La battaglia di Stalingrado e il suo peso nella storia

La battaglia di Stalingrado, lunga e sanguinosa,  segnò la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista (Foto: Itar-Tass)

La battaglia di Stalingrado, lunga e sanguinosa, segnò la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista (Foto: Itar-Tass)

I combattimenti che contrapposero le forze sovietiche a quelle naziste durante la Grande Guerra Patriottica segnarono l'andamento del conflitto mondiale. Inaugurando poi il declino dell'esercito tedesco

Quella di Stalingrado non è stata l’unica brillante vittoria conseguita dall’esercito sovietico durante la Grande Guerra Patriottica. Ci sono stati anche altri successi, altrettanto brillanti, sia per i risultati strategici conseguiti, sia per il livello di arte bellica. Allora perché fra tutti questi successi si ricorda soprattutto quello di Stalingrado?

Colgo l’occasione per parlarne proprio nel 70mo anniversario della Battaglia. Gli interessi della storia, legati all’evoluzione dei rapporti tra i popoli, esigono di liberare la storia bellica da uno spirito di confronto e di sottomettere la ricerca degli studiosi agli interessi che derivano da un’interpretazione profonda, veritiera e oggettiva della storia della Seconda Guerra Mondiale. Compresa la battaglia di Stalingrado.

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Nella storiografia mondiale non si trova un’interpretazione unica della battaglia di Stalingrado e della sua importanza per lo sviluppo e la conclusione della Grande Guerra Patriottica.

Al termine dei combattimenti nella letteratura occidentale si è infatti trovato scritto che non è stata la battaglia di Stalingrado a cambiare le sorti della guerra, bensì la vittoria delle forze alleate nella battaglia di El Alamein. Effettivamente, per dovere di obiettività, bisogna riconoscere che a El Alamein si è ottenuta una grande vittoria, capace di dare un contributo significativo alla sconfitta dei nemici.

Ma se osserviamo da un punto di vista strategico-militare, la battaglia di Stalingrado si è svolta su una superficie vastissima, pari a circa 100.000 metri quadrati di territorio, mentre le operazioni a El Alamein si sono susseguite solamente su una costa relativamente stretta del litorale africano.

Durante i fatti di Stalingrado, nelle diverse tappe della battaglia, presero parte più di due milioni di uomini, oltre 26mila mezzi e mortai, 2.100 carri armati e più di 2.500 aerei da guerra. I tedeschi impiegarono 1.110.000 soldati, 10.290 mezzi, 675 carri armati e 1.216 aerei. Mentre a El Alamein lo schieramento africano di Rommel aveva a disposizione solo 80mila persone, 540 carri armati, 1.200 mezzi e 350 aerei.

La battaglia di Stalingrado continuò per 200 giorni e 200 notti (dal 17 luglio 1942 al 2 febbraio 1943), mentre il combattimento a El Alamein per 11 giorni: dal 23 ottobre al 4 novembre 1942. Senza dimenticare l’incomparabile intensità e atrocità dei due combattimenti.

Se a El Alamein le truppe fasciste persero 55.000 uomini, 320 carri armati e circa mille mezzi, a Stalingrado le perdite della Germania e dei suoi alleati furono 10-15 volte di più.

Finirono in prigione circa 144.000 uomini. Anche le perdite sovietiche furono gravi, pari a 478.741 soldati. Molte di queste vite si sarebbero potute salvare. Ma la morte dei nostri uomini non è stata affatto inutile.

Pure l’importanza politica degli eventi non è paragonabile. La battaglia di Stalingrado si è giocata sul principale teatro di guerra europeo, sul quale vennero decise le sorti del conflitto. Gli scontri di El Alamein si sono invece svolti su un campo secondario e la loro influenza sul corso degli eventi può considerarsi indiretta. L’attenzione di tutto il mondo non era incentrata tanto su El Alamein, ma proprio su Stalingrado.

A sua volta, i gravi danni e le grosse perdite della Wehrmacht a Stalingrado aggravarono inaspettatamente la situazione economica e politico-militare della Germania, facendola cadere in una crisi globale. I danni causati ai carri armati nemici nella Battaglia di Stalingrado, ad esempio, sono stati pari a sei mesi di produzione; quelli dei mezzi, pari a quattro mesi, mentre i mortai e le armi da fuoco, a due mesi. Per compensare queste perdite, l’industria bellica tedesca dovette lavorare a ritmi molto elevati.

La catastrofe sul Volga ha lasciato un impatto visibile sul morale della Wehrmacht. Nell’esercito tedesco aumentarono i casi di diserzione. Anche il numero di condanne a morte, dopo Stalingrado, salì notevolmente.  

La vittoria dell’Armata Rossa a Stalingrado sconvolse il blocco nazi-fascista. I leader di Italia, Romania, Ungheria e Finlandia per sfuggire al disastro iniziarono a cercare il modo per porre fine al conflitto, ignorando gli ordini di Hitler sull’invio di nuove truppe sul fronte sovietico-tedesco.

Sotto l’influenza dei successi ottenuti dall’Armata Rossa a Stalingrado, aumentò l’isolamento della Germania sulla scena internazionale. Nel 1942-1943 il governo sovietico avviò relazioni diplomatiche con Austria, Canada, Olanda, Cuba, Egitto, Colombia, Etiopia. Mentre con il Lussemburgo, il Messico e l’Uruguay ripristinò i rapporti precedentemente interrotti.

Tutto ciò dimostra che fu proprio la Battaglia di Stalingrado a incrinare la spina dorsale della Wehrmacht, avviando una prima, vera svolta nella Seconda Guerra Mondiale a favore della coalizione anti-Hitler. Più precisamente, è stata Stalingrado a segnare questo cambiamento fondamentale. 

Makhmut Gareev è presidente dell’Accademia delle scienze militari, dottore di storia, generale dell’esercito, veterano della Grande Guerra Patriottica

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