Il mondo sull'orlo di una scissione

Il Presidente russo Vladimir Putin (Foto: Alexei Druzhinin / Tass)

Il Presidente russo Vladimir Putin (Foto: Alexei Druzhinin / Tass)

Alla vigilia del G20, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista esclusiva a una delle maggiori agenzie di stampa russe. Il Presidente russo ha esortato a non infrangere il sistema di relazioni internazionali

Alla vigilia del summit del G20 in Australia, Vladimir Putin ha rilasciato un'intervista ad una delle più grandi agenzie di stampa russe nella quale, in sostanza, ha elencato una serie di punti di vista sulll'esistente sistema mondiale e sul posto che la Russia occupa al suo interno.

Il Presidente russo ha sottolineato la crescente importanza del G20, che sta progressivamente trasformandosi nel principale forum mondiale. Per Putin, non si tratta di un organo simile a un esteso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, bensì di “una piattaforma dove è possibile incontrarsi, discutere tanto le relazioni bilaterali, quanto le questioni globali e perlomeno giungere ad una concezione comune di un problema e di una sua possibile risoluzione”.

 
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E il summit dei 20 è di fatto in trasformazione. Questo punto di vista ha diritto di esistere. “A differenza di una serie di altri forum del tipo SCRF (Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa) o G7, il G20 è più rappresentativo. E realmente, di maggiore rappresentatività si tratta, dal momento che, a differenza dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, vi sono riuniti solo gli stati più influenti. Ed è appunto per questo che all'Assemblea i partecipanti si limitano ad esprimere la loro posizione, mentre al G20 i problemi vengono realmente affrontati”, dice al corrispondente RBTH il vice direttore dei programmi di ricerca del Consiglio per la politica estera e di difesa (SVOP), membro della squadra di esperti del club Valdaj, Dmitri Suslov.

Ciò detto, i membri si sentono più liberi di formulare l'ordine del giorno e gli orientamenti delle operazioni a lungo termine. “Il G20 non ha gli strumenti per l'attuazione delle risoluzioni, e neppure istituti che vincolino l'adempimento di queste stesse decisioni prese e qualora la congiuntura dovesse mutare dopo gli incontri, i paesi possono tranquillamente rifiutarsi di rispettare le soluzioni adottate dal summit”, afferma il direttore manager del Consiglio Russo per gli Affari Esteri, Ivan Timofeev.

Il Presidente russo ha toccato anche il tema delle sanzioni adottate dall'Occidente contro la Russia. Secondo le parole di Putin, le sanzioni danneggiano non solo la Russia, ma infliggono un serio colpo alle economie europee stesse, che perdono in questo modo un importante mercato di sbocco. “Grazie alla nostra cooperazione con la Germania, lì vengono garantiti 300mila posti di lavoro. Mentre ora gli ordini cesseranno, e chiuso. Certo, probabilmente quelle stesse imprese si ri-orienteranno, ma occorre capire ancora, verso che cosa”, dichiara Vladimir Putin.

“Alle compagnie e ai paesi europei occorre ora cercare fondi per compensare le perdite causate dalle sanzioni anti-russe. E non solo per via delle sanzioni, la congiuntura economica soffre anche del taglio dei viaggi d'affari nonché del taglio dell'emissione dei permessi di lavoro in Russia e così via. Ora, lo stato è disposto a riempire di soldi solo le proprie aziende, confidando sulla previsione che il conflitto non durerà ancora a lungo”, concorda con lui il direttore del Centro ricerche europee e internazionali della Scuola Superiore di Economia, Timofej Bordachev.

 
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degli interessi economici globali

Ma la conseguenza più negativa delle sanzioni consiste nel fatto che esse, secondo le parole del Presidente russo, scuotono “l'intero sistema di relazioni internazionali”. Collegandosi a quanto riportato dall'assistente del presidente Putin, Yuri Ushakov, la medesima tesi è stata sostenuta anche dagli altri paesi BRICS con i rappresentanti dei quali Putin si è incontrato al margine del summit G20.

