Elezioni nel Donbass: un pretesto per nuove sanzioni?

Seggio elettorale nella città di Donetsk

Seggio elettorale nella città di Donetsk

AP
Europa e Usa minacciano nuovi provvedimenti contro Mosca nel caso in cui le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk non rinuncino a elezioni locali indipendenti dal resto dell’Ucraina. Ma l’influenza della Federazione su questi territori, commentano gli esperti, non è di certo illimitata

Nuove sanzioni contro la Russia? Possibile. L’Europa e gli Stati Uniti stanno infatti prendendo in considerazione l’idea di introdurre nuove misure contro la Federazione Russa nel caso in cui le autorità delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk decidano di non rinviare le elezioni locali, organizzandone altre in accordo con la legislazione ucraina. Lo riporta il quotidiano russo Kommersant

Le elezioni locali in Ucraina avranno luogo il 23 ottobre 2015, mentre le autorità locali dichiarano di voler indire elezioni per il 18 ottobre a Donetsk e per il 1° novembre a Lugansk. L'organizzazione delle elezioni locali nelle zone del Donbass è prevista dagli accordi di Minsk, nonostante la “modalità” debba essere stabilita dalle parti nel corso di trattative che, a detta degli esperti, su questo punto non si sono ancora tenute.

Elezioni rinviabili?

Gli esperti russi sostengono che Mosca possa avere influenza sull’approccio scelto da Donetsk e Lugansk in merito all'organizzazione delle elezioni. Tuttavia, gli stessi analisti credono che la posizione russa non sia cruciale.

Secondo l'opinione di Dmitrij Danilov dell'Istituto Europeo RAN, il metodo scelto da Mosca per regolamentare la situazione nel Donbass comprende tanto aspetti principali (riforma costituzionale, riconoscimento di uno statuto speciale alla regione), quanto questioni sulle quali Mosca potrebbe dimostrarsi flessibile. Ciò sarebbe possibile nella misura in cui la Russia ritenga così di poter favorire l’attuazione di Minsk. “In questo senso si può supporre che le elezioni locali possano essere rimandate e quindi condotte in conformità con le leggi dell'Ucraina”, ritiene Danilov.

Lo status del Donbass

Come mette in evidenza Danilov, le modifiche alla legislazione dell'Ucraina -vale a dire, le proposte di Poroshenko sulla decentralizzazione e la legge sullo “status speciale” - dovevano essere adottate in seguito alle consultazioni con le autorità del Donbass. Nonostante ciò “Kiev si rifiuta categoricamente di valutare i cambiamenti costituzionali con i ribelli”, ritiene Danilov.

Per le repubbliche, lo status politico sancito dalla costituzione rappresenta una questione fondamentale; senza di esso non ha alcun senso parlare di elezioni in concomitanza con quelle ucraine.

Secondo l'opinione di Maksim Braterskij, esperto del Centro per le ricerche europee VshE, si nascondono seri problemi dietro la violazione, da parte di Kiev, delle conseguenze della realizzazione degli accordi di Minsk.

Secondo gli accordi stipulati, evidenzia l'esperto, inizialmente si prevedeva di fissare leggi alle quali le autorità elette avrebbero dovuto rispondere, estendendo quindi lo status speciale delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, per poi infine dare il via libera alle elezioni. Kiev però, fa tutto al contrario.

Con ciò, le elezioni, secondo il piano del governo ucraino, dovrebbero tenersi secondo condizioni che sono a malapena accettabili da parte dei sostenitori delle repubbliche autoproclamate, i cui rappresentanti non hanno infatti mancato di mostrare il proprio malcontento a tal proposito. In particolare, le elezioni dovevano svolgersi dopo il ritiro delle truppe armate e dei mezzi blindati, e dovevano ammettere anche i partiti ucraini. Kiev, inoltre, intendeva proclamare un'amnistia elettorale immediatamente dopo il voto.

L'autonomia delle regioni ribelli

Gli esperti non ritengono che la Russia detenga il pieno controllo delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. “Mosca esercita una seria influenza su alcune questioni fondamentali. Tuttavia, ultimamente è sorto un altro problema: l'accresciuta indipendenza di questi territori - dichiara Danilov -. Persino la partecipazione alle trattative di Minsk ha dimostrato quanto sia difficile strappare firme ai rappresentanti delle repubbliche”.

L'esperto ha sottolineato che per Donetsk e Lugansk esistono limiti alle contrattazioni oltre i quali non intendono andare, e ciò riguarda tutti i loro interlocutori, Mosca compresa.

Nello stesso tempo, come osserva Braterskij, anche se la Russia dovesse andare incontro alle repubbliche per quanto concerne le elezioni sfruttando la lieve pressione che può esercitare su Donetsk e Lugansk, in seguito “si troverebbe comunque una qualche ragione per le sanzioni, poi un'altra ancora e via dicendo. A non finire”. Secondo l'opinione dell'esperto, al momento, la questione del voto non è che un pretesto per Europa e Stati Uniti di dare fastidio alla Russia.

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