Voto in Ucraina, la scelta delle regioni dell’Est

Secondo la commissione elettorale, tre ore prima che si chiudessero i seggi nella sola regione di Voronej l’affluenza alle urne aveva raggiunto il 60 per cento degli aventi diritto (Foto: Reuters)

Secondo la commissione elettorale, tre ore prima che si chiudessero i seggi nella sola regione di Voronej l’affluenza alle urne aveva raggiunto il 60 per cento degli aventi diritto (Foto: Reuters)

Gli abitanti delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk alle urne per eleggere i dirigenti degli enti amministrativi locali: le reazioni della Russia

Domenica 2 novembre si sono svolte le elezioni negli organi amministrativi locali delle repubbliche popolari che si sono autoproclamate tali a Donetsk e Lugansk. Soltanto tre candidati si sono presentati per la poltrona di Presidente: il capo del governo della repubblica Alexandr Zakhartchenko, il deputato al parlamento della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) Iuri Sivokonenko, e l’uomo d’affari e rappresentante del movimento “Iugo-Vostok” (“Sudest”), Alexandr Kofman. Due partiti politici si sono battuti alle legislative: “Donetskaya respublika” (“Repubblica di Donetsk”) e “Svobodny Donbass” (“Donbass libera”).

 
Tutte le opinioni
sulla questione ucraina

Le elezioni

Su imitazione di quanto avvenuto nel referendum in Scozia, hanno avuto diritto di voto tutti i cittadini di età superiore ai 16 anni. A controllare il corretto svolgimento di queste elezioni sono arrivati 51 osservatori internazionali, provenienti da Russia, Abkhazia, Ossezia del sud, Serbia, Montenegro, oltre all’eurodeputato francese Jean-Luc Schaffhauser. Secondo il rappresentante della commissione elettorale centrale della RPD, Roman Liaguin, a mezzogiorno aveva già votato in questa regione mezzo milione di persone e più di 300mila l’avevano fatto nella Repubblica Popolare di Lugansk (RDL). I rifugiati del sudest che vivono nei campi in prossimità della frontiera sul versante russo hanno potuto prendere ugualmente parte al referendum. Secondo la commissione elettorale, tre ore prima che si chiudessero i seggi nella sola regione di Voronej l’affluenza alle urne aveva raggiunto il 60 per cento degli aventi diritto.

L’ufficio stampa del governo dell’Ucraina sudorientale ha già reso noto che le autorità ufficiali di Kiev avevano tentato di impedire che il referendum avesse luogo. Il primo novembre, alle 17.30, truppe ucraine hanno infatti fermato la viabilità sulle strade che portano al territorio della RPD da est e da ovest per impedire a chi voleva di recarsi a votare il giorno successivo. Oltre a ciò le autorità della repubblica hanno dichiarato di aver smantellato gruppi di commando del battaglione ucraino “Dniepr-1”.

Incriminazioni giudiziarie

I servizi di sicurezza ucraini hanno dato il via a un’inchiesta giudiziaria per accertare “attività destinate a modificare o capovolgere con la violenza l’ordine costituzionale o impadronirsi del potere”. Le autorità incaricate di mantenere l’ordine hanno anch’esse dichiarato che gli osservatori presenti alle elezioni e provenienti dall’Unione europea e altri paesi diventeranno “personae non gratae” in Ucraina. “E tutto ciò accade sotto lo sguardo di pseudo-osservatori che sono già diventati “personae non gratae” in territorio ucraino o lo diventeranno” si legge in un comunicato delle autorità giudiziarie su Facebook. In risposta a ciò, il primo ministro uscente della RPD Alexandr Zakhartchenko ha sottolineato che le forze dell’ordine del sudest condurranno una loro inchiesta al riguardo del “genocidio della popolazione del sudest”.

La posizione della Russia

Malgrado tutte le minacce di pressioni politiche ed economiche provenienti dall’Occidente, la Russia ha appoggiato l’organizzazione delle elezioni negli organi di gestione locale dell’Ucraina sudorientale, come ha confermato alcuni giorni prima il ministro russo degli Affari esteri Sergei Lavrov. “Le elezioni che si svolgeranno il 2 novembre nel territorio delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk che si sono autoproclamate tali saranno importanti dal punto di vista della legittimazione del potere. Noi riteniamo che si tratti di uno dei punti più importanti degli accordi di Minsk” aveva dichiarato.

“Speriamo che la libertà di espressione sia rispettata e che non si renda necessario alcun intervento dall’esterno” ha insistito il ministro. Come ha spiegato a RBTH Aleksandr Konovalov, presidente dell’Istituto delle valutazioni strategiche, Mosca in precedenza aveva riconosciuto l’esito delle elezioni ufficiali al parlamento di Kiev, nonostante tutte le dichiarazioni sul carattere anticostituzionale del cambio di governo, riconoscendo indirettamente nella medesima occasione la legittimità dei nuovi dirigenti del paese. “L’accettazione dei risultati delle elezioni nel sudest implicherà il riconoscimento delle repubbliche che si sono autoproclamate tali, cosa che la Russia non intende fare ancora. Mosca apprezza che esista un’opposizione alle nuove autorità in Ucraina, e che alcuni manifestino la loro indipendenza.

Tuttavia il Cremlino non sa ancora con certezza che forma assumerà in futuro il dialogo con le nuove autorità delle repubbliche che si sono autoproclamate tali, e che si aspettano veramente molto dalle relazioni con la Russia” spiega l’esperto. Secondo l’analista, Mosca continua a inviare convogli con aiuti umanitari nella regione e a sostenere economicamente la sua ricostruzione dopo i combattimenti. “Il conflitto continuerà a covare da qualche parte e la Russia, in caso di bisogno, potrà gettare di nuovo olio sul fuoco. Le elezioni in queste due repubbliche costituiscono per Mosca una leva per esercitare pressioni politiche su Kiev” aggiunge Konovalov.

Andrei Suzdaltsev, direttore della ricerca del centro di analisi della Scuola di alti studi in scienze economiche, ha spiegato a RBTH che è necessario accogliere positivamente i tentativi della popolazione del sudest di consolidare i suoi poteri esecutivi, legislativi e giudiziari. “La Russia non ha riconosciuto ma sostenuto il desiderio del popolo del sudest di esprimere la propria opinione per mezzo di un referendum.

Il Cremlino esige garanzie per assicurare una tregua e proseguire il dialogo politico per regolarizzare la crisi. Se Kiev violerà gli accordi di Minsk, Mosca potrebbe riconoscere i risultati del voto. Di fatto, ciò significherà riconoscere l’indipendenza della regione” dice l’esperto. Coma ha sottolineato Suzdaltsev, una situazione di questo tipo non farebbe che aggravare la crisi in Ucraina e farebbe sentire più sicure le forze politiche del sudest che proseguirebbero i combattimenti. Ma la situazione potrebbe anche dar luogo a cambiamenti importanti nella politica estera russa. “Il riconoscimento delle elezioni potrebbe rimettere in discussione lo status di alleato dei partner di Mosca, in diverse forme di partenariato e di unione economica. È chiaro che il Kazakistan e la Bielorussia non riconosceranno queste elezioni. È dunque possibile che le alleanze del Cremlino si sgretolino e possano portare a un nuovo indebolimento in politica estera del paese” ha precisato.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta