L'Oriente da integrare

I leader mondiali si sono dati appuntamento a Pechino al vertice dell'Asia pacific economic cooperation (Apec), che celebra i suoi 25 anni (Foto: Reuters)

I leader mondiali si sono dati appuntamento a Pechino al vertice dell'Asia pacific economic cooperation (Apec), che celebra i suoi 25 anni (Foto: Reuters)

Concluso il vertice Apec, quali sono le prospettive di cooperazione economica tra Mosca e Pechino? La Cina e il futuro della Federazione

Il summit APEC conclusosi lo scorso 11 novembre a Pechino ha dimostrato che la Cina intende svolgere ruolo da leader all'interno della regione Asia-Pacifico. A questo hanno contribuito in molto la posizione incerta degli Stati Uniti e la politica di Mosca volta alla collaborazione con Pechino e allo sviluppo dell'Estremo Oriente. Nella dichiarazione finale del vertice, i leader delle più grandi economie dell'Asia e del bacino dell'Oceano Pacifico hanno ribadito: “Dall'APEC ci aspettiamo il consolidamento e l'avanzamento dell'integrazione economica regionale, il sostegno a un sistema di commercio multilaterale, la contrapposizione al protezionismo in tutte le sue forme e passi avanti nella prevenzione a una eventuale frammentazione del mercato regionale”.

Risposta a queste sfide voleva essere l'avvio del processo di costituzione, in Asia-Pacifico, di un'area di libero scambio (FTAAP), cui si è aggiunta una road map per il raggiungimento di tale scopo. Questo, come ha sottolineato il padrone del summit, il Presidente cinese Xi Jinping, è stato uno dei risultati più significativi del forum. Ma ancor più, ciò rappresenta il principale ottenimento della Cina che ha formulato questa iniziativa al summit ed è intenzionata a coordinarne la realizzazione, benché i discorsi sull'integrazione dell'Asia-Pacifico fossero in circolo sin dalla nascita di APEC, venticinque anni fa. In sostanza, la proposta cinese rappresenta l'alternativa all'idea americana del Partenariato Trans-Pacifico. Anche qui si tratta infatti di una zona di libero commercio nella quale dovrebbero rientrare gli Stati Uniti, il Giappone, come pure una grande maggioranza di stati della regione vicini a Washington. Ad esclusione di Cina e Russia.

A seguito della dichiarazione, due anni fa, dei principali interessi nazionali di APEC, il Presidente Barack Obama ha preso a costruire un sistema di contenimento della Cina. Tale sistema riflette in molto le relazioni con l'Europa, dove i confini europei coincidono con le zone di responsabilità NATO. Evidentemente è proprio per questo motivo che alla vigilia del summit, i media cinesi hanno definito la politica di Obama “banale”. In Russia gli esperti hanno un'opinione molto simile. “Gli USA a Pechino non possono proporre nulla di nuovo”, mette in evidenza Gleb Ivashencov, vice direttore del Centro russo di Studi APEC.

La Cina al summit ha esposto l'idea di un partenariato globale, privo di linee divisorie che possano stimolare rivalità. E in questo ha ottenuto il pieno appoggio della Russia. Intervenendo alla prima sessione dei lavori dei leader del forum economico APEC, il Presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato: “In questo contesto vorrei esprimere il mio alto apprezzamento per la road map elaborata dalla presidenza cinese a favore del comune progresso verso la zona di libero commercio. Le misure in essa previste contribuiscono ad armonizzare le iniziative di integrazione realizzate nello spazio APEC”. In aggiunta, del resto, il Presidente ha dichiarato che “qualunque nuovo accordo non dovrà recar danno al sistema economico multilaterale WTO. Questa è al contempo critica alla concezione americana del Partenariato Trans-Pacifico e sostegno alla posizione cinese, che si rifa alle proposte russe avanzate nel 2012 in occasione del summit APEC a Vladivostok.

Unanimità dell'approccio e crescita del commercio

L'unità concettuale degli approcci di Mosca e Pechino alla cooperazione in Asia-Pacifico conferma anche il rapido sviluppo bilaterale delle relazioni commerciali ed economiche emerse anche al summit APEC. É stato raggiunto l'accordo fondamentale per una nuova rotta, occidentale, per le forniture di gas in Cina rompendo così il monopolio dell'Europa come principale consumatore di gas russo. Inoltre Rosneft e la compagnia nazionale cinese per l'esplorazione e lo sviluppo nel settore del petrolio e del gas hanno firmato, ai margini del vertice APEC, un accordo preventivo riguardante l'acquisizione da parte della compagnia del 10% di partecipazione nella società Vankorneft. Trattasi di una seria presa di posizione da parte degli importatori cinesi. Crescono così anche le consegne di petrolio in Cina: come ha dichiarato il capo di Rosneft, Igor' Sechin, la Russia e la Cina hanno stretto accordi per ulteriori forniture di petrolio del volume di 5 milioni di tennellate all'anno.

Ricordiamo, che ancora al giugno del 2013 Rosneft e la compagnia petrolifera nazionale cinese CNPC avevano firmato un contratto a lungo termine per la fornitura di greggio in Cina. “Il volume è di 365 milioni di tonnellate nell'arco di 25 anni. Il valore totale dell'affare è di 270 miliardi di dollari”, aveva dichiarato allora Sechin. In conclusione, si parla non tanto del superamento delle sanzioni anti-russe, quanto piuttosto della svolta strategica della Russia ad Oriente, della quale aveva già anticipato il Presidente russo due anni fa. E ancora, si parla non solo di rafforzamento del partenariato con la Cina: la super-missione della Russia è quella di rilanciare e sviluppare, sulla base della cooperazione con le regioni dell'Asia-Pacifico, l'economia della Siberia e dell'Estremo Oriente della Russia. “Solo questo permetterà al paese di riprendersi e di conservare lo status di grande potenza. Altra via non esiste”, evidenzia Gleb Ivashencov.

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