La Nato avvicina le sue truppe alla Russia, ma vuole dialogare con Mosca

Il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, durante l’incontro a Varsavia, in Polonia.

Il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, durante l’incontro a Varsavia, in Polonia.

: Reuters
Gli analisti militari russi, che hanno stigmatizzato le azioni dell'Alleanza sostenendo che “vogliono la pace, ma si preparano alla guerra”, hanno tuttavia dichiarato che Mosca non adotterà contromisure nei confronti del blocco

L’Alleanza Atlantica dislocherà quattro nuove divisioni in Polonia e nei Paesi Baltici. Questa risoluzione è stata resa nota durante il summit di Varsavia. Nel complesso, l’accordo prevede il trasferimento “a rotazione” di 4.000 militari del blocco già nel 2017.

Ma l’alleanza non intende formalmente violare le clausole del patto Nato-Russia, siglato nel 1997. In base all’accordo tra le parti, l’alleanza è tenuta a dispiegare “ingenti reparti militari” in prossimità del territorio russo.

I membri della Nato hanno inoltre dichiarato che il segmento europeo del sistema di difesa antimissile americano è stato predisposto per l’uso militare. Ciò significa che le forze della marina militare americana con base a Rota, in Spagna, i sistemi di radiolocalizzazione ubicati in Turchia, i missili intercettori collocati nel territorio della Romania hanno cominciato a operare congiuntamente per contrastare eventuali minacce all’Alleanza.

Le navi della marina militare degli Stati Uniti continuano a transitare nel Mar Nero, il che, com’è prevedibile, provocherà una reazione negativa da parte di Mosca. Le parti s’incontreranno tra breve: una seduta del Consiglio Nato-Russia si terrà il 13 luglio. La leadership della Nato ha già reso nota l’intenzione di adottare una serie di “misure di fiducia”, inclusa l’attivazione di transponder per l’allertamento e il soccorso sugli aerei russi e su quelli militari dei paesi della Nato e anche un patto di allerta in caso di incidenti in cielo e in mare. Se si dovessero raggiungere tali accordi, l’esito potrebbe essere un allentamento parziale della tensione tra le parti.

Per il momento le relazioni sembrano ben lungi dall’essere tranquille. Alla vigilia del summit della Nato il Presidente americano Barack Obama, in un editoriale per il Financial Times, ha affermato che una minaccia alla sicurezza del territorio europeo scaturisce, a suo avviso, in misura equivalente sia dalla Russia che dalle azioni dei combattenti dell’Is. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha replicato che la “Nato si nasconde dietro lo specchio politico-militare” e che “convoglia tutti i suoi sforzi nell’alimentare un’inesistente ‘minaccia da parte dell’Est’”. 

La visione russa del summit 

A detta dell’esperto militare Vladimir Evseev, vice direttore dell’Istituto di ricerca sui Paesi della Csi, dall’inizio della crisi in Ucraina la Nato, nella percezione dei cittadini dei Paesi membri, tornerebbe a recuperare un ruolo perduto con la dissoluzione dell’Urss, vale a dire quello di forza necessaria per contrastare Mosca.

“Sul piano politico l’inconsistente ‘minaccia russa’ e le sfide reali dei combattenti dell’Is aiuteranno l’Alleanza atlantica a consolidarsi nel periodo della Brexit e a potenziare la crescita di analoghe forze centrifughe in Europa”, osserva l’esperto.

A suo avviso, gli esiti del summit si sono rivelati moderatamente negativi per Mosca: avrebbero potuto essere anche più aspri, ma non potevano certo essere più morbidi. “Si tratta di una sorta di compromesso. Formalmente si proclama la disponibilità a cooperare, sebbene di fatto si attui una politica non solo di contenimento, ma anche d’intimidazione nei confronti della Russia. Vogliono la pace e si preparano alla guerra”, conclude l’analista.

Come ha dichiarato Viktor Murakhovskij, direttore della rivista Arsenal otechestva, la Russia non adotterà nessuna misura aggiuntiva in risposta alle azioni e alle dichiarazioni politiche della Nato.

“Il Ministero della Difesa russo si basa sul concreto potenziale militare dei nostri partner della Nato, e non sulle dichiarazioni rilasciate da leader e politici. Il Dipartimento militare attuerà entro il 2025 il piano di riforma delle Forze armate russe, approvato dal Presidente Putin, che prevede il dispiegamento di nuovi reparti nel Distretto militare occidentale e una massiccia dotazione all’esercito di nuovi modelli di armi”, spiega Murakhovskij.

Tra le contromisure già in fase d’attuazione il ministro della Difesa Sergej Shojgu aveva indicato nel gennaio scorso la creazione di tre nuove divisioni (una divisione di pace comprende fino a 13mila unità) sul territorio occidentale per contrastare le risoluzioni della Nato che già allora si stavano prefigurando e che ora sono state semplicemente ratificate a Varsavia.

Riuscirà la Nato ad arrivare in Asia?

Tuttavia, gli Stati Uniti e la Nato potrebbero già guardare all’Asia, secondo Evseev.  “L’amministrazione Usa comprende che per conservare la sua sovranità politico-militare nell’arena mondiale è necessario non solo rafforzare le leve d’influenza in Europa, ma anche trasferirle in Asia per contenere la minaccia che si profila da parte della Cina.

A suo avviso, Washington avrebbe già indicato la linea con i suoi 12 cacciatorpedinieri armati di missili per rafforzare le unità della marina militare presenti nella regione Asia-Pacifico.

“Col pretesto del deterioramento delle relazioni con la Federazione Russa, gli Stati Uniti si indirizzeranno gradualmente verso la regione Asia-Pacifico. Questa tendenza è destinata a consolidarsi con l’arrivo del nuovo Presidente, indipendentemente da chi occuperà lo studio ovale, che si tratti di Trump o della Clinton”, ritiene Evseev.

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