Putin e il nuovo ordine mondiale

Il Presidente russo Vladimir Putin a Sochi (Foto: Reuters)

Il Presidente russo Vladimir Putin a Sochi (Foto: Reuters)

Dal Club Valdai di Sochi, il Presidente russo ha invitato l'Occidente a rinunciare all'idea di un mondo unipolare e ad avviare il dialogo politico con gli altri paesi, sottolineando l'irremovibilità della posizione russa

Il Presidente russo Vladimir Putin ha accusato gli Stati Uniti del crollo del sistema di sicurezza internazionale e ha definito priorità assoluta la creazione di una nuova struttura di rapporti volta a contrastare il sorgere di nuovi conflitti interni e mondiali. Questa dichiarazione è stata fatta dal leader russo il 24 ottobre a Sochi, nel corso della riunione del forum internazionale di dicussione del club Valdai, che riunisce esperti provenienti da decine di paesi.

Secondo le parole di Putin, nonostante le sanzioni e il deterioramento dei rapporti con l'occidente in seguito al conflitto in Ucraina, Mosca non intende isolarsi sul piano della politica estera. Il Cremlino è aperto al dialogo e alla normalizzazione dei rapporti economici. La Russia è inoltre pronta alla discussione oggettiva sul disarmo nucleare.

Sulla politica degli USA e un nuovo ordine mondiale

Come ha affermato Putin, l'ordine mondiale unipolare si è dimostrato ingestibile, superiore alle capacità di uno stato egemone. Secondo le sue parole, questo instabile disegno ha rilevato tutta la sua incapacità nell'affrontare con efficacia minacce tali come i conflitti regionali, il terrorismo, il narcotraffico, il fanatismo religioso, lo sciovinismo e il neonazismo. “Perché nella sua sostanza il mondo unipolare è un'apologia della dittatura, tanto sugli uomini, quanto sugli stati”, ritiene Putin. 

Il Presidente ha sottolineato che oggi non c'è garanzia che l'esistente sistema di sicurezza globale e regionale sia in grado di proteggere dalle scosse.

“In passato, il nuovo ordine mondiale che avrebbe stabilito le regole del gioco e il comportamento degli stati è sorto in conseguenza di grandi scontri. I paesi vincitori si sono ritrovati a Jalta, a Potsdam e hanno elaborato leggi nuove di interrelazione: il principio di inviolabilità dei confini, il principio di autodeterminazione dei popoli, la creazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite”, ha detto a RBTH il presidente dell'istituto di valutazione strategica Aleksandr Konovalov.

Secondo l'opinione di Konovalov, oggi il bisogno di un nuovo sistema è sentito con un'urgenza senza precedenti, nonostante di fatto non abbia avuto luogo quello scontro dal quale sarebbe potuto scaturire un ordine diverso. “È trascorsa la guerra fredda senza che vi fosse alcun accordo di pace o principio che regolasse le relazioni. E' necessario crearli questi principi, ma nessuno sa chi debba farsi carico della costruzione di questo nuovo ordine globale”, ha ribadito Konovalov.

L'Ucraina e i futuri conflitti

La differenza fra il discorso di Putin di Munchen e quello attuale, sta nel fatto che nel 2007 il Presidente allora si era limitato a protestare contro la politica degli USA. Ora invece la Russia si contrappone attivamente alla politica di Washington in Ucraina e in Siria. La tesi principale del suo intervento dice che il mondo unipolare non tiene in considerazione gli interessi russi e che Mosca difenderà la sua posizione sulle questioni per lei fondamentali”, ha detto a RBTH il vicedirettore del Centro Carnegie Dmitrij Trenin.

Come ha messo in evidenza Trenin, la Russia non è in procinto di assumere il ruolo di egemone e di responsabile dei destini del mondo, ma difenderà i suoi interessi. 

Nel suo discorso di Sochi, Putin ha messo in guardia sulla probabilità crescente di nuovi conflitti regionali con la partecipazione diretta o indiretta delle gosse potenze. “Con ciò, il fattore di rischio non è rappresentato semplicemente dalle tradizionali contraddizioni interstatali, ma anche dalla instabilità interna dei singoli stati stessi. Specialmente quando si tratta di paesi situati all'incrocio degli interessi geopolitici degli stati più grossi”, ha detto.

Secondo le sue parole, la questione ucraina è diventata un conflitto esattamente di quel carattere. Putin ha sottolineato il fatto che la Russia avesse più volte messo in evidenza la frettolosità delle decisioni prese dietro le quinte in merito all'associazione dell'Ucraina all'Unione Europea, nonché i seri rischi che esse avrebbero comportato anche per la Russia in quanto maggiore partner commerciale dell'Ucraina.

“Ma allora non hanno voluto ascoltarci, ci hanno detto: “Non è affare vostro”. E al posto del difficile, ma vorrei sottolineare, civile dialogo, hanno spinto la situazione fino al colpo di stato. Hanno fatto precipitare il paese nel caos, lo hanno condotto alla rovina economica e sociale e alla guerra civile infine, con gran numero di vittime”, ha detto il Presidente della Russia.

“Evidentemente, quelli che fabbricano in continuazione nuove e nuove “rivoluzioni colorate” si credono di essere artisti geniali e in nessun modo gli riesce di fermarsi e pensare alle conseguenze”, ha aggiunto il Presidente russo.

Il politologo Dmitrij Babich ha osservato nell'intervista a RBTH che l'essenza dell'intervento di Putin consiste nel fatto che la Russia non può più comportarsi come negli anni Novanta, vale a dire ignorando gli sbagli dell'Occidente: “In precedenza Mosca partiva dal presupposto che l'Occidente rappresentasse le forze del bene e che gli si potesse pertanto perdonare alcuni errori di calcolo. Ma ora a rischio è la sicurezza della Russia”.

Secondo l'opinione di Babich, la Russia si è vista costretta a reagire di fronte ai goffi tentativi operati col sostegno dei radicali islamisti atti a rovesciare il governo del Presidente della Siria Bashar Assad , nonché a realizzare un cambio del potere a Kiev.

Putin cerca insistentemente di far comprendere la sua posizione all'Occidente. Si rivolge ai suoi opponenti, parla dei loro interessi e delle loro eventuali perdite, sul piano economico ad esempio. “Ma con tutta probabilità a Washington e a Bruxelles non staranno a sentirlo. Non accoglieranno l'invito alla costituzione di un nuovo sistema di relazioni internazionali. Io non sono certo che il pubblico presente a Sochi sia stato scelto in maniera oculata, tenendo a mente che il forum Valdai è costituito per l'80% dai rappresentanti dei paesi occidentalizzati. Il potenziale del dialogo educato con l'Occidente si è già esaurito ai tempi di Bush figlio, e il primo segnale a testimonianza di ciò è stata la guerra in Ossezia nel 2008”, si duole Babich.

Nondimeno, secondo le parole del politologo, gli appelli del Presidente russo potrebbero essere recepiti da paesi come la Cina, l'India, il Brasile, il Sudafrica la cui sicurezza è messa a rischio dalla politica americana.

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