Donetsk, l'incubo non si ferma

Continuano gli scontri nel Donbass. Una donna si allontana da un edificio distrutto con la figlia in braccio (Foto: Reuters)

Continuano gli scontri nel Donbass. Una donna si allontana da un edificio distrutto con la figlia in braccio (Foto: Reuters)

La situazione nel Donbass è peggiorata drasticamente. E gli esperti parlano di una minaccia per gli accordi di Minsk

I combattimenti che hanno imperversato il 3 giugno a Marynika, cittadina vicina a Donetsk, sono stati i più violenti dal mese di febbraio, quando infuriò la battaglia a Debaltsevo. Nonostante l’interruzione degli scontri armati nel Donbass, gli esperti non escludono una nuova escalation di violenza che potenzialmente potrebbe portare a un nuovo stop del processo di pace. Dopo i combattimenti a Marynka, la Repubblica Popolare di Donetsk ha reso noto che ci sono stati 21 morti e 124 feriti, di cui, rispettivamente, 5 e 38 tra la popolazione civile. La parte ucraina ha dichiarato che 5 soldati sono stati uccisi e 40 feriti.

All’inizio le due parti si sono incolpate a vicenda. A Kiev hanno detto che sono stati i miliziani della DNR a passare al contrattacco, ma sono stati stoppati e poi costretti ad arrendersi. Allo stesso tempo i rappresentanti della repubblica autoproclamatasi indipendente hanno affermato che i soldati ucraini sono volontariamente usciti dalla città che i soldati della stessa DNR avevavo occupato. Vladislav Brig, rappresentante del Ministero della Difesa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk in un’intervista a Kommersant ha dichiarato che le azioni militari dei miliziani a Marynka sono state “una risposta alla ripresa dei bombardamenti su Donetsk”, regolarmente condotti negli ultimi tempi proprio da questa zona.

Le forze di pace

Il giorno dopo gli scontri di Marynka, la Verkhovna Rada ha approvato una legge sulla presenza di forze di pace in Ucraina. Ai sensi di quest’ultima un contingente militare straniero può trovarsi sul suolo ucraino si richiesta delle autorità di Kiev per "svolgere sul suo territorio un'operazione internazionale a sostegno della pace e della sicurezza, sulla base di decisioni delle Nazioni Unite o dell'Unione Europea"

Escalation di tensione 

Esperti russi hanno definito l'incidente una provocazione della parte ucraina. Secondo Alexei Fenenko, esperto dell’Istituto dei problemi di sicurezza internazionale presso l’Accademia delle Scienze russa, questi eventi si inseriscono nella logica generale del processo politico in corso in Ucraina, una delle cui caratteristiche principali è la "precarietà" del presidente Petro Poroshenko. "Poroshenko, da un lato, non può ammettere una versione in stile Transnistria (conflitto congelato con la separazione effettiva del Donbass) e l'inizio di un processo politico; dall’altro si rende conto che una nuova guerra rischia di portare alla sua sconfitta. Pertanto, come l'ultima volta, ha scelto la stessa tattica: piccole scaramucce per mostrare ai suoi che la guerra continua, ma dall’altra parte non portano a ostilità su vasta scala", ha detto l'esperto in un'intervista a RBTH.

Tuttavia, come sottolinea Fenenko, ad un certo punto, "questa tattica si spezza" e ciò accade proprio quando si ha un’escalation della tensione: è stato così con Debaltsevo dopo i primi accordi di Minsk e così è successo anche oggi. L'esperto non esclude che l'attuale scoppio delle ostilità non si limiterà agli eventi di Marynka. Tuttavia, egli non si aspetta la ripresa di una guerra su vasta scala: anzi, sarà un’altra operazione locale che si concluderà con un’altra sconfitta delle Forze Armate Ucraine e la firma degli accordi Minsk-3.

Ricognizione

Come ritiene il direttore del Centro per Congiuntura Strategica Ivan Konovalov, i combattimenti a Marynka sono sembrati un tentativo delle forze ucraine di condurre una ricognizione, dopo aver messo in scena la provocazione di lasciare la città. "Io la definirei una ricognizione in senso politico, per testare la risposta dei partecipanti stranieri coinvolti in questo processo", ha detto a RBTH l’esperto. Secondo lui, la dimensione militare di questo incidente è del tutto subordinata agli obiettivi politici. Parlando del futuro del processo di pace, Konovalov sottolinea che lo status quo dipenderà dal fatto se coloro che sono coinvolti in questo processo lavoreranno con Kiev sul rispetto degli accordi Minsk. In caso contrario è significativa la probabilità di un nuovo inasprimento della situazione.

Il capo redattore di Difesa Nazionale Igor Korotchenko in un'intervista a RBTH ha definito gli eventi di Marinka una provocazione della parte ucraina, il cui obiettivo è il desiderio di spingere la milizia ad aprire il fuoco. Secondo l'esperto, questo avvine proprio prima del vertice del G7 per accusare la Russia di aggravare la situazione nella parte orientale dell'Ucraina. Inoltre l’analista ha sottolineato che il desiderio dei miliziani di spostare la linea del fronte per fermare gli attacchi a Donetsk è una misura pienamente giustificata.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta