L'inchiesta sul volo MH17 tra nuove ipotesi e contraddizioni

Conferenza stampa sulla catastrofe del volo MH17.

Conferenza stampa sulla catastrofe del volo MH17.

: Sergej Bobylev/ufficio stampa Ministero russo della Difesa/Tass
Secondo Mosca, le milizie del Donbass non avrebbero lanciato il missile che nel luglio 2014 distrusse l’aereo passeggeri malese con 298 persone a bordo. Ma emergerebbero delle incoerenze

Le milizie del Donbass non avrebbero potuto lanciare il missile che distrusse il volo MH17. Se effettivamente c’è stato un missile, esso deve essere stato lanciato da un altro territorio, così come mostrano i dati dei radar. Lo ha dichiarato oggi il portavoce del Presidente, Dmitrij Peskov, così come riporta Sputnik.

“Se c’è stato un missile, esso deve essere stato lanciato da un altro territorio. Non posso però affermare da quale, poiché si tratta di un lavoro degli esperti, ma non si tratta di un’ipotesi, bensì di dati sicuri basati sui dati iniziali dei radar”, ha affermato Peskov. Il portavoce ha quindi aggiunto che esistono punti di vista diversi, avvallati dagli esperti, oltre ai quali però devono essere tenuti in considerazione dati inconfutabili. 

“Bisogna trarre delle conclusioni tenendo conto di questa ultima informazione pubblicata dai nostri militari: si tratta di dati iniziali di quei radar che registrano qualsiasi apparecchiatura aerea e i proiettili che sono stati lanciati o che si trovavano in aria nel territorio controllato dalle milizie”, ha aggiunto Peskov. Secondo il portavoce, in questi dati non figura nessun missile e si tratta di un’informazione veritiera e inconfutabile. 

Lunedì scorso il capo delle truppe radiotecniche delle Forze Aerospaziali russe, Andrej Koban, aveva dichiarato che, secondo i militari russi, le loro unità non avevano registrato il volo del missile del sistema antiaereo Buk-M1 dalle regioni orientali dell’Ucraina. 

Secondo i radar russi nella frontiera con l’Ucraina e secondo le informazioni ottenute dalle forze armate provenienti dagli organi dirigenti delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, nei pressi dell’aereo della Malaysia Airlines si registrò la presenza di altri due aerei passeggeri, così come di un drone Orlan-10 lungo un paio di metri.

Secondo il generale, le apparecchiature tecnologiche russe non consentono di sapere cosa accadde nella zona più occidentale del Boeing della Malaysia Airlines. L’unica cosa che può contribuire a determinare se effettivamente ci fu un lancio di missili dal sistema Buk-M1 sono le fotografie dei satelliti Usa e ucraini, che entrambi i Paesi rifiutano di pubblicare. 

Informazioni contraddittorie

Le nuove informazioni del Ministero russo della Difesa si contraddicono però con quelle fatte dal dipartimento due anni fa, dichiara a Rbth Aleksandr Khramchikhin, vicedirettore dell’Istituto di Analisi politica e militare. Nel 2014, basandosi su dati dei propri servizi di intelligence, i militari russi dichiararono che a cinque chilometri dal Boeing MH17 si trovava un Su-25, di solito equipaggiato con missili R-60 aria-aria. Più tardi gli investigatori russi avevano fatto sapere di aver ottenuto le prove di un pilota ucraino, il quale confermava che il responsabile della catastrofe sarebbe stato l’aereo da combattimento.

Secondo Khramchikhin, tutti i dati e le versioni relative all’esplosione dell’aereo pubblicati dalla stampa russa e occidentale risulterebbero dubbiosi per tutti gli esperti. “Chiunque conosca le caratteristiche tecniche del Su-25 e del Boeing 777 sa che questi due aerei non possono scontrarsi in volo - sostiene l’analista -. Il bombardiere non vola a un’altitudine di 10.000 metri e nemmeno vola alla stessa velocità dell’aereo passeggeri”.

A breve la procura generale olandese presenterà un report sull’arma che distrusse il Boeing 777 malese. Gli investigatori hanno dichiarato che il processo si trova nella sua fase finale. E secondo Khramchikhin, la pubblicazione dei nuovi dati da parte del Ministero russo della Difesa è legata all’imminente relazione degli investigatori olandesi.

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