"Così la crisi ucraina ha stravolto il mondo"

L'accademico Evgenij Primakov (Foto: Olesia Kurpiaeva)

L'accademico Evgenij Primakov (Foto: Olesia Kurpiaeva)

Evgenij Primakov, accademico, ex premier ed ex ministro degli Esteri, analizza la situazione internazionale, dai rapporti con l’Occidente alla minaccia dell’Isis. E afferma: “Non è vero, come sostiene il Papa, che è iniziata una Terza guerra mondiale”

L'accademico Evgenij Primakov, ex premier ed ex ministro degli Esteri della Federazione Russa al cui nome è legata l'attuale concezione della politica estera russa, ha parlato in un'intervista a Rossiyskaya Gazeta della questione se sia ipotizzabile una nuova guerra fredda, e ha spiegato che cosa rappresenti la più grave minaccia mondiale.   

Cinque anni fa lei affermò: "Con l'Ucraina è indispensabile mantenere buoni rapporti... Non possiamo perdere l'Ucraina, qualunque siano gli equilibri politici... Bisogna cercare costantemente di riavvicinarsi all'Ucraina, ovunque ciò sia possibile". Perché non si è riusciti in questo intento? E cosa accadrà in futuro?

Non ritratto le parole che le dissi cinque anni fa a proposito dell'Ucraina. L'intesa e il riavvicinamento con l'Ucraina restano parte degli interessi nazionali dello stato russo e del popolo russo. In questo senso, nulla è cambiato. Attualmente, però, è cambiata la situazione in Ucraina e intorno ad essa. Per quanto concerne il futuro, sono ottimista, ma il mio per ora è un ottimismo limitato.

Si dice che gli avvenimenti in Ucraina abbiano innescato l'ennesima "guerra fredda", che porterà a un riassestamento degli equilibri di forza nel mondo.  

Non sono d'accordo con l'opinione secondo cui sarebbe inevitabile un ritorno alla guerra fredda. L'estraniamento nei confronti dell'Occidente non è una guerra fredda nel vecchio senso di questa espressione, perché in passato ad essere schierati su posizioni ideologiche contrapposte erano due gruppi di stati, guidati rispettivamente dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, ciò che rischiava di degenerare in una guerra vera e propria.  

Oggi, a mio modo di vedere, non ci troviamo in una situazione simile. Eppure, nel mondo qualcosa è cambiato per effetto della crisi in Ucraina: questo non si può ignorarlo. La Russia ha dimostrato di essere un paese che difende i propri interessi nazionali in un mondo multipolare. Agli Stati Uniti e ai loro alleati europei questo non va a genio, ma tale è il corso oggettivo della storia.

Eppure, il Papa ha dichiarato che la Terza guerra mondiale è già in atto. Si tratta di una metafora?

Non condivido l'opinione di chi ritiene che sia già in atto una Terza guerra mondiale. Il Papa, pertanto, non mi sembra un veggente.  

Immagini di avere davanti a sé la carta geografica del mondo, su cui siano indicati tutti i "punti caldi" del nostro pianeta. Quali sono i più pericolosi per il mondo intero e per la Russia?

Indubbiamente, uno dei punti più "caldi", o per meglio dire delle situazioni più roventi, è l'offensiva di vasta portata dell'organizzazione denominata "Stato islamico". In primo luogo perché essa attira a sé, come una calamita, gli islamisti radicali di vari paesi: tutti vogliono stare dalla parte dei vincitori, e l'ISIS controlla già una porzione consistente dei territori di Iraq e Siria, ma soprattutto dell'Iraq.   

In secondo luogo, perché questa organizzazione non si limita a voler instaurare il califfato in un singolo paese arabo, ma estende le sue brame su tutti i territori di popolazione musulmana. E questi, come lei sa, sono assai numerosi.

In terzo luogo, perché gli Stati Uniti non rinunciano alla loro politica miope che mira alla liquidazione del regime di Bashar Assad, non stanno affatto normalizzando i loro rapporti con l'Iran, e, cosa forse più importante di tutte, non fanno tutto il possibile per attrarre i sunniti nelle fila dei combattenti contro l'ISIS, in Iraq ma anche oltre i suoi confini. l'ISIS non può essere sconfitto con i soli bombardamenti. Per riuscirvi occorrono gli sforzi congiunti di tutto il mondo.

Obama ha definito il virus dell'Ebola, le azioni della Russia in Europa e il gruppo dell'ISIS come le principali minacce mondiali di oggi. Che cosa cerca di ottenere Obama con queste dichiarazioni?

Questa dichiarazione rimanga pure sulla coscienza del presidente Obama. Essa è, per usare un'espressione diplomatica, tutt'altro che lungimirante.

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