Ucraina, la difficile strada verso la pace

La riunione dei Ministri degli Esteri del quartetto della Normandia (Russia, Ucraina, Francia e Germania), che si è tenuta il 12 dicembre a Berlino, ha rivelato l’esistenza di alcune differenze sostanziali tra le parti (Foto: AP)

La riunione dei Ministri degli Esteri del quartetto della Normandia (Russia, Ucraina, Francia e Germania), che si è tenuta il 12 dicembre a Berlino, ha rivelato l’esistenza di alcune differenze sostanziali tra le parti (Foto: AP)

L’incontro dei Ministri degli Esteri, riunitisi a Berlino nel cosiddetto “formato di Normandia”, ha evidenziato nuove divergenze. Rinviato nel frattempo il summit di Astana

Le prossime due settimane potrebbero essere risolutive per la futura regolamentazione della situazione ucraina. In questo arco di tempo, esperti e diplomatici cercheranno di preparare il terreno per i negoziati tra i vari capi di stato. La riunione dei Ministri degli Esteri del quartetto della Normandia (Russia, Ucraina, Francia e Germania), che si è tenuta il 12 dicembre scorso a Berlino, ha rivelato l’esistenza di alcune differenze sostanziali tra le parti che rendono inutile qualsiasi vertice. Gli esperti ritengono che, nell’ambito del formato di Minsk, l’Occidente avanzi richieste inaccettabili come la resa, di fatto, delle repubbliche indipendenti. Pertanto, particolare importanza assume il lavoro a livello di esperti e rappresentanti politici che dovranno cercare, nelle prossime settimane, di avvicinare le parti.

La riunione del quartetto della Normandia, in base alle informazioni in possesso dei media, avrebbe dovuto tenersi nella capitale del Kazakistan, Astana, già il 15 gennaio, ma al momento l’incontro è rinviato a data da destinarsi. Il vertice sarà preceduto da tre riunioni preparatorie: quella del gruppo di contatto (costituito da rappresentanti di Kiev, delle milizie, della Russia e dell’OSCE), quella dei rappresentanti dei ministeri degli affari esteri dei paesi del “quartetto della Normandia" (la parte russa è rappresentata dal capo del secondo dipartimento del Ministro degli Esteri dei paesi CSI Viktor Sorokin) e, infine, quella dei ministri stessi.

Come previsto, i rappresentanti dei Ministeri degli affari Esteri dei quattro paesi si riuniranno nuovamente la prossima settimana. Tuttavia, ancora la data e il luogo di tale incontro deve essere ancora concordato.

Nel frattempo, gli esperti russi hanno avvertito che, se non si faranno passi in avanti nel processo di negoziazione, le lotte nel Donbass potrebbero divampare con rinnovato vigore.

Andrei Suzdaltsev, Vice Preside della Facoltà di Economia e Politica internazionale presso la Scuola Superiore di Economia, ha osservato, in un'intervista rilasciata a RBTH, che la possibilità che ricomincino i combattimenti nel Donbass adesso non è affatto remota: "L’esercito ucraino si è mobilitato e riattrezzato. Per Kiev adesso i combattimenti rappresentano la soluzione a molti problemi economici. Kiev ha avanzato un lungo elenco di richieste all’Occidente che riguardano assistenza economica e militare e tutto ciò ha un senso se questi dimostrano di essere in guerra contro la Russia”.

Alexei Arbatov, capo del Centro per la sicurezza internazionale dell'Istituto di Economia e relazioni internazionali, ha dichiarato a RBTH che, per porre fine al conflitto, non bastano gli accordi sul ritiro delle parti belligeranti e degli osservatori OSCE e dichiara: "Perché ci sia un cessate il fuoco, occorre insediare lì forze di pace multilaterali in grado di prevenire le violazioni. Un'altra chiamata per un cessate il fuoco non è sufficiente".

Secondo Alexei Arbatov, per il successo di un vertice, occorre un serio lavoro preparatorio da parte di esperti e rappresentanti dei Ministeri degli Affari Esteri e afferma: "Se i leader, ancora una volta, si scambieranno dichiarazioni e si appelleranno agli accordi di Minsk, allora sarà tutto inutile”.

Il ruolo della Bielorussia

A sua volta, Andrei Suzdaltsev, commentando le prospettive del processo di negoziazione, ha fatto notare l'inefficienza del formato di Minsk: "L'Occidente ha cambiando il formato. Gli accordi di Minsk sono serviti solo a trovare un accordo sullo scambio di prigionieri. Nient’altro. Il formato di Minsk ha significato anche la partecipazione attiva ai negoziati da parte del Presidente della Bielorussia. Ma è emerso come ad Aleksandr Lukashenko stiano a cuore soprattutto i propri interessi. In nessun modo favorisce il processo di negoziazione".

“Ora si segue un altro formato: quello della Normandia. C'è in corso un cambio di leadership nel processo negoziale. Da una parte, per l’area post-sovietica, abbiamo Nursultan Nazarbayev, mentre per la parte occidentale il Presidente della Francia. Dopo il G20 l’Occidente si è convinto che per la Cancelliere tedesca Angela Merkel non sia facile lavorare direttamente con Vladimir Putin, la Germania non riesce a farcela”.

Secondo Suzdaltsev, la principale difficoltà ora è nelle diverse interpretazioni dell'accordo di Minsk: "Mentre la parte russa vede in questi accordi il consolidamento della pace, l’Occidente e Kiev guardano agli accordi di Minsk come ad una resa delle Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk e in parte della Russia". Ma Mosca non acconsentirà mai a tali condizioni.

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