Palmira di nuovo nelle mani dell’Isis

Le strade distrutte di Palmira.

Le strade distrutte di Palmira.

: AP
I terroristi in Siria hanno approfittato della situazione che si è venuta a creare intorno ad Aleppo per attaccare le retrovie delle forze russe e lealiste. E lo Stato islamico ha riconquistato di nuovo la città patrimonio dell’Unesco. Ma l’intervento dell’esercito russo nella regione è stato davvero vano?

I combattenti dello Stato islamico l’11 dicembre hanno ripreso il controllo di Palmira, è quanto ha dichiarato il governatore di Homs Talal Barazi. L’attacco militare dei terroristi avrebbe avuto inizio l’8 dicembre dopo i successi conseguiti ad Aleppo: il 93% della città si trova infatti sotto il controllo del governo siriano.

A causa della controffensiva lanciata dai militanti Isis, le forze dell’aviazione russa si erano viste costrette a distogliere la loro attenzione da Palmira. Secondo il Ministero della Difesa della Federazione Russa, la notte tra il 10 e l’11 dicembre, in seguito ai bombardamenti effettuati da aerei di prima linea e a lungo raggio (che hanno visto coinvolti i caccia Tu-22M3), sono stati uccisi più di 300 terroristi e distrutti 11 carri armati e veicoli da combattimento di fanteria.

Come riferiscono fonti militari, l’Isis avrebbe impiegato nelle azioni per la conquista di Palmira almeno 4.000 uomini e anche razzi d’artiglieria, mezzi corazzati e auto con esplosivi.

Un colpo inferto al prestigio di Mosca

L’antica città di Palmira era stata liberata dall’Isis il 27 marzo 2016 con l’aiuto delle forze militari russe. L’ operazione era apparsa come uno dei maggiori risultati della campagna russa in Siria. Nello storico anfiteatro, costruito dai romani nel II secolo a.C., l’orchestra sinfonica del Teatro Mariinskij, diretta da Valerij Gergiev, aveva eseguito un concerto solenne.

La perdita di Palmira ha inferto un duro colpo al prestigio della Russia, ha dichiarato in un’intervista concessa all’agenzia Interfax l’ex capo di Stato maggiore delle forze armate della Federazione Russa Yurij Baluevskij. Tuttavia, secondo Andrej Suzdaltsev, ricercatore dell’Università nazionale di Ricerca dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, si tratta di una sconfitta tattica, ma non strategica, che non avrà ripercussioni sull’andamento complessivo della guerra civile.

“Ora i nemici della Russia all’estero vorrebbero dare ad intendere che Mosca si è lavata le mani di tutta la situazione, ma anche l’Occidente non può certo andare fiero dell’andamento dei combattimenti a Mosul. La questione è come i nostri politici e quelli stranieri riusciranno a giocare le loro carte”, afferma Suzdaltsev nell’intervista a Rbth.

Le ragioni per cui è stata persa la città

Secondo Yurij Baluevskij, Palmira sarebbe caduta nelle mani dei militanti dello Stato islamico a causa della mancata vigilanza dei vertici dell’aviazione russa: le mosse dell’Isis si sarebbero dovute prevedere. “I siriani non hanno forse le nostre stesse possibilità, ma noi dove eravamo mentre i ribelli riconquistavano Palmira?”, si chiede il generale.

A detta degli analisti militari, la riconquista di Palmira da parte dell’Isis sarebbe avvenuta a causa delle tregue umanitarie. “Comprendo che si debba garantire la sicurezza della popolazione civile sottraendola al fuoco, ma quando le pause umanitarie di protraggono per settimane, si dà il tempo ai ribelli di recuperare le forze”, rileva Baluevskij.

“I reiterati cessate il fuoco consentono ai terroristi di ricompattare le loro forze e ripristinare rifornimenti e comunicazioni per lanciare la loro controffensiva”, afferma Dmitrij Safronov, commentatore militare del giornale Izvestiya, intervistato da Rbth.

Durante l’ultima tregua umanitaria da Aleppo sono usciti oltre millecinquecento persone, rileva ancora Safronov, e la maggioranza di loro era costituita con ogni probabilità da combattenti dell’Isis. “Non si sono trasferiti in Iraq o in Turchia, ma sono rimasti in Siria”, aggiunge l’esperto. 

Quando verrà ripreso il controllo

Baluevskij ritiene che le forze militari russe e siriane riusciranno a riprendere il controllo della città. A detta di Safronov, i combattimenti per Palmira si trasformeranno in un “bagno di sangue” poiché i caccia di prima linea russi non bombarderanno i quartieri abitati della città, ma solo la periferia da cui presto fuggiranno i combattenti dello “Stato islamico”.

“La battaglia si sposterà di nuovo nel territorio della città. I quartieri di Palmira sono fatti di case basse e sono densamente abitati e in ogni chilometro quadrato si combatterà a prezzo del sangue dei soldati siriani e dei civili che verranno usati dai terroristi come scudi umani”, rileva Safronov.

Secondo Anatolij Tsyganok, direttore del Centro di previsioni militari e membro dell’Accademia russa di Scienze militari, il picco dei combattimenti si registrerà tra la metà di dicembre e la fine di gennaio. “Dopo di allora in Siria fino alla metà di marzo si susseguono violente tempeste di sabbia che rallentano notevolmente l’andamento delle azioni militari in città e nei suoi dintorni”, sostiene Tsyganok nell’intervista a Rbth.

A detta dell’esperto, in quello stesso periodo nel 2016, i vertici dell’aviazione russa avevano drasticamente ridotto il numero di raid degli aerei di prima linea e sottoposto i mezzi a revisione.

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