Vita da genitori… raccontata da mamma e papà

Olesia Vlasova
Il progetto fotografico dell’artista russa Olesya Vlasova indaga, attraverso immagini e confessioni, come cambia la vita con la nascita di un figlio: gioie, paure e speranze immortalate nei momenti più intimi di una famiglia

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“L’idea per questo progetto è nata insieme a mio figlio - racconta la fotografa Olesya Vlasova -. Da quando sono diventata mamma, la mia vita è cambiata radicalmente. Il mio mondo di sempre è crollato, lasciando dietro di sé l’unica certezza che più niente sarebbe stato come prima. Amo mio figlio, e prendermi cura di lui è la cosa più importante. Ma in un primo periodo non riuscivo a capire cosa avrei dovuto fare con me stessa. E davanti a questo senso di disorientamento, ho iniziato a cercare il confronto con giovani coppie di amici, da poco diventati anche loro genitori. Ho fatto loro delle domande, accompagnando le nostre chiacchierate da una breve sessione fotografica. Ora ho capito che il segreto sta nella crescita, nell’essere in grado di assumersi le proprie responsabilità. È giusto pensare non più solo a se stessi, ma alle persone più care”.

Nelle immagini successive, i racconti dei protagonisti degli scatti.

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Quando sono rimasta incinta, i mutamenti del mio corpo inizialmente mi hanno spaventato. Lo shock più grande è stato rendersi conto che il mio fisico stava cambiando e che io non avrei potuto controllare questo processo, come se il mio corpo non mi appartenesse più. È stato come aver premuto il pulsante ‘start’ di una macchina che si è avviata, e che non sarebbe più stato possibile fermare: il parto, l’allattamento…”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Quando ho capito quale sarebbe stato il modo migliore per comunicare con il bambino, allora tutto è cambiato. Ma quando alla fine è nato, è stato un grande stress”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Sono riuscita a vedere i miei figlio solo il giorno dopo il parto. Inizialmente ho provato gioia, poi paura. Non sapevo come sarebbe cambiata la mia vita”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Credo che non vorrei battezzare mio figlio. Ritengo che si tratti di una decisione personale e consapevole. Mio marito è un ateo convinto. Mia madre e mia nonna sono credenti, ma non seguono le tradizioni”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“La dottoressa che ha seguito la mia gravidanza ha tre figli, e mi ha raccontato che sempre, dopo il parto, ha sofferto di una certa depressione. Lei tuttavia è a capo di un reparto maternità e sa cosa succede alle donne. Mi ha raccontato che la prima volta che ha partorito, ritrovandosi sdraiata con il bimbo vicino, la prima cosa che ha pensato è stata: e se avessi abortito? La seconda volta si è spaventata perché il bambino era piccolo, di color violaceo e molto magro. L’ultima volta che ha partorito aveva 40 anni e ha pensato: Perché lo hai fatto di nuovo, sei pazza? Ed è caduta in un altro periodo di depressione. Anche io ho sofferto dopo il parto”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Pensavo che avrei avuto un bimbo calmo e tranquillo. Appena l’ho visto, sono stata meravigliata e mi sono convinta che avrei potuto dormire, mangiare, e che tutto sarebbe stato perfetto. Ma poi, quando è stata ora di cambiare pannolini, di dargli da mangiare, di lavarlo, fra grida e urla, massaggi, clisteri… È stata dura”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Non mi sono mai immaginata nel ruolo di madre e ancora adesso faccio fatica. Ho solo pensato: voglio restare incinta, anche se tre dottori diversi mi hanno detto che non avrei potuto. Alla fine, all’età di 28 anni sono diventata mamma di due gemelli. È stata una sorpresa”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Mi aspettavo maggior aiuto da parte di mia madre. E ben presto ho notato una mancanza di comprensione da parte dei miei amici, che mi hanno suggerito di lasciare semplicemente mio figlio a mia madre”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Parlando della mia crescita personale, tutti i miei piani sono crollati. Quando mio figlio aveva due o tre mesi, l’ho affidato ai miei genitori semplicemente per fare una doccia, ma appena l’ho sentito piangere sono corsa da lui. Quando aveva sei mesi, avrei voluto riprendere a disegnare o a leggere. Ma non ci sono riuscita. Non sono riuscita a leggere nemmeno un libro in due anni”

Credit: Olesya VlasovaCredit: Olesya Vlasova

“Ora ho capito che è necessario rilassarsi e godersi il momento. Non vi è alcun motivo per preoccuparsi più del necessario”

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta