Le manovre della Russia perché l’Arabia Saudita fermi il terrorismo

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha incontrato a Sochi il ministro della Difesa dell'Arabia Saudita, il principe Mohammed bin Salman bin Abdulaziz Al Saud

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha incontrato a Sochi il ministro della Difesa dell'Arabia Saudita, il principe Mohammed bin Salman bin Abdulaziz Al Saud

TASS
Un accordo di cooperazione militare e d’intelligence. Questi i risultati dei colloqui a Sochi fra il Presidente russo e il ministro della Difesa dell'Arabia Saudita sulla situazione siriana. Cosa comporterà una simile intesa? Rbth lo ha chiesto ad alcuni esperti russi

La Russia e l’Arabia Saudita insieme. Сontro il terrorismo. A Sochi si sono tenuti i colloqui fra il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il ministro della Difesa dell'Arabia Saudita, il principe Mohammed bin Salman bin Abdulaziz Al Saud. Secondo le parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, le parti si sono accordate sull'avvio di una cooperazione militare e d'intelligence nella lotta contro il terrorismo.

Lavrov ha inoltre sottolineato che Mosca e Riyad hanno obiettivi comuni: “Innanzitutto la volontà di impedire che in Siria trionfi il califfato del terrore”. In secondo luogo, scopo condiviso è quello di riportare la pace nazionale in Siria. “Abbiamo insieme valutato quei passi pratici che potrebbero avvicinarci all'inizio di un simile processo”, ha detto Lavrov.

Commentando gli esiti dell'incontro, la parte araba ha sottolineato ancora una volta di considerare obiettivo politico del dialogo la creazione di un regime di transizione in Siria con l'allontanamento dal potere del Presidente Bashar al-Assad.

“La sola buona volontà non è sufficiente”

Non si conoscono molti dettagli su quali siano i “passi pratici” da compiere. Secondo l'opinione dell'esperto militare e direttore del Centro di congiuntura strategica Ivan Konovalov, “difficilmente l'Arabia Saudita, un Paese che è sempre intervenuto con aspre critiche nei confronti di qualsivoglia iniziativa russa nella regione, potrà condividere, ad esempio, dati segreti di ricognizione”.

Evidentemente, a spingere i sauditi al colloquio con la Russia “sono stati gli evidenti successi della coalizione capeggiata dalla Russia (di cui fanno parte Iran, Iraq, Siria)”, spiega l'esperto. La comparsa della Russia in Siria ha bruscamente modificato l'equilibrio delle forze e “né gli USA, né l'Arabia Saudita possono più fingere che nulla stia succedendo”. Secondo l'opinione di Konovalov, l'Arabia potrebbe influire sui gruppi della cosiddetta opposizione moderata che essa stessa sostiene, costringendoli dunque ad unirsi al governo di Assad contro lo Stato Islamico.

“Se davvero accettassero questa proposta, ciò permetterebbe una lotta ancora più rapida contro l'ISIS. Ma in generale, i soli buoni intenti dell'Arabia Saudita non saranno sufficienti ad esercitare un'influenza effettiva sugli esiti del conflitto. Ci sono troppi attori esterni in questa guerra”.

Uno scambio vantaggioso

L'arabista, professore della cattedra di orientalismo moderno della facoltà di storia, politologia e diritto dell'RGGU, Grigorij Kosach mette in evidenza che le divergenze fra Russia e Arabia Saudita sono rimaste tali e quali come prima. In particolare, la parte araba insiste sull'esecuzione piena del protocollo di Ginevra-1 (deposizione di Assad, creazione di un governo di transizione, nuova costituzione siriana), al quale, del resto, si è anche in questa occasione appellata, “anche se dai risultati di questo incontro non emerge, e questo è importante, che la Russia ricolleghi in modo stretto i propri attacchi aerei in territorio siriano con Ginevra-1”. “In altre parole, la Russia non si prende responsabilità legate a queste posizioni”, dice Kosach.

Nella situazione attuale, il compromesso è utile a tutti, ritiene l'arabista, docente del dipartimento di scienze politiche VshE Leonid Isaev, e qui è possibile ottenere uno scambio vantaggioso. I sauditi hanno compreso che in questo caso, la cosa più ragionevole da fare è agire in accordo con la Russia: è possibile fornire le coordinate delle sottodivisioni dell'ISIS e in questo modo mettere al sicuro quella parte dell'opposizione siriana moderata da loro appoggiata. Anche la Russia potrebbe trarre giovamento da questa coordinazione nella lotta al terrorismo: “Al momento, l'opposizione moderata non è che un cuscinetto fra ISIS e le forze di Assad. Bombardandola strenuamente, non faremo che avvicinare l'ISIS ai confini delle forze governative”.

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