I Brics sempre più in ascesa

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

Dopo l'elezione a direttore del Wto del brasiliano Roberto Azevedo, l'influenza dei Paesi in via di sviluppo certamente aumenterà, mentre altri Stati chiedono di far parte del gruppo

Per la prima volta dalla creazione nel 1995 del Wto (World Trade Organization, Organizzazione mondiale del commercio), sarà un membro dei Brics a dirigerla. La presidentessa brasiliana Dilma Rousseff si è rallegrata della novità con queste parole: “È evidente che, tenuto conto del suo impegno e della sua esperienza, il Brasile sarà perfettamente  in grado di guidare il Wto lungo la strada di un ordine economico globale più equo e più dinamico”. Azevedo ha rappresentato il Brasile al Wto dal 2008 e dal mese di settembre 2013 — dopo aver sconfitto il candidato rivale, l’ex ministro del commercio messicano Herminio Blanco – subentrerà all’attuale responsabile, il francese Pascal Lamy.

La nomina di Azevedo avrà una forte influenza sugli obiettivi politici dell’Organizzazione mondiale del commercio, composta da 159 membri. I Paesi in via di sviluppo guidati dai Brics avranno maggiore voce in capitolo su questioni controverse relative per esempio all’agricoltura e ai sussidi, e su questioni rimaste irrisolte a causa della polarizzazione tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo dal Doha round del Wto del 2001.

Altro tema molto controverso tra i Paesi facenti parte dell’organizzazione è il tasso di interesse: se da un lato i Paesi sviluppati hanno perseguito un tasso di interesse praticamente prossimo allo zero per la crescita della loro economia, i Paesi in via di sviluppo hanno contrastato questi provvedimenti economici.

L’Unione Europea, prima della nomina di Azevedo, aveva espresso il suo sostegno a Blanco, mentre gli Stati Uniti non avevano mostrato le loro carte. I più stretti legami di Blanco con gli Stati Uniti e il Canada, dovuti al fatto di essere il principale attore del Nafta (North American Free Trade Association), lo hanno reso particolarmente ben visto dagli Usa e dal Canada. Il fatto che non sia lui il prescelto potrebbe influenzare le strategie dell’Occidente sviluppato. Azevedo ha affermato che “dobbiamo guardare in che modo far compiere passi avanti all’Organizzazione, e questo non ha niente a che vedere con le politiche specifiche di un Paese o di un altro”.

Il profilo in costante ascesa dei Brics ha fatto sì che anche altri Paesi vogliano entrare a farne parte. Il presidente egiziano Mohamed Morsi, durante la sua visita in Brasile, ha cercato di esercitare pressioni per un’ammissione nel gruppo. Morsi ha partecipato al summit dei Brics a Durban a marzo 2013 e durante la sua visita in Brasile ha ripetuto che “l’Egitto sta facendo tutti gli sforzi possibili per unirsi ai Brics e conseguire uno sviluppo reale in tutti i campi”.

I paesi membri dei Brics dovranno prendere una decisione in merito alla richiesta di Morsi. Ufficialmente, i Brics si sono affermati come un blocco unico senza il Sudafrica nella città russa di Ekaterinburg nel 2009. Il Sudafrica è entrato  a farne parte nel 2011.

Per quanto riguarda l’Egitto, questo Paese è passato attraverso una crisi finanziaria soprattutto dopo la rivoluzione interna del 2011 e dai dati risalenti all’aprile 2013 risulta che il deficit di bilancio è intorno al 10,1 per cento del Pil. In ogni caso, l’Egitto resta un Paese di importanza fondamentale per il mondo arabo, con tutte le potenzialità di essere un’economia forte e trainante per la regione.

