Asem, segnali di distensione tra Russia e Occidente

Il premier italiano Matteo Renzi a colloquio con i leader mondiali, tra cui il Presidente russo Vladimir Putin, il Presidente ucraino Petro Poroshenko e la cancelliera tedesca Angela Merkel (Foto: Reuters)

Il premier italiano Matteo Renzi a colloquio con i leader mondiali, tra cui il Presidente russo Vladimir Putin, il Presidente ucraino Petro Poroshenko e la cancelliera tedesca Angela Merkel (Foto: Reuters)

Leader mondiali riuniti al vertice Asia-Europa di Milano. Rbth ha raccolto il parere di alcuni esperti russi, secondo i quali, per vedere un sostanziale miglioramento nelle relazioni tra Mosca e Bruxelles sarebbe indispensabile un cambiamento positivo in Ucraina

Rbth ha chiesto ai più autorevoli analisti politici russi se esistano delle prospettive per una regolamentazione della crisi in Ucraina e una normalizzazione dei rapporti tra la Federazione Russa e l’Unione Europea.

Sergei Markedonov, politologo, professore associato di Studi regionali esteri e Politica estera presso l’Università statale di Scienze umane di Mosca

“Non esiste alcun presupposto perché al vertice di Milano si verifichi una rottura nei rapporti tra Russia, Occidente e Ucraina. La crisi in Ucraina ha posto una questione seria: quella dell’esito di un processo di sforzi compiuti dalla Russia per integrarsi nel mondo occidentale e affermare una propria visione autononoma dei processi globali. L’Occidente vede nella situazione ucraina e nelle ambizioni della Russia una violazione dell’ordine mondiale, e non soltanto l’ennesimo colpo di testa di Mosca. Nell’attuale situazione è importante mantenere alcuni principi cardine e raffreddare il clima di contrapposizione che si è venuto a creare tra le parti.

Dopo il vertice di Milano molto dipenderà dalla situazione nel Donbass. Se lo status quo raggiunto al momento della firma degli accordi di Minsk verrà mantenuto, le relazioni tra Russia, Occidente e Ucraina avranno un’evoluzione positiva; vale a dire che vi sarà una sorta di “razionalizzazione” della presenza delle repubbliche separatiste non riconosciute di Donetsk e Lugansk.

 
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Ogni rottura è l’esito di una seria sovradeterminazione. O la Russia ammette di rinunciare ad aspirare a un ruolo di forza centrale nello spazio post-sovietico, o l’Occidente deve a sua volta accettare che le preoccupazioni da parte di Mosca rispetto all’Ucraina quale paese confinante sono fondate. Sarebbe possibile anche una terza linea di compromesso: lanciare una sorta di Helsinki-2, un negoziato in cui riesaminare le questioni in campo per elaborare nuove regole del gioco. Ma non sembra che le parti siano disponibili a una tale soluzione”.

Dmitri Evstafev, politologo, docente dell’Alta scuola di Economia di Mosca

Gli europei intendevano usare la piattaforma del summit di Milano per strappare alla Russia delle promesse di soluzione della situazione ucraina. Tuttavia, Mosca ha ribadito e continua a ribadire che non dipende da lei, bensì dall’Ucraina, l’esistenza di uno Stato autonomo e sovrano e che spetta all’Ucraina indire delle elezioni, superare la crisi e controllare il suo sistema economico e sociale, ma soprattutto stabilire in che direzione andare, se verso Est, oppure verso Ovest.  

Dal summit di Milano non bisogna attendersi dei progressi nelle relazioni tra Russia ed Europa. Gli europei sono orientati sulle posizioni americane e si attendono la formulazione di una linea chiara da parte degli Usa. Ma Washington finora tace e perciò gli europei vivono con sofferenza il problema della crisi in Ucraina e dei rapporti con la Russia. Tra le parti il dialogo è assente. E se mai si riuscisse a trovare qualche punto d’accordo, quale sarebbe il prezzo da pagare nell’attuale situazione di precarietà dello Stato ucraino e con una linea così nebulosa da parte degli Stati Uniti sulla crisi in questo paese? Dei progressi saranno possibili solo nel maggio 2015 allorché in America si comincerà a prepararsi alla grande tornata elettorale. Per il momento il summit di Milano non è altro che propaganda”.

Nadezhda Arbatova, direttore del Dipartimento di studi politici sull’Europa dell’Istituto di Economia globale e Relazioni internazionali dell’Accademia delle Scienze

"A Milano non c’è stata alcuna rottura. La discussione poteva vertere solo sulla graduale attuazione degli accordi di Minsk e soprattutto sul conseguimento di un regime di cessazione del fuoco che non sembra essere stato rispettato da nessuna delle parti coinvolte nel conflitto ucraino. Se prima questo regime di cessazione del fuoco non verrà rigorosamente rispettato da tutte le parti, non bisognerà aspettarsi alcun risultato dal summit di Milano.

Dopo Milano sono ipotizzabili solo due scenari nelle relazioni tra Russia, Occidente e Ucraina. Il primo, e più verosimile, è quello della “variante Transnistria”, che prevede un congelamento del conflitto. Ma tale scenario non porterà a un “reset” nei rapporti della Russia con l’Unione Europea e l’Ucraina. Il secondo, assai più favorevole, consiste invece in una regolamentazione del conflitto attraverso l’attuazione degli accordi di Minsk e lo svolgimento di nuovi negoziati tra Mosca, Bruxelles e Kiev".

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