Il danno che queste comportano è multiplo. Innanzitutto le sanzioni cui spesso è ricorso l'Occidente negli ultimi tempi sono in principio il mezzo sbagliato di risolvere un conflitto. “Tali misure minano la fiducia esistente fra i diversi player, nonché fra le istituzioni stesse delle Nazioni Unite, trasformandosi in uno strumento di concorrenza sregolata, dove tutti i mezzi sono buoni - sostiene Ivan Timofeev -. E non solo non risolvono il problema, bensì lo aggravano. Prendete l'esempio dell'Ucraina: ecco adesso hanno introdotto le sanzioni contro la Russia. E che cosa è successo? Qualcosa è cambiato in meglio in Ucraina? Sono comparse la pace, la prosperità, l'economia ha ripreso a crescere? Certamente no, ma solo costi immensi per tutti i partecipanti al conflitto”.

In secondo luogo, le sanzioni “scuotono quell'ordine mondiale, economico-finanziario internazionale che è controllato dall'Occidente (attraverso il dollaro, la regolamentazione dei mercati finanziari globali, il sistema decisionale del FMI e dalla Banca Mondiale)", spiega Dmitri Suslov. Sì, la Russia non è il primo paese contro il quale l'Occidente abbia introdotto delle sanzioni, tuttavia, prosegue l'esperto, “a differenza dello stesso Iran, la Russia è sesta potenza economica del mondo, membro del G20 e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E imponendo misure contro di lei, l'Occidente si spara alla gamba, perchè tutti, inclusi i centri non occidentali, India, Cina, Brasile percepiscono questa mossa come un precedente. Si preoccupano che la stessa cosa possa accadere con loro ad un certo momento in futuro, sulla base di motivi esclusivamente politici. Ed è così che ora hanno una motivazione in più per indebolire il controllo dell'Occidente sull'ordine economico mondiale venutosi a creare. Attraverso la fondazione, ad esempio, di istituzioni alternative e di sistemi di calcolo economico-finanziari, cosa che sta già avvenendo”.

Secondo le parole di Dmitrij Suslov, “l'introduzione delle sanzioni incentiva qualitativamente una nuova collaborazioni fra i centri di forza non occidentali, euro-asiatici che non sono stati inclusi, né ambiscono ad esserlo, nei programmi americo-centrici. E sorge così la minaccia di uno scisma fra Europa non occidentale (Russia, Cina, India, Iran) ed Occidente esteso (nella forma di USA, partenariato Transatlantico e e zona transatlantica di libero commercio)”.

Invece di operare al fine di trasformare le unioni regionali in elementi di ordine politico ed economico globali sotto il rispetto di regole comuni di gioco, gli Stati Uniti, secondo le parole di Dmitrij Suslov, hanno intrapreso l'azione di escludere tutti i paesi che non riconoscono la leadership americana da tutte le società che sono invece loro affini, rafforzando nel contempo la cooperazione tecnico-militare con gli alleati. Questa politica porta indubbiamente ad aggravare la separazione del mondo in due oltre che ad un aumento del confronto fra due parti.

La complessità della situazione risiede nel fatto che l'Occidente questo problema non lo vede. Secondo le parole di Putin, “il mondo di oggi vive in condizioni di un orizzonte molto limitato di pianificazione, specie nella sfera della politica e della sicurezza. Tutti vivono dall'oggi al domani, di scelta in scelta”.

I politologi sono concordi sul fatto che si tratta di un trend obiettivo che destabilizza drammaticamente la situazione nel mondo. “Il fatto stesso dell'uso delle sanzioni dice dell'assenza di qualsiasi strategia costruttiva di risoluzione delle crisi. E se non c'è strategia, ciò significa che non c'è lungimiranza - considera Ivan Timofeev -. Prendete di nuovo l'Ucraina, nell'ultimo anno da tutte le parti in gioco abbiamo osservato azioni improvvisate, dettate dalla situazione, continui tentativi di estinguere continui incendi”.

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