La crisi ucraina e il nuovo ruolo della Nato

Il due dicembre a Bruxelles i ministri hanno discusso su come mettere in pratica le decisioni prese al vertice in Galles, dove è stato approvato il piano di interventi per garantire la sicurezza (Foto: Reuters)

Il due dicembre a Bruxelles i ministri hanno discusso su come mettere in pratica le decisioni prese al vertice in Galles, dove è stato approvato il piano di interventi per garantire la sicurezza (Foto: Reuters)

Il recente incontro a Bruxelles non ha fatto altro che aumentare il divario tra le diverse posizioni dei protagonisti. E, secondo gli esperti, per i prossimi anni non si prevede alcuna normalizzazione dei rapporti con la Russia

Mosca ha reagito molto negativamente alle decisioni prese alla riunione dei ministri degli Affari Esteri dei paesi membri della NATO. Secondo le valutazioni dei diplomatici russi, l'Alleanza non è pronta ad un partenariato alla pari con la Russia e si serve del confronto, a causa della situazione in Ucraina, per accrescere il proprio potenziale bellico. Gli esperti russi ritengono che alla NATO non vogliano una nuova guerra fredda, nonostante ciò, per i prossimi anni, non prevedono alcuna prospettiva di normalizzazione dei rapporti con la Russia.

Al dipartimento diplomatico russo ritengono che i documenti conclusivi dell'incontro dei ministri “abbiano una grave connotazione di sfida: provocano la tensione e incoraggiano la formazione di nuove linee di demarcazione nel continente europeo”.

Il due dicembre a Bruxelles i ministri hanno discusso su come mettere in pratica con maggiore efficacia le decisioni prese al vertice in Galles, dove è stato approvato il piano di interventi per garantire la sicurezza. Al centro dell'incontro c’erano i cosiddetti gruppi massimamente armati nell'ambito delle forze di reazione NATO, pronti, in caso di minaccia militare da parte della Russia, ad entrare in azione nel giro di pochi giorni.

Gli esperti tuttavia invitano a non attribuire troppo significato al riarmo della NATO in Europa orientale. “La Russia non deve in nessun modo rispondere alle decisioni correnti dei capi dei Ministeri degli Esteri dei paesi membri della NATO. In primo luogo, le minacce pronunciate (sulla distribuzione delle forze di pronta reazione) hanno carattere illusorio. In secondo luogo, le forze russe a disposizione sono sufficienti per opporre resistenza, nel caso in cui, per qualche motivo, quelle stesse minacce dovessero concretizzarsi. In terzo luogo, la risposta da parte della Russia porterebbe a un'ulteriore escalation della situazione, cosa che non è vantaggiosa per Mosca”, afferma Andrei Sushencov, managing partner dell'agenzia di analisi “Vneshnjaja Politika” (Politica Estera).

 
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I gruppi di rapida reazione non entreranno tuttavia in azione al di fuori dei paesi NATO. L'intento era solamente di garantire la sicurezza a stati est-europei membri dell'Alleanza, come ad esempio i Paesi Baltici”, ha evidenziato Timofej Bordachev, direttore del Centro studi europei e internazionali della Scuola Superiore di Economia.

Secondo l'opinione di Andrei Sushencov, i paesi NATO hanno cercato di condurre una escalation controllata del conflitto. “Da una parte, considerano indispensabile rispondere alla Russia per il suo comportamento nella crisi ucraina, dall'altra, non vogliono arrivare ad un conflitto strategico globale di lunga prospettiva”, ha spiegato l'esperto.

I ministri degli Affari Esteri dei paesi membri della NATO hanno sottoscritto una dichiarazione sulla situazione in Ucraina, nella quale si esorta la Russia ad esercitare influenza sui miliziani e a ritirare dai territori ucraini le proprie truppe, la cui presenza viene negata da Mosca, a contribuire al ripristino della sovranità dell'Ucraina e a eseguire tutti i punti degli accordi di Minsk.

Nonostante le critiche all'indirizzo della NATO, secondo le parole del segretario generale Jens Stoltenberg, non si ha intenzione di scatenare una seconda guerra fredda e si confida, al contrario, in rapporti costruttivi.

Rispondendo alle domande di RBTH, se sia possibile nel tempo breve ristabilire i contatti con la Russia, il segretario generale norvegese ha riportato l'esempio del suo paese che aveva normali relazioni politiche e commerciali con l'URSS anche durante il periodo della guerra fredda.

Lontani da una normalizzazione dei rapporti

Il rappresentante permanente alla NATO, Aleksandr Grushko si è espresso scetticamente sulle prospettive di un rinnovo dei lavori Russia-NATO: “In questo momento io non vedo la necessità di convocare un Consiglio, tenendo conto che la NATO intende attenersi alle posizioni formulate il primo aprile di quest'anno”. In quella data, l'Alleanza aveva scelto di interrompere ogni tipo di collaborazione civile e militare con la Russia per via della posizione russa in Ucraina e in seguito all'annessione della Crimea.

Come ha messo in evidenza nell'intervista a RBTH Fedor Lukyanov, presidente del Consiglio di politica estera e della difesa, le relazioni fra Russia e NATO di fatto al momento non esistono: “C'è un ritorno della retorica della contrapposizione, in assenza della possibilità di investire risorse in questo confronto. Semplicemente, di risorse non ce ne sono quante ne servirebbero. Da parte della NATO questo è evidente sin d'ora, da parte della Russia lo diverrà presto, quando anche la sfera della difesa comincerà a sentire gli effetti della crisi”.

Lukyanov ha aggiunto che psicologicamente la NATO non è pronta ad affrontare la Russia ma che vi è tuttavia “la tendenza di sfruttare la situazione per soffiare nuova vita nell'alleanza”. Secondo le sue parole l'alleanza cerca di “mostrarsi dura, ma di non provocare” la Russia.

Secondo le parole del rappresentante permanente alla NATO Grushko, un rinnovo della cooperazione è possibile, se la NATO rivedesse le sue posizioni nei confronti della Russia. “E noi poi andremo a vedere in quali campi tale collaborazione possa dare i suoi frutti - ha messo in evidenza lui -. Si tratta innanzitutto della situazione in Medio Oriente e in Africa settentrionale, della lotta al terrorismo, delle sfide cui mette davanti la diffusione delle armi nucleari, insomma di tutto quello che è stato fatto in precedenza insieme all'Alleanza all'interno della cornice Russia-NATO”.

“La palla si trova dalla parte della NATO”, ha detto Grushko, aggiungendo che ora “i rapporti fra Russia e NATO sono vicini al punto di congelamento”.

La Russia risponderà alla nuova strategia dell'Alleanza Nord-Atlantica aumentando le difese di sicurezza. Cosa che sta già avvenendo. E così, in conclusione, non ci sarà da aspettarsi alcuna normalizzazione per i prossimi 3-5 anni”, ha detto Timofej Bordachev.

Come sostiene Andrei Sushencov, uno dei problemi chiave nei rapporti fra Russia e NATO si cela nel reciproco fraintendimento. La leadership dell'Alleanza cerca di esercitare pressioni su Mosca, convinta che con la Russia si possa parlare solo con la forza. E questo è un grosso sbaglio. Perché la Russia, quando si sente messa alle strette proprio nel momento in cui sta compiendo sforzi colossali per la stabilizzazione della situazione in Ucraina, tira allora le sue conclusioni.

E così, di conseguenza, i leader russi rifiutano soluzioni di compromesso e si comportano secondo la logica del conflitto. Per interrompere questo circolo vizioso, all'Alleanza e alla Russia occorre elaborare delle norme di convivenza.

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