Ucraina, Mosca riconosce le elezioni nel Donbass

Donne al voto (Foto: Valery Melnikov/RIA Novosti)

Donne al voto (Foto: Valery Melnikov/RIA Novosti)

La Russia ha di fatto riconosciuto l'esito del voto che si è tenuto, nonostante le proteste di Kiev, lo scorso 2 novembre nel Sud Est del paese. Gli esperti ritengono che questa decisione causerà inevitabilmente un ulteriore deterioramento dei rapporti con l’Occidente

Il 2 novembre nei territori delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk si sono svolte le elezioni degli organi del potere esecutivo e legislativo. Non vi sono state particolari sorprese: gli attuali leader degli stati non riconosciuti, Aleksandr Zakharchenko e Igor Plotnitskij, hanno mantenuto le loro cariche.

I politici europei e americani fanno notare che le elezioni nella Repubblica Popolare di Donetsk e nella Repubblica Popolare di Lugansk sono un'aperta violazione del Protocollo di Minsk. Ciò nonostante, Mosca di fatto ha riconosciuto la votazione come compiuta e legittima. "Le elezioni nelle regioni di Donetsk e di Lugansk si sono svolte nel complesso in maniera ordinata, e con un'elevata affluenza di elettori alle urne. Noi rispettiamo l'espressione della volontà degli abitanti del Sud Est. I rappresentanti eletti hanno ricevuto mandato di risolvere le questioni pratiche per il ripristino delle normali condizioni di vita in queste regioni", si legge in un comunicato del ministero degli Esteri russo pubblicato il 3 novembre. 

Questa formula a prima vista può sembrare piuttosto ambigua: non vi compare la parola "riconoscimento", e le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk vengono chiamate "regioni".  Eppure, se si traduce dal linguaggio della diplomazia nella lingua di tutti i giorni, l'impiego stesso del termine "elezioni" senza virgolette e senza precisazioni significa che la Russia riconosce queste votazioni come delle vere e proprie elezioni.

I motivi del riconoscimento e dell'abbandono di fatto da parte della Russia del processo avviato a Minsk sono da cercare nella delusione per il comportamento dei partner ucraini e occidentali. Mosca contava sul fatto che il processo di Minsk avrebbe creato le condizioni per una soluzione di compromesso della crisi ucraina, mentre Kiev, Bruxelles e Washington lo consideravano un modo per costringere Mosca a cedere completamente le proprie posizioni nel Donbass.  Proprio per questo, ad esempio, la stabilizzazione della situazione nel Sud Est dell'Ucraina non è stata un motivo sufficiente per l'Unione Europea per revocare o almeno alleggerire le sanzioni economiche imposte alla Russia (la questione è stata rimandata alla prossima primavera).  Kiev, stando alle dichiarazioni dei combattenti, ha sfruttato la tregua non per condurre trattative di pace, bensì per riorganizzare le sue truppe e preparare un nuovo assalto a Donetsk.  Ora, riconoscendo le elezioni, Mosca ha mostrato di non accettare una simile interpretazione degli accordi di Minsk.

In risposta a ciò, i paesi occidentali minacciano di causare nuovi problemi alla Russia; gli esperti però ritengono che gli Stati Uniti abbiano già esaurito il proprio arsenale di strumenti di pressione. "I rapporti tra Russia e America sono già abbastanza cattivi, e non vi saranno cambiamenti sostanziali. Nel peggiore dei casi, l'amministrazione di Obama includerà nella lista delle sanzioni l'ennesimo gruppo di politici e uomini d'affari russi", è l'opinione di Sergej Kostjaev, docente della cattedra di politologia applicata dell'Università della Finanza presso il governo della Federazione Russa.  

Dopo le elezioni del Congresso americano e la probabile perdita del controllo del Senato da parte dei democratici, la situazione potrebbe mutare. In questo caso, secondo Kostjaev, i repubblicani "potranno modificare il budget del Pentagono per creare delle basi militari della NATO lungo il perimetro della Russia. L'idea di un accerchiamento militare del nostro paese è piuttosto popolare tra i "falchi" come Richard Cheney, l'ex vicepresidente USA che rilascia frequenti dichiarazioni sulle questioni di politica estera, e John McCain, che potrebbe essere eletto a capo del comitato del Senato per gli armamenti in caso di vittoria dei repubblicani nelle elezioni di metà mandato del 4 novembre".

Per quanto riguarda l'Europa, la situazione è più complessa. "I rapporti tra Russia ed Europa, senza dubbio, sono destinati a peggiorare ancora. L'Unione Europea considera le elezioni nella Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) e nella Repubblica Popolare di Lugansk (LNR) come un altro passo verso lo "scenario della Transnistria", ma al tempo stesso comprende che l'avere assunto una posizione rigida nei confronti dei separatisti del Donbass ha privato Bruxelles di qualsiasi leva di influenza su di loro. L'Europa, però, non vuole nemmeno andare verso un conflitto aperto con la Russia: pertanto, essa vorrebbe adottare in questo caso la tattica del "silenzio comune", che prevede la possibilità di fissare tacitamente l'attuale status quo, evitando di esasperare la situazione, almeno fino alla primavera", spiega al corrispondente di Rbth il docente di politologia della Higher School of Economics Dmitri Evstaf'ev.     

Alcuni paesi occidentali hanno già dichiarato di essere disposti a comprendere e perdonare Mosca nel caso in cui essa non si spinga oltre il riconoscimento. "Spero che la Russia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non intraprenda alcuna azione per avvalersi del risultato delle elezioni come pretesto per incoraggiare nei fatti i separatisti a proseguire il loro percorso verso l'indipendenza", ha osservato il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.   

Questa dichiarazione, però, arriva in ritardo: la Russia ha preso definitivamente la strada del riconoscimento de facto dell'autonomia delle Repubbliche di Donetsk e di Lugansk. "Confermando la capacità di agire del potere, le elezioni gli hanno conferito legittimità, e noi, naturalmente, interagiremo con questo potere come con qualunque altro potere legittimo", ha dichiarato il primo vice del capogruppo di Russia Unita (Edinaja Rossija) alla Duma di Stato Franz Klintsevich.  

Mosca ha già iniziato senza l'autorizzazione di Kiev un'intensa attività di ripristino delle infrastrutture della regione, per preparala al periodo invernale e non permettere che nel Donbass si verifichi una catastrofe umanitaria.  La Russia è intenzionata inoltre a sostenere l'economia delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, procurando posti di lavoro ai loro abitanti e fornendo loro mezzi di sussistenza.  Il vicepremier russo Dmitri Rogozin ha già dichiarato che "i prodotti delle aziende delle Repubbliche di Donetsk e di Lugansk che partecipano alla cooperazione industriale con le aziende della Federazione Russa non saranno sostituiti con prodotti di altre aziende".

Mosca preferirebbe fare ciò in stretta cooperazione con Kiev, e pertanto esorta Poroshenko a instaurare finalmente un dialogo con quelli che le autorità ucraine considerano propri cittadini.  "In considerazione delle elezioni che si sono svolte è estremamente importante intraprendere rapidamente delle azioni per instaurare un dialogo stabile tra il potere centrale dell'Ucraina e i rappresentanti del Donbass, nell'ambito degli accordi raggiunti a Minsk", si legge in un comunicato del ministero degli Esteri russo. A Kiev, però, questo dialogo viene visto come una legittimazione delle autorità elette nel Donbass.   

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