberalismo

di Zakhar Prilepin

 Vignetta di Igor Demkovskij

La Russia ha creato, a partire dagli anni Novanta, la sua comunità liberale illuminata: essa si è insediata nel mondo politico e finanziario, con il sistema bancario come alleato, e non è più il centro del potere che si opponeva al resto dell’umanità civilizzata.

In Russia, le cosiddette libertà liberali godono di pieni diritti: qualsiasi persona (con risorse) può muoversi liberamente in tutto il Paese e oltre i suoi confini; esistono centinaia di mezzi di comunicazione abbastanza indipendenti, che consentono ai russi di avere a portata di mano una tonnellata di informazioni di natura compromettente su qualsiasi carica pubblica, mediante una semplice ricerca su Internet della durata di cinque minuti; il popolo della Federazione russa e gli stranieri di passaggio nel nostro Paese possono aprire l’attività commerciale che più preferiscono - purché sia conforme alla legge - e disporre liberamente del denaro che hanno guadagnato in territorio russo e persino portarlo fuori dal Paese per fini puramente personali.

È possibile accedere a qualsiasi tipo di letteratura e musica, il cinema è indipendente, per non parlare del teatro, che è ancora più indipendente. Nel Paese operano cliniche, università e scuole private, così come centinaia di aziende ed enti privati che offrono servizi: la concorrenza in questo settore è evidente.

Se si conduce un'analisi approfondita, è poco probabile che qualcuno si azzardi ad affermare che la Russia, in qualità di Paese liberale, si differenzia molto da altre nazioni che hanno scelto la via dello sviluppo liberale, come Ungheria, Lettonia, Lituania, Moldavia, Romania, Polonia, Turchia, Ucraina e Repubblica Ceca.

In ogni caso, i liberali illuminati russi preferiscono prendere come modello Paesi come la Svizzera, anche se non risulta del tutto chiaro quale caratteristica particolare, dal punto di vista nazionale, storico o geografico, ci avvicini al Paese elvetico, tanto da farci pensare di potere ereditare i successi di questa nazione così confortevole. Perché non ci identifichiamo con altri modelli più vicini a noi, che hanno realizzato riforme liberali, come Grecia, Italia o Spagna, prossime al collasso economico e afflitte da una lunga serie di problemi sociali irrisolti?

È vero, sì, abbiamo un alto tasso di corruzione. Tuttavia, nel mondo, vi è un gran numero di Paesi tipicamente liberali con livelli di corruzione spaventosi.

Ed è anche vero che abbiamo prigionieri politici, tra cui alcuni miei compagni che, per inciso, professano idee antiliberali. Ma pensate, per caso, che, in altri Paesi liberali, ai partecipanti di azioni antigovernative vengano spalancate le porte del Parlamento e non, ad esempio, quelle del carcere?

Obama, il Gorbaciov americano

E infine ci sono i problemi che colpiscono puntualmente i mezzi di comunicazione, i quali si vedono, a volte, costretti a licenziare alcuni giornalisti. Tuttavia, anche nel mondo liberale ci sono temi tabù e ci sono giornalisti in carcere per aver violato questi tabù.

Quella terra magica chiamata Stati Uniti non smetterà mai di essere il centro mondiale del liberalismo, indipendentemente da chi detenga il potere, siano gli affabili democratici o i rigidi repubblicani: i fanatici della Bibbia e delle armi automatiche. Il nostro Presidente è circondato da una squadra liberale e quasi tutte le persone a lui vicine potrebbero essere potenziali partecipanti di una manifestazione in Piazza Bolotnaya, visto e considerato che anche lui è un sostenitore dei valori liberali.

Alla Russia rimane solo da dividere il parlamento in repubblicani e democratici e alternarsi al potere dopo aver firmato un patto di non aggressione. Alla fine si arriverà anche a questo. Ma io non voglio che ciò accada. Io non voglio vivere nel vostro liberalismo. Tutti, liberali e antiliberali, abbiamo bisogno di tribunali onesti e rampe per disabili, un sistema elettorale che funzioni e un corpo di polizia come si deve, una sicurezza sociale e un’assistenza medica adeguate, ma chi ha detto che tutti questi attributi sono segni distintivi del liberalismo?

