Daghestan: cambio al vertice o cambio di rotta politica?

Vignetta di Sergei Elkin

Vignetta di Sergei Elkin

Il dimissionario Magomedsalam Magomedov è stato sostituito da Ramazan Abdulatipov. Importante il ruolo di Mosca nella repubblica più popolosa del Caucaso del Nord

Dal 28 gennaio del 2013, il Daghestan, una delle repubbliche più calde della regione del Caucaso Settentrionale, ha un nuovo leader. Magomedsalam Magomedov è stato sollevato dal suo incarico mediante un decreto firmato dal Presidente della Russia e al suo posto è stato nominato Ramazan Abdulatipov, un politico daghestano con alle spalle una lunga esperienza.

La notizia è diventata subito uno dei temi più discussi della politica interna russa. E non c'è da stupirsi: il Daghestan è la repubblica più grande e popolosa del Caucaso Settentrionale e svolge un ruolo chiave nel garantire la stabilità di tutta la regione. Un ruolo che, secondo la Russia, è molto importante, soprattutto alla vigilia delle Olimpiadi di Sochi.

Una destabilizzazione improvvisa della regione metterebbe in serio dubbio non solo la validità della scelta di Sochi quale capitale dei Giochi Olimpici, ma anche le capacità dello Stato russo in generale. È da ormai parecchi anni, inoltre, che il Daghestan mantiene una sorta di leadership tra le repubbliche del Caucaso Settentrionale per numero di atti di terrorismo e sabotaggio.

Nel 2011, a causa degli scontri armati, nel Paese, sono morte 413 persone e 411 sono rimaste ferite. Nel 2012, nonostante il numero delle vittime sia diminuito di quasi il 15 per cento, la repubblica ha continuato a capeggiare l'elenco delle regioni russe più pericolose.

A gennaio 2013 è tornata sulle prime pagine dei giornali per l’omicidio di Magomed Magomedov, un giudice della Corte suprema daghestana che, a suo tempo, aveva emesso diversi verdetti relativi al terribile attentato terroristico avvenuto durante una parata militare a Kaspijsk, il 9 maggio del 2002.

La notizia della nuova investitura ha riacceso il dibattito pubblico. Il decreto presidenziale era stato preceduto da una settimana di discussioni relative alle voci che si rincorrevano sui giornali circa le dimissioni di Magomedsalam Magomedov. Tuttavia, né il Cremlino, né il governo federale, avevano commentato ufficialmente queste voci, alimentando, a loro volta, nuove indiscrezioni e interpretazioni.

In effetti, le ragioni dietro la decisione del Cremlino non sono ancora del tutto chiare. Le autorità russe hanno forse dei conti in sospeso con Magomedov? A questa domanda si potrebbe, forse, rispondere con un sì, in quanto il mandato di Magomedov sarebbe dovuto scadere nel febbraio del 2015, e le sue dimissioni hanno avuto luogo, invece, con due anni di anticipo. Nella sua destituzione prematura, tuttavia, si potrebbe anche intravedere una sorta di promozione, giacché l’ex presidente del Daghestan ricoprirà ora la carica di vicecapo dell'Amministrazione presidenziale russa.

Da un punto di vista formale, si tratta di un passo in avanti, visto che Magomedov continuerà la sua carriera a livello federale. Ma se è davvero così, allora perché le prime dichiarazioni di Abdulatipov nei confronti del precedente governo sono state così critiche? Il nuovo leader ha infatti già promesso di voler rimuovere dal suo incarico il primo ministro del Daghestan e con lui tutto il governo. Domanda cattiva: con chi ha intenzione di sostituirli?

Sin dalle prime ore del suo insediamento, Abdulatipov ha suscitato subito grandi aspettative negli abitanti della regione. Il nuovo Presidente dichiara di poter ridurre al minimo il clientelismo e la corruzione, la criminalità organizzata e il terrorismo. Va ricordato, tuttavia, che la turbolenza politica che caratterizza il Daghestan non è iniziata né ieri né tantomeno un anno fa. Le peculiarità politiche e sociali della più grande repubblica del Caucaso Settentrionale sono maturate nel corso degli anni e le radici di molte di esse risalgono all’Unione Sovietica e persino al periodo imperiale.

Ciò è avvenuto non solo grazie o a dispetto del contributo personale dei vari leader che si sono susseguiti; molti fattori (come la sovrappopolazione della repubblica, la scarsità di terreni, la migrazione a regioni limitrofe) sono stati generati dalle peculiarità del processo di modernizzazione e urbanizzazione caucasica e dalla crisi del regime rurale tradizionale del “Paese delle montagne” (che è ciò che significa il toponimo Daghestan).

In ogni caso, uno dei vantaggi del nuovo leader è che è migliore rispetto ai suoi predecessori, vista la sua esperienza nell’establishment politico panrusso. Nonostante Abdulatipov sia nato in Daghestan (è di etnia àvara, originario del distretto di Tljarata), ha raggiunto l’apice della sua carriera al di fuori dei confini della repubblica. Dopo essere entrato a far parte del Dipartimento per le relazioni nazionali del Comitato Centrale del Pcus, nel 1988, Abdulatipov non ha più lasciato la scena politica russa. Deputato, Presidente del Soviet delle Nazionalità del Soviet Supremo della Russia, Deputato della Duma di Stato, Vice Primo Ministro e Ministro federale, membro del Consiglio della Federazione, ambasciatore della Russia in Tagikistan, Abdulatipov ha comunque sempre mantenuto stretti legami con la propria patria storica.

Nel 1991, ha preso parte alla risoluzione del conflitto etnico tra ceceni e àvari in Daghestan ed è stato presidente della commissione parlamentare per la liberazione degli ostaggi e dei dispersi durante il conflitto armato in Cecenia. Ciò significa che la regione lo conosce molto bene, nonostante sia poco inserito nelle relazioni che intercorrono tra i vari clan del Paese.

Il suo vantaggio si trasforma, in questo caso, in un problema serio. Il nuovo capo del Daghestan non conta, infatti, su una squadra tutta sua. Nella regione del Caucaso, questa mancanza lega mani e piedi a qualsiasi capo della repubblica. Il Daghestan, inoltre, a differenza delle repubbliche circostanti, è una regione “senza verticale”, caratterizzata da un conglomerato complesso di gruppi etnici e diverse correnti dell'Islam (sufi, salafiti, “musulmani informali”, che si scostano sia dalle attività terroristiche che dal clero ufficiale). Qui, i sindaci, soprattutto quelli delle città più importanti come Machachkala, Derbent, Chasavjurt, e Kizljar, rappresentano una forza indipendente con la quale qualsiasi leader della repubblica deve costantemente confrontarsi.

Ma la cosa più importante, qui, è il ruolo di Mosca. Il Cremlino sosterrà il suo nuovo leader, incaricato di rafforzare il sistema statale, in Daghestan? Il successo di Abdulatipov dipende molto da ciò, dal momento che molte persone in Daghestan interpretano Mosca come una sorta di arbitro nelle controversie più complesse e nella risoluzione delle contraddizioni esistenti.

L’autore è un ricercatore presso il Centro di studi strategici e internazionali (Washington, Stati Uniti)

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