La Siria, l'Isis e quei missili chiesti agli Usa

Gli esperti non escludono che le armi possano arrivare da Turchia e Arabia Saudita

Gli esperti non escludono che le armi possano arrivare da Turchia e Arabia Saudita

Getty Images
Secondo i media americani, i rappresentanti della cosiddetta “opposizione moderata” siriana avrebbero chiesto agli Stati Uniti di dispiegare missili terra-aria per contrastare gli attacchi dell’aviazione russa. Nessun commento da parte del Cremlino. Ma gli esperti non credono che la Casa Bianca possa muovere un passo che porterebbe inevitabilmente a un nuovo clima da guerra fredda

Dopo le accuse mosse alla Russia di aver bombardato le postazioni dell’opposizione “moderata” siriana, il Washington Post ha comunicato il 2 ottobre che alcuni gruppi si sarebbero rivolti agli Usa chiedendo di essere riforniti di missili terra-aria per fronteggiare gli aerei russi. Tuttavia, un simile passo da parte di Washington e dei suoi alleati richiamerebbe troppo un clima da guerra fredda quando gli Usa rifornivano di armi i mujaheddin afghani e rischierebbe di produrre un’escalation di tensione nei rapporti con Mosca. Gli osservatori ricordano come dopo il ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan le autorità statunitensi fossero state costrette a investire risorse economiche ingenti per l’acquisto dai mujaheddin di missili terra-aria Stinger nel timore che venissero impiegati contro i militari americani o in attentati terroristici che avevano per obiettivo aerei civili.

La voce della stampa russa

Andrey Sushentsov, partnerhip manager dell’agenzia “Vneshnyaya politika”, ha dichiarato a Rbth che gli Stati Uniti e i loro alleati non riforniranno di missili terra-aria Stinger o di altri mezzi di difesa antiaerea gli oppositori del Presidente Bashar Assad poiché non auspicano un ulteriore deterioramento dei rapporti con Mosca a causa della Siria che riveste nei loro piani un ruolo secondario. “Non riforniranno di Stinger l’opposizione moderata dal momento che Assad riceverebbe in tal caso a sua volta degli S-300”, ha sottolineato l’esperto.

Dmitry Ofitserov-Belsky, professore della Scuola di Alta Economia di Mosca, ha rilevato in un’intervista a Rbth che le forniture di armi di norma non vengono reclamizzate e ha ipotizzato che “l’articolo sul Washington Post è probabilmente un canale di notizie orchestrato per ‘stimolare’ reazioni sia da parte degli Stati Uniti che della Russia”.

“I combattenti siriani potrebbero in qualche misura enfatizzare il livello di preparazione degli Usa nel confronto con la Russia nel conflitto siriano, cercando di resuscitare timori verso Mosca. Non si può escludere che la divulgazione di tali informazioni sia un mezzo per alimentare il dibattito sulla questione. Esiste poi una terza variante, anche se più improbabile, ossia che una parte dell’establishment americano, che non ha interesse a esasperare il clima di confronto con la Russia, cerchi in questo modo di smascherare le forniture segrete di missili terra-aria e di altre tecnologie militari”, spiega Dmitry Ofitserov-Belsky.

La versione dei siriani

Altre fonti di rifornimento

Dmitry Ofitserov-Belsky aggiunge che l’Arabia Saudita e la Turchia hanno già rifornito gli integralisti islamici di missili terra-aria Stinger e che un certo quantitativo di questi mezzi potrebbe essere acquisito in Libia e in Iraq, benché essi risultino comunque inefficaci contro gli attacchi di aerei più moderni, come per esempio i Su-34: “La variante più ipotizzabile è che continueranno le forniture di armi anticarro e di altre armi, del tutto inefficaci per attaccare le forze aeree russe, ma in grado di potenziare gli interventi offensivi delle truppe siriane in corso e delle missioni esplorative iraniane”.

Vladimir Avatkov, direttore del Centro di Studi orientali, relazioni internazionali e diplomazia pubblica, non esclude che l’opposizione siriana possa ricevere mezzi di difesa antiaerea: “Dalla Turchia possiamo attenderci anche delle azioni antirusse, incluso un appoggio concreto all’opposizione siriana. Erdogan, subito dopo la sua visita a Mosca, aveva rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui affermava che ammetteva per la prima volta la necessità di un periodo di transizione con Assad al potere. Tuttavia, nei giorni successivi ha rilasciato una nuova dichiarazione in cui ha rimarcato che la Russia corre il serio rischio di perdersi, e grazie alla sua politica, di finire isolata”.

“La Turchia si preoccupa per la sua attività commerciale e cerca per sé una soluzione ottimale. Ne sono una riprova la sua linea di politica estera e la situazione interna del Paese dove crescono le contraddizioni nella leadership politica. Purtroppo, l’economia non salverà né Mosca né Ankara da contraddizioni geopolitiche che esigono soluzioni immediate. In caso contrario rischiamo di perdere la Turchia”, conclude l’esperto.    

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