Siria, come portare l'opposizione al tavolo di Ginevra

Vignetta di Alexei Yorsh

Vignetta di Alexei Yorsh

I leader dei ribelli accetteranno di trattare solo se la possibilità di ricevere aiuti militari occidentali verrà esclusa

Era una fredda giornata di ottobre del 2002 e mi trovavo nella residenza di campagna di Putin a Zavidovo, poco lontano da Mosca, al cospetto di Tony Blair, all’epoca primo ministro britannico, e del Presidente russo. Blair era giunto per condividere – e promuovere – il suo dossier sulle armi di distruzione di massa irachene, nel tentativo di ottenere il sostegno della Russia a favore di un intervento più drastico contro Saddam Hussein.

A Zavidovo, di fronte ai rappresentati della stampa, Blair era apparso emozionato e aveva parlato con grande eloquenza della minaccia che le armi di distruzione di massa irachene, e in particolare quelle chimiche, rappresentavano per il mondo. Sembrava strenuamente convinto del fatto che tale minaccia fosse reale. Dopo averlo ascoltato con espressione scettica, Putin minimizzò garbatamente il dossier con un sorriso caustico, definendolo poco convincente.

Dieci anni più tardi, in una circostanza che è sembrata una riedizione di quella appena descritta (benché a fare da sfondo agli eventi questa volta sia stata la residenza del primo ministro britannico, al numero 10 di Downing Street), il leader russo e il premier britannico hanno nuovamente dichiarato alla stampa di non aver trovato alcun accordo sulle informazioni fornite dai servizi segreti circa l’impiego di armi chimiche, questa volta, in Siria.

L’incontro, avvenuto tra Cameron e Putin, prendeva le mosse dall’annuncio con cui le autorità Usa si sono dette convinte del fatto che il regime di Assad abbia impiegato armi chimiche durante il conflitto siriano.

Resta da vedere se le prove a dimostrazione di ciò sono “solide quanto la roccia”, come affermò dieci anni fa da Tony Blair. A quanto pare, però, la linea rossa tracciata dal presidente Barack Obama è stata oltrepassata e gli Usa sono pronti a fornire armi all’opposizione siriana.

Gli scettici affermeranno, naturalmente, che per Washington la “linea rossa” non è rappresentata dall’impiego di armi chimiche, bensì dai successi militari recentemente messi a segno dal regime di Assad e dai suoi alleati di Hezbollah. Successi che gli Usa devono considerare una vittoria dell’Iran, sostenitore di Hezbollah e di Assad, nonché nemico giurato dell’Occidente. Fornendo ai ribelli materiali militari li si dovrebbe quindi aiutare a recuperare il terreno perduto in Siria, prolungando però lo spargimento di sangue e le sofferenze di quello stesso popolo che l’Occidente desidera proteggere.  

Molto è stato detto circa il pericolo che le armi occidentali rappresenterebbero se affidate a mani sbagliate. Il Presidente Putin ha ricordato al padrone di casa britannico di un agghiacciante filmato diffuso su Internet che accusava i combattenti ribelli di cannibalismo. Intervistato da Sky News, Cameron ha ammesso che della variegata opposizione siriana fanno parte anche degli elementi indesiderabili, e ha aggiunto che gli piacerebbe che questi venissero espulsi dalla Siria, senza, però, specificare chi dovrebbe cacciarli dal Paese. Ad oggi, solo il regime di Assad e i suoi alleati di Hezbollah sarebbero in grado di riuscirvi.

Cameron pensa forse che quando – e se – Assad sarà sconfitto, saranno gli elementi moderati della stessa opposizione ad estromettere gli affiliati di al Qaeda. Quanto avvenuto in Afghanistan, in Iraq e, in misura minore, in Libia, insegna invece che quando un nemico comune che polarizza diversi gruppi dell’opposizione viene meno, la violenza settaria si acuisce, causando la morte di altri civili.

In altre parole: non è possibile trovare una soluzione militare al conflitto siriano. Cameron è sembrato prenderne atto quando ha dichiarato alla stampa che sia lui che Putin vogliono vedere una conferenza di pace e un passaggio di poteri in Siria.

Intervenuto alla BBC, Cameron ha dichiarato: “Non si potrà arrivare a una conferenza di pace risolutiva se ognuno non farà il possibile affinché avvenga”.

La Russia ha già fatto la sua parte, assicurandosi la partecipazione di Bashar al Assad alla conferenza di pace. I leader occidentali invece non sono ancora riusciti a persuadere l’opposizione a sedere al tavolo dei negoziati. D’altronde, perché questi dovrebbero partecipare alla conferenza di pace se possono sperare di ottenere una vittoria militare grazie alle armi fornite dall’Occidente? Esiste un unico metodo efficace e convincente per persuadere l’opposizione a sedere al tavolo delle trattative, ed è quello di negargli qualsiasi alcun aiuto militare da parte dell’Occidente.

Nikolai Gorshkov è un giornalista freelance che vive a Londra. Ha lavorato come corrispondente della BBC nell'Europa Orientale dal 1979-2012 ed è stato a il capo dell'ufficio BBC in Ucraina

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