I liberali si appoggiano fermamente ad alcune convinzioni davvero ridicole. Pensano, ad esempio, che il Paese, che vive a spese del petrolio e del gas (conquistati, tra l’altro, non grazie alla politica profondamente liberale dello Stato russo), prosperi grazie al lavoro instancabile dei liberali e che per questo dovremmo essere loro grati. Tutto ciò che di buono c’è nel mondo (la libertà, le gomme da masticare, il vino, le elezioni, i buoni romanzi, i gelati, i fiori, le minigonne) è liberale, mentre tutto quello che è cattivo (la guerra, il carcere, l’immigrazione, il cinema sciovinista, gli stivali di tela) è antiliberale.

Non avete mai pensato che la guerra, la mancanza di rampe, il disprezzo di tutto ciò che è nazionale e il cinema patriottico proliferano anche nei Paesi liberali. Nel frattempo, la Cina sta sviluppando un’industria automobilistica invidiabile e a Cuba si svolgono parate gay e spopola il cinema erotico, mentre noi in genere non parliamo dei risultati raggiunti durante l'Unione Sovietica.

La libertà non è sinonimo di liberalismo. Spesso la libertà è l’opposto del liberalismo; sono paradossi filosofici. Nemmeno il benessere economico è sinonimo di liberalismo. E in definitiva, nemmeno l'indipendenza statale è sinonimo di liberalismo: guardatevi attorno e lo capirete.

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Quelle strane idee sull'essere liberale

di Dmitri Gubin

Oggi in Russia essere liberale non conviene. I liberali in Russia vengono chiamati con disprezzo “liberasti”. Perchè il “liberale” per l'uomo medio, che trascorre ore davanti alla televisione (e la tv in Russia è un mezzo più di propaganda che di informazione), è sicuramente uno scherzo di natura. Con ogni probabilità, un omosessuale o un agente dell'Occidente.

La situazione del liberale nella Russia contemporanea è triste anche perchè chi si dichiara liberale non ha il diritto di fare riferimento agli interessi del proprio popolo. L'interesse principale della popolazione in uno stato autocratico è la sopravvivenza. E  il popolo ritiene che non bisogna andare contro il potere, il quale (e il popolo ne è sinceramente convinto) gli dà da mangiare.

Russi soggiogati dall'idea russa?

Quando invece dico che il liberalismo si basa sull'idea che l'uomo è capace di cambiare in meglio e senza costrizioni, che l'impulso di libertà è da sempre insito negli esseri umani, in Russia mi guardano con sospetto. Quando poi aggiungo che quando una persona è libera è in grado di procurarsi da  magiare da sé, iniziano a guardarmi con odio. Tipo, la conosciamo bene noi la vostra libertà  - come ai tempi di Gorbaciov! Il Paese l'hanno distrutto e depredato! Non ne vogliamo più sapere!

“Libertà” per la maggior parte dei russi è sinonimo di criminalità, decadenza, distruzione. “Ordine” invece è sinonimo di sottomissione al potere e limitazione della libertà personale in nome della grandezza dello stato, anche se questo vuol dire  strapotere dello zar, e anche se lo chiamano presidente. Come ha fatto giustamente notare lo storico slavista Richard Pipes, quando si tratta di scegliere fra “libertà” e “ordine”, in Russia scelgono invariabilmente l'”ordine”, senza chiedersi se si tratti della scelta sbagliata.

In altre parole, oggi in Russia odiano i liberali pur non sapendo praticamente nulla del liberalismo. I miei studenti dell'Università di Mosca, dove tengo un corso sul giornalismo radiofonico, di solito non conoscono il nome di Pipes. Non hanno mai sentito nominare, ad esempio, neanche Noam Chomsky, che mezzo secolo fa in “Il governo del futuro”, ha descritto dettagliatamente diversi modelli di organizzazione statale, incluso quello liberale. I miei studenti di adesso in generale sono meno istruiti di quanto lo fossero quelli del mio giro quando ero studente. Forse è per questo motivo che nelle profondità della società sovietica assetata di conoscenza è maturata l'idea liberale, che ha preteso l'eliminazione della censura e l'autorizzazione all'iniziativa privata, e tale idea ha fatto crollare l'URSS. Il cittadino russo medio di oggi, conservatore convinto, di solito è poco istruito, ignorante, tende a prendere per fatti quelli che sono solo miti.

E questa è un'altra delle ragioni per cui sono liberale: è noioso stare insieme a persone che non vogliono sapere niente.

L'indebolimento dell'Occidente
nuocerà alla Russia?

Ma c'è anche una terza ragione: io non credo che al giorno d'oggi un comportamento morale possa essere intuitivo, basato sulle emozioni. Se ad esempio, pur non avendo alcuna formazione medica, ti butti ad aiutare chi è rimasto vittima di un incidente, puoi anche ammazzarlo grazie al tuo impeto. La civiltà diventa sempre più complessa, la sopravvivenza dipende sempre più dal sapere. Preferireste essere operati da un chirurgo sincero o da uno competente?

E' probabile che questa maggiore complessità unita all'accelerazione del progresso tecnologico porti molti ad aggrapparsi al conservatorismo, seppur fondato su miti (come ad esempio quello della “tradizione storica di famiglia”, senza tenere conto della storia sociale della famiglia). E' così che nascono quelli che rincorrono la “semplicità naturale”, l'”epoca d'oro”, l'”infanzia dell'umanità”, nonostante qualunque antropologo sappia bene quanto sia poco attraente tale infanzia.

Questo attaccamento a “capisaldi” inventati, sarebbe carino, come qualunque forma di stramberia, se non si fossero fatti avanti degli  adescatori ideologici. Tali adescatori sanno come plasmare le paure di chi si sente confuso dentro a formule salvifiche, che in Russia di solito hanno a che fare con la distruzione dei nemici. Il nemico è lo straniero, chi ha un'altra fede, chi percepisce o organizza la propria vita in modo diverso, in pratica i “liberasti”. E' da loro che vengono tutti i nostri problemi. Dagli all'untore!

Uno di questi disinvolti adescatori oggi in Russia è lo scrittore di talento (il suo talento consiste in gran parte nella sua disinvoltura) Zachar Prilepin. Dopo averne prese parecchie (faceva parte del partito illegale nazional-bolscevico, ha conosciuto il carcere e i soprusi polizieschi) si è messo a cantare l'inno di quelli che vivono così come li porta il destino, chi ha ragione solo perchè è la maggioranza, perchè è uguale a tutti gli altri, perchè è russo e i suoi antenati hanno vissuto qui. In fondo i racconti e i romanzi di Prilepin, schietti fino al livello delle sensazioni fisiologiche, cantano l'inno del moderno “gopnik” (truzzo, tamarro) delle città russe (forse il termine che si avvicina di più al “gopnik” russo è l'inglese “chav”).

Anche gli intellettuali a volte si lasciano prendere dall'entusiasmo, dalla contemplazione della grazia naturale dei giovani animali, liberi dal peso dell'istruzione, della cultura, della capacità di riflettere. Però bisogna fare una distinzione tra il piacere estetico provocato dalla vista di un contadino al lavoro, sudato, con in mano una zappa, e la tentazione di mettere questo contadino al centro del mondo, dichiarando nemici tutti quelli che non sono così e tutti i diversi. Mi sembra che qualcosa del genere avvenisse in Cambogia ai tempi di Pol Pot.

E questa è l'ultima ragione per cui, nonostante la scomodità delle mie convinzioni, sono liberale.

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