Il doppio sguardo di Mosca

Il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov (Foto: Ramil Sitdikov/RIA Novosti)

Il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov (Foto: Ramil Sitdikov/RIA Novosti)

L’intervento del ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov sulle priorità del Cremlino nella politica estera: la Russia rafforzerà la propria collaborazione con l'Asia, pur mantenendo aperto il dialogo con l’Occidente. Il commento di alcuni esperti

La Russia è disposta a proseguire la cooperazione con i partner occidentali sulle questioni internazionali e sulla crisi in Ucraina. Ma per il paese resta prioritario lo sviluppo della cooperazione con gli stati dell'Asia, della CSI e dell’Africa. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov lo scorso 19 novembre in un intervento alla Duma di Stato, sottolineando che Mosca è intenzionata a rafforzare la sua cooperazione con i paesi BRICS. Rbth ha chiesto ad alcuni esperti russi di commentare le parole del ministro.

Dmitri Polikanov, vicepresidente del PIR Center (il Centro Russo di Studi politici)

Il discorso del ministro degli Esteri alla Duma di Stato è una sintesi e una constatazione delle valutazioni che tanto il Presidente quanto lui stesso avevano già espresso in passato. La tensione nei rapporti tra Mosca e Washington non ha ancora raggiunto l'apice, e pertanto la situazione continuerà ad aggravarsi. Evidentemente, l'attuale establishment americano si è posto l'obiettivo di un cambio di regime in Russia, e pertanto gli Stati Uniti non hanno intenzione di accordarsi con noi su alcuna questione. Ciò ricorda la situazione dei rapporti tra Russia e Georgia durante la presidenza di Mikhail Saakashvili, quando il Cremlino insisteva sul fatto che avrebbe iniziato a discutere e a cercare soluzioni solo dopo che il capo dello Stato si fosse dimesso. Gli Stati Uniti ora si stanno comportando nello stesso modo con noi: non in maniera costruttiva, bensì emotiva, bloccando anche quelle sfere di cooperazione in cui gli interessi dei due paesi coincidono.

 
Tutte le opinioni
sulla questione ucraina

Tatiana Parkhalina, direttrice del Centro studi sulle problematiche della sicurezza europea dell'Istituto di informazione scientifica sulle scienze sociali (INION) dell'Accademia delle Scienze russa

Il concetto fondamentale espresso nell'intervento di Sergei Lavrov alla Duma di Stato è che per Mosca e Bruxelles è importante raggiungere dei compromessi, per non consentire all'attuale forma "leggera" e "fredda" di contrapposizione di degenerare in una grave crisi. Il summit del G20 a Brisbane ha dimostrato che le minacce dei leader occidentali di "prendere la Russia per il bavero" sono state trasformate in "costruttive" strette di mano dei capi di stato mondiali con il Presidente russo, il che testimonia come in Occidente si comprenda l'importanza del dialogo con la Russia. Probabilmente a suscitare risentimento è il fatto che Mosca stia giocando non secondo le regole eurocentriche che si sono affermate in tutto il mondo dopo la caduta dell'URSS, ma secondo le nuove regole di un mondo multipolare.   

Vadim Kozjulin, politologo, professore presso l'Accademia di scienze militari

Le dichiarazioni del governo russo sul rafforzamento della cooperazione tra la Russia e i paesi asiatici, e tra queste anche le affermazioni di Lavrov alla Duma di Stato, non devono essere interpretate come una conseguenza della crisi ucraina e come un brusco cambio di orientamento di Mosca, che dall'Occidente si starebbe volgendo a Oriente. La Russia per oggettivi motivi economici dopo la disgregazione dell'URSS non poteva cooperare strettamente con l'Asia e cercò una propria via in Europa. Anche i paesi asiatici all'epoca avevano un peso economico e politico diverso da quello che possiedono oggi nell'arena mondiale. Il rafforzamento della Cina, però, ha portato a un cambio di assetto tanto nella regione asiatica quanto nella strategia estera della Russia.

Nel 2012, quando ospitammo il summit dell'APEC a Vladivostok, il governo russo annunciò la sua intenzione di rafforzare la cooperazione con i paesi della regione asiatica. Ben prima di questa dichiarazione Mosca aveva instaurato rapporti di partenariato con le repubbliche dell'Asia Centrale, la Cina e l'India. La revisione del vettore della politica estera russa è un processo normale, e dunque non è il caso di drammatizzare la situazione. L'indirizzo europeo sarà sempre prioritario per il Cremlino, ma la sua politica rifletterà l'emblema raffigurato sullo stemma della Russia: un'aquila bicipite che guarda verso Occidente e verso Oriente.

Evgenij Petelin, politologo e docente presso la Higher School of Economics di Mosca

Attualmente Pechino sta cercando nuove risorse per rafforzare la propria posizione nel dialogo con l'Occidente, e i BRICS in questo senso rappresentano un'unione molto attraente. Sul piano pratico, però, i cinesi tendono ad attuare l'interazione economica e politica con i paesi in via di sviluppo secondo i due schemi Cina - India - Russia (RIC) e Brasile - Sud Africa - India - Cina (BASIC). La Russia per la Cina è un partner strategico importante e un valido argomento nella contrapposizione agli Stati Uniti. Pechino è disposta a cooperare con Mosca, ma spesso non vede dei progetti concreti e affidabili nei quali poter investire. In Russia, e soprattutto nelle regioni dell'Estremo Oriente e della Siberia Occidentale, spesso si crede che i cinesi possano arrivare con dei progetti già pronti e cominciare a realizzarli.  In Russia vi sono dei singoli progetti nel settore dell'energia nei quali Pechino compie grandi investimenti, ma non si prevede un afflusso massiccio di investitori cinesi, per via del carattere passivo dei russi stessi.    

Stanislav Pritchin, collaboratore scientifico dell'Istituto di studi orientali dell'Accademia delle Scienze russa

Nella regione del Caspio, della cui importanza ha parlato il ministro Lavrov nel suo intervento alla Duma, la politica estera russa è sempre stata di espansione. Il summit dei paesi del Caspio che si è svolto ad Astrakhan alla fine di settembre, sullo sfondo di un brusco aggravarsi della situazione nel Sud Est dell'Ucraina, ha dimostrato che gli stati sono disposti a proseguire la loro cooperazione indipendentemente dalla congiuntura estera. La turbolenza nei rapporti tra la Russia e l'Occidente ha addirittura fatto salire il punteggio politico di Mosca nella cooperazione con paesi come l'Iran.

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