Forse, i leader del gruppo dovranno stabilire criteri più precisi per l’ammissione per nuovi membri. Dato che nei prossimi anni c’è da attendersi una ulteriore ascesa dell’influenza dei Brics: l’attrattiva di cui gode questo gruppo presso altre nazioni aspiranti a farne parte aumenterà di conseguenza. Per quanto i Brics comprendano nazioni a rapido sviluppo con un’enorme influenza geopolitica ed economica nel mondo, non potranno chiudere le proprie porte ad altre nazioni, ma dovranno dotarsi di requisiti precisi per ammettere nuovi membri.

I ministri delle Finanze dei Paesi facenti parte del gruppo dei Brics si sono incontrati a Washington ad aprile 2013 e hanno deliberato in merito alla creazione di una banca di sviluppo dei Brics, proposta originariamente avanzata dall’India nel corso del summit del marzo 2012 a Nuova Delhi. Il ministro indiano delle Finanze,  Palaniappan Chidambaram, dopo aver incontrato le sue controparti ha dichiarato che “i ministri delle Finanze dei Brics si sono incontrati a Washington e hanno ribadito il loro impegno nei confronti della banca Brics”. Ha poi aggiunto che “prima di recarci in Brasile per il prossimo summit, a distanza di un anno da quello di Durban, speriamo di aver portato a termine il nostro compito”. Egli ha poi sottolineato che i ministri stanno già lavorando ai dettagli della banca, e in particolare stanno affrontando le due questioni più importanti: il capitale di cui dovrà essere dotata e la sua ubicazione.

Il presidente sudafricano Jacob Zuma, rivolgendosi al World Economic Forum che si è svolto in Africa a metà maggio 2013, ha affermato che per il suo Paese l’appartenenza al gruppo dei Brics ha sicuramente significato maggiore prestigio e ha anche garantito agli altri membri del gruppo un enorme mercato in Africa nel quale investire. Ha raffigurato il Sudafrica come la porta d’ingresso del continente africano, che ha oltre un miliardo di abitanti e molte risorse preziose.

C’è anche la proposta di collegare tutti i Paesi membri tramite un network cablato per migliorare le comunicazioni tra di loro e affrancarsi almeno in parte dalla loro dipendenza, anche per questo aspetto, ai Paesi sviluppati. Per quanto riguarda la nascita della banca di sviluppo dei Brics, ha detto Zuma, “in parte riteniamo importante fondarla perché ci serve una banca che risponda alle opportunità di sviluppo e alle esigenze del mondo in via di sviluppo, non solo a quelle del mondo ricco. La banca sarà a misura di Paesi in via di sviluppo”. Zuma ha manifestato fiducia anche nella possibilità che prima che abbia inizio il nuovo summit in Brasile, l’idea della banca si concretizzi più possibile.

Il profilo e il prestigio dei Brics sicuramente cresceranno in rapporto alla crescita dei Paesi membri, in miglioramento malgrado la recessione economica globale. Il loro status col passare degli anni migliorerà ancora. Al momento, i Paesi membri rappresentano il 40 per cento della popolazione terrestre e il 25 per cento del Pil mondiale. Che uno dei membri del Brics arrivi a dirigere il Wto di certo darà maggiore voce ai Paesi in via di sviluppo e contribuirà a plasmare l’ordine globale economico in evoluzione.

Oltre a questa crescita di influenza economica, il gruppo dei Brics dovrà rivestire anche un ruolo politico negli affari globali. Durante il summit di Durban, i Brics hanno caldeggiato una transizione politica in Siria e una risoluzione pacifica delle questioni in sospeso in Iran. Che si tratti di affrontare le crescenti tensioni che si vanno manifestando in varie parti del pianeta, compreso il Medio Oriente, o di gestire questioni di transizione come il terrorismo, o il traffico di sostanze stupefacenti, o di ricostruire società martoriate dalla guerra, o ancora di plasmare l’ordine economico internazionale, di sicuro i Paesi Brics potranno avere un ruolo effettivo per portare equità e giustizia negli affari globali.

L’autore è un commentatore indiano che si interessa di sviluppo, Kashmir, Asia meridionale e aspetti strategici della politica dell’Eurasia

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