Ucraina, gli occhi del mondo puntati su Minsk

Il Presidente russo Vladimir Putin, al centro, a colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Francois Hollande (Foto: Reuters)

Il Presidente russo Vladimir Putin, al centro, a colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Francois Hollande (Foto: Reuters)

La capitale bielorussa ospiterà domani il vertice tra Vladimir Putin, Petro Poroshenko, Angela Merkel e Francois Hollande, per cercare una soluzione pacifica al conflitto che da mesi sta scuotendo l’Ucraina. Il commento di alcuni esperti russi alla vigilia dell’incontro

Un nuovo vertice a Minsk per porre fine all’escalation. L’11 febbraio la capitale bielorussa ospiterà un nuovo incontro nel “formato Normandia”: i capi di Russia, Germania, Francia e Ucraina si riuniranno per cercare una soluzione al conflitto in corso nelle regioni sud-orientali dell’Ucraina. La situazione continua comunque a restare molto tesa.

“La lunga preparazione ai negoziati di ieri dimostra che un accordo di base è stato raggiunto, e che ora si stanno valutando i dettagli”, commenta a Rbth Kirill Koktysh, professore del Dipartimento di Teoria Politica dell’istituto statale di Relazioni Internazionali di Mosca. Tuttavia ci sono ancora questioni di grande peso da risolvere.

 
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L’intervento delle forze di pace

Il problema principale è riconducibile alle richieste dei ribelli affinché venga riconosciuta la realtà delle cose dopo l’ultima operazione militare. “Mosca cercherà di consolidare le ultime vittorie dei ribelli e di raggiungere un nuovo accordo: nel migliore dei casi, il trasferimento di tutto il territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk nelle mani dei ribelli”, afferma Dmitri Suslov, vice direttore del Centro di investigazione integrale e internazionale della Scuola superiore di Economia. Secondo l’esperto, è poco probabile che si riesca a ottenere un obiettivo così ambizioso. 

In questo contesto, la posizione della Russia nei negoziati si è rafforzata considerevolmente dopo che le truppe ucraine nel distretto di Debaltsevo sono state circondate. Nel caso in cui il processo di negoziazione venisse interrotto, le truppe circondate potrebbero essere sterminate. 

Il nuovo accordo potrebbe diventare permanente se le parti dovessero accettare l’ingresso delle forze di pace. Secondo Dmitri Suslov, Mosca interverrà affinché il contingente di pace proposto da Parigi e Berlino venga formato sotto l’egida dell’Onu e dell’Osce, e che non comprenda rappresentanti dei paesi della Nato. 

Il processo di decentralizzazione

Un altro punto da affrontare è la questione della federalizzazione (in Ucraina e nei paesi occidentali si preferisce chiamare questo processo “decentralizzazione”). “La Russia punterà sul fatto che Kiev si è presa la responsabilità di avviare una riforma politica, garantendo non solo l’autonomia delle regioni orientali del paese, ma assicurando anche che quest’ultime possano partecipare al governo del paese”, sostiene Suskov.

Ciò che è sicuro è che, nonostante Poroshenko si dica d’accordo, non sarà semplice avviare un processo di federalizzazione. “È necessario un referendum - commenta Kirill Koktysh -. Ma fino a questo momento sembra evidente che la maggior parte della popolazione, nelle condizioni attuali, non accetterà questa idea. Tutto ciò potrebbe causare una nuova ondata di azioni militari”.

Un altro fattore da tenere in considerazione è che Washington si è dimostrata contraria alla decentralizzazione, poiché, così come spiega Suslov, gli Usa hanno interesse a mantenere salda l’influenza occidentale su tutto il territorio ucraino.

Poroshenko e il processo di pace

Secondo Kirill Koktysh, un altro problema sta nel fatto che al giorno d’oggi Poroshenko è un “partecipante indipendente con capacità limitate”. “In primo luogo, dipende dall’Occidente - afferma il politologo russo, esperto di territorio post-sovietico, Andrei Epifantsev -. In secondo luogo, il Presidente dipende dall’ambiente aggressivo e ultraradicale che regna nel paese. Un cambiamento di questa situazione potrebbe comportare un immediato rovesciamento da parte delle squadre di volontari o del tandem Yatseniuk-Turchinov”.

“La risoluzione definitiva non sarà possibile finché non cambia la distribuzione delle forze a Kiev, e finché l’Ucraina non sarà pronta per il compromesso a la riforma politica - aggiunge Suslov -. È possibile che per raggiungere ciò sia necessario passare per uno spargimento di sangue e per sanzioni economiche”. 

La volontà da parte di Kiev di voler placare la guerra civile causa non pochi dubbi da parte degli esperti. Tutto sembra dimostrare che le autorità ucraine sono intenzionate a prendersi una rivincita, aumentando la spesa militare per il 2015. Secondo Kirill Koktysh, i negoziati di Minsk non saranno la soluzione definitiva del conflitto, ma serviranno solo a “placare il conflitto per qualche mese”.

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