La Siria e la guerra delle risoluzioni

L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitalij Churkin e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitalij Churkin e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

: Reuters
La Russia e i paesi occidentali hanno bloccato a turno i progetti di risoluzione sulla Siria, sottoposti all’esame del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Secondo gli esperti russi, la situazione ad Aleppo e il clima nell’arena internazionale sono attualmente troppo incandescenti perché la diplomazia possa ottenere dei successi

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’8 ottobre ha preso in esame due bozze di risoluzione sulla Siria, senza approvarne nessuna. La prima proposta, redatta da Francia e Spagna, che chiedeva l’attuazione immediata del cessate il fuoco nella città siriana di Aleppo e l’introduzione della no-fly zone è stata bloccata con un veto dalla Russia.

L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitalij Churkin, ha presentato una bozza alternativa in base al quale Staffan De Mistura, inviato speciale Onu per la Siria, avrebbe dovuto condurre i negoziati sul ritiro dei miliziani di al-Nusra dalla parte orientale di Aleppo per porre fine ai combattimenti in città. Neppure questa seconda proposta è passata: contro di essa hanno votato i membri del Consiglio di Sicurezza, inclusi Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia. La Cina ha appoggiato la risoluzione russa, astenendosi dal votare quella francese.

Le ragioni del dissenso

Il fallimento di entrambe le risoluzioni non è stato una sorpresa. Fin dal suo inizio Churkin aveva definito la seduta del Consiglio di Sicurezza come “una delle più bizzarre messinscene della storia”, affermando che tutti i convenuti “erano perfettamente consapevoli che nessuna delle due bozze sarebbe mai stata approvata”. In precedenza Churkin aveva ribadito che per la Russia sarebbe stato inammissibile ridurre le azioni delle sue forze aerospaziali in Siria sotto la pressione del Consiglio di Sicurezza, cosa che si sarebbe resa necessaria con l’introduzione della no-fly zone.

I paesi occidentali accusano la Russia di non volere una regolamentazione pacifica del conflitto, ma la vittoria di Bashar Assad. A loro avviso, il rifiuto della no-fly zone provocherà ulteriori spargimenti di sangue. “Oggi grazie alle vostre azioni militari, i cittadini siriani continueranno a perdere la vita ad Aleppo al di là dei bombardamenti russi e siriani”, aveva dichiarato a Churkin Matthew Rycroft, ambasciatore del Regno Unito presso le Nazioni Unite.

A sua volta, la Russia critica la posizione sbilanciata dell’Occidente, che a suo avviso finisce con l’appoggiare implicitamente il terrorismo. Commentando nella sua pagina Facebook l’esito della seduta del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il Ministero degli Esteri russo ha accusato gli autori della bozza della risoluzione francese “di tentare di garantire una copertura ai terroristi del Fronte al-Nusra, vietando i sorvoli militari nella regione di Aleppo”. Secondo il Ministero degli Esteri, gli artefici della bozza “sono conquistati dall’idea di un regime incostituzionale in Siria”.

Tempi difficili per la diplomazia

Leonid Isaev, titolare della cattedra di Politologia dell’Università Nazionale di Ricerca dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, ritiene che la risoluzione non potrà essere effettiva a causa del clima incandescente tra le parti. “In seguito agli scandali divampati dopo il bombardamento delle truppe siriane a Dayr az-Zaur per opera dell’aviazione americana (17 settembre) e gli attacchi contro il convoglio dell’Onu carico di aiuti umanitari (19 settembre), le parti hanno assunto posizioni diametralmente opposte e non sono disposte al dialogo” aveva dichiarato Isaev in un’intervista a Rbth.

A detta dell’esperto, la Francia non sarebbe riuscita a convincere la Russia delle prerogative del suo progetto di regolamentazione della pace. “Probabilmente attraverso la risoluzione francese si sarebbe potuto trovare un compromesso - ammette Isaev -. Ma era necessario che le tensioni si placassero. Ora qualunque iniziativa della Russia o di parte occidentale sarebbe accolta con ostilità”.

Anche Vasilij Kuznetsov, direttore del Centro di ricerche sui paesi arabi e islamici dell’Istituto di Studi orientali dell’Accademia delle Scienze russa, sostiene che “nella fase attuale non si può contare su una regolamentazione diplomatica della crisi”. Come rileva Kuznetsov “La ragione non sta tanto nella posizione distruttiva degli Stati Uniti, che imputano brutalmente alla Russia la responsabilità di quanto sta avvenendo in Siria, ma in quella degli stessi protagonisti del conflitto all’interno del paese che non aspirano a una regolamentazione pacifica del conflitto”.

Prima la guerra e poi i negoziati

Sullo sfondo del fallimento del processo di regolamentazione della crisi, l’intenzione di Bashar Assad è quella di conseguire una vittoria militare ad Aleppo, spiega Leonid Isaev. “Il regime siriano intende chiaramente sfruttare il suo vantaggio sul campo di battaglia rispetto ai ribelli”, sostiene l’esperto. A suo avviso, la Damasco ufficiale conta di poter passare alla fase della regolamentazione politica solo dopo una vittoria ad Aleppo. Ciò le fornirebbe un consistente vantaggio ai negoziati.

Vasilij Kuznetsov non ritiene che l’esercito governativo, malgrado l’appoggio militare dell’Iran e delle forze aeree russe, abbia il potenziale sufficiente per prendere Aleppo. Ma persino nel caso in cui la città riuscisse a essere conquistata, le forze di Damasco, secondo Kuznetsov, sono talmente al limite che diventerebbe necessario trovare un accordo. Kuznetsov rileva anche l’importanza dell’Onu come piattaforma negoziale in quanto non esiste nessun’altra alternativa all’Onu per la regolamentazione del conflitto. “Il gruppo di De Mistura ha lavorato alacremente mettendo a punto una grande quantità di materiali per il periodo di transizione, cosicché quando verrà lanciato il processo di pace, non si dovrà partire da zero. Questo è importante”, afferma Kuznetsov.

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