Se le sanzioni ostacolano lo sviluppo

Stretta di mano tra il Presidente russo Putin e il premier italiano Matteo Renzi (Foto: AP)

Stretta di mano tra il Presidente russo Putin e il premier italiano Matteo Renzi (Foto: AP)

Durante la sua visita in Italia, il Presidente russo Valdimir Putin ha più volte ricordato gli effetti economici delle sanzioni: tema al centro dell'incontro con il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi. Il parere di alcuni esperti russi

L'ultimo incontro tra Vladimir Putin e Matteo Renzi si era svolto nel marzo scorso, negli stessi giorni in cui Mosca era scossa dal caso Nemtsov. Con il premier italiano che era stato uno dei primi leader occidentali in visita ufficiale in Russia dopo il consolidamento della crisi ucraina. E durante quei giorni i due leader avevano espresso la volontà di sviluppare la cooperazione tra Russia e l'Italia.

In visita a Milano per l'Expo, Putin ha invece discusso con Renzi il tema delle sanzioni internazionali nei confronti della Federazione. Secondo Putin, bisognerebbe parlare "non della loro abolizione o semplificazione" piuttosto "di come queste sanzioni ostacolino lo sviluppo delle nostre relazioni". A questo proposito il Presidente russo ha fatto riferimento a vari progetti italo-russi, congelati a causa delle sanzioni, affermando che questi provvedimenti sono molto dannosi per il paese. "Occorre cercare una via d'uscita", ha dichiarato il leader russo.

Secondo Alexander Konovalov, Presidente dell'Istituto per le valutazioni strategiche, migliorare la situazione relativa alle sanzioni è lo scopo principale della visita di Putin. "A mio parere, il Presidente sta cercando con tutti i mezzi possibili di interrompere il regime delle sanzioni, perché queste rendono molto difficile la situazione in Russia", ha detto l'esperto, durante un'intervista rilasciata a RBTH. Con questa valutazione si dichiara in gran parte d’accordo il professore dell’HSE Maxim Bratersky. Quest’ultimo ritiene infatti che la visita di Putin in Italia aveva fondamentalmente due obiettivi: riequilibrare il difficile dialogo con l'Unione europea e promuovere quei progetti economici che non rientrano tra quelli impediti dalle sanzioni. Come affermato dall’esperto a RBTH, Mosca cerca il dialogo soprattutto con quelle voci all’interno dell'UE, che hanno una posizione più mite verso la Russia.

 
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Secondo Bratersky, la Russia sta seguendo la giusta direzione. Per lo meno questo può portare a qualche risultato positivo. In base a quanto riferisce l’Agenzia di stampa RIA Novosti, l’ex premier italiano Silvio Berlusconi, dopo l’incontro con Putin, ha detto che i deputati del Parlamento dal suo partito "Forza Italia" proporranno un progetto di risoluzione, chiedendo alle autorità di abbandonare la politica delle sanzioni contro la Russia.

L'incontro con il Papa 

Konovalov ritiene che per Putin era estremamente importante anche l’incontro con il Papa. "L'autorità del Papa è molto forte nel mondo. Francesco è una figura molto popolare. Questo [l’incontro con il Pontefice] è un gesto molto vantaggioso per Putin", ritiene l'analista. Konovalov sostiene anche che l'incontro del Papa con Putin sia un "riconoscimento della necessità di parlare con la Russia e tener conto dei punti di vista e delle opinioni del suo leader" che - sottolinea l'analista - soprattutto sullo sfondo delle sanzioni e dei tentativi di isolamento internazionale della Russia.

L’incontro con Francesco è durato più a lungo di quanto previsto. Secondo il portavoce del Presidente russo Dmitry Peskov, Putin e Francesco hanno discusso della situazione in Ucraina, così come della situazione dei cristiani in Medio Oriente. Parlando dell’incontro del Presidente con il Papa, Peskov ha anche commentato l'annuncio dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso il Vaticano, Kenneth Hackett. Secondo il quotidiano The Guardian, questi avrebbe consigliato al Papa di sollevare, durante l'incontro con Putin, la questione dell'integrità territoriale dell'Ucraina. Peskov ha interpretato questa circostanza come una pretesa da parte dell’ambasciatore USA di "voler insegnare qualcosa al Papa" e ha parlato di "una nuova voce nella pratica diplomatica" così come di "palese tentativo di reprimere la sovranità di altri paesi".

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