Mosca e Washington, unite nella lotta all'Isis

Il segretario di stato americano John Kerry, a sinistra, e il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergei Lavrov (Foto: ufficio stampa)

Il segretario di stato americano John Kerry, a sinistra, e il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergei Lavrov (Foto: ufficio stampa)

I capi delle diplomazie di Russia e Stati Uniti in un incontro tenutosi a Parigi hanno raggiunto un'intesa sull'ampliamento della cooperazione tra i loro paesi

Il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergei Lavrov e il segretario di stato americano John Kerry martedì scorso a Parigi hanno avuto un colloquio nel quale i capi delle due diplomazie hanno concordato di ampliare la cooperazione tra i rispettivi paesi nella lotta al terrorismo nel Vicino Oriente. Al termine dei colloqui il titolare degli Esteri russo ha riconosciuto che l'incontro con il collega americano è stato proficuo, benché gli Stati Uniti non siano disposti a revocare le sanzioni introdotte nei confronti della Federazione Russa. Al termine dell'incontro il tono delle dichiarazioni congiunte è stato nel complesso abbastanza costruttivo: Russia e Stati Uniti devono appianare i loro contrasti, concentrandosi sugli sforzi comuni in quelle aree di intervento in cui le posizioni di Mosca e Washington coincidono.  

 
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La lotta al terrorismo nel Vicino Oriente

Mosca e Washington hanno concordato di intensificare lo scambio di informazioni tra i rispettivi servizi segreti per contrastare l'azione dei terroristi del raggruppamento estremista dello "Stato islamico" (ISIS), che ha conquistato parte dei territori dell'Iraq e della Siria.  John Kerry, citando come propria fonte Sergei Lavrov, ha reso noto che nelle file dei combattenti dell'ISIS militano circa cinquecento cittadini della Federazione Russa. "In un gran numero di situazioni possiamo cooperare con risultati migliori, per aumentare l'efficacia degli sforzi dell'intera comunità internazionale", ha dichiarato Sergei Lavrov. "Questo concerne in primo luogo la lotta al terrorismo, che sta diventando la principale minaccia nella grande area del Vicino Oriente, ma anche nella lotta contro il virus dell'Ebola". 

Secondo l'esperto indipendente di questioni militari Dmitri Litovkin, Russia e Stati Uniti avevano adottato una forma di cooperazione simile fin dall'inizio delle operazioni NATO in Afghanistan nel 2001. "I servizi segreti dei due paesi avevano cooperato appieno nella contrapposizione ai talebani fin dal 2001, e anche nei confronti dell'ISIS avverrà qualcosa di analogo.  La Russia aveva un proprio centro di intelligence in Siria che si occupava di intercettare le comunicazioni radio tra le organizzazioni terroristiche della regione; ora Russia e Stati Uniti avvieranno uno scambio di dati sulla posizione dei combattenti", ha dichiarato l'analista a Rbth. Litovkin ha osservato che dal 2001 a oggi molte cose sono cambiate nei rapporti tra Mosca e Washington, e che pertanto è prematuro aspettarsi una cooperazione più profonda, persino nella lotta contro una minaccia comune. "La revoca delle sanzioni aumenterebbe notevolmente l'impegno della Russia e dei suoi servizi segreti nella lotta contro l'ISIS", ritiene Litovkin.   

Le posizioni sull'Ucraina

Alla vigilia dell'incontro tra Lavrov e Kerry alcuni mass media russi avevano diffuso la notizia che l'obiettivo del segretario di stato USA nel colloquio di Parigi sarebbe stato quello di cercare di convincere Mosca a esercitare pressioni sui combattenti del Sud Est dell'Ucraina affinché i separatisti cedano alle autorità di Kiev alcuni posti di controllo, e a convincere il leader siriano Bashar Assad a lasciare il potere.

"Al termine dell'incontro non vi sono stati annunci clamorosi. Credo che l'amministrazione Obama nel tempo che le rimane difficilmente riuscirà a modificare la situazione che si è venuta a creare e la percezione della sua politica estera da parte dell'opinione pubblica americana. Il quadro non è del tutto favorevole al presidente: agli occhi dell'establishment egli non appare abbastanza duro nei confronti di Mosca", è il commento rilasciato a Rbth dal presidente del Presidium del Consiglio per la politica estera e la difesa Fedor Lukianov. Secondo l'esperto, l'obiettivo principale dei colloqui è quello di "sostenere i contatti reciproci e il dialogo per la soluzione dei problemi essenziali della politica mondiale". "La cosa più pericolosa adesso sarebbe interrompere i contatti: se ciò accadesse, aumenterebbero le probabilità di perdere il filo delle azioni e degli interessi delle due parti nella risoluzione delle questioni di sicurezza internazionale. Per ora non vi sono e non si prevedono accordi significativi tra gli Stati Uniti e la Russia", è l'opinione di Lukianov.

Le sanzioni

La posizione di Mosca riguardo alla ripresa della cooperazione con Washington è stata espressa anche dal premier russo Dmitri Medvedev in un'intervista rilasciata all'emittente televisiva CNBC. Secondo il premier, le sanzioni nei confronti della Federazione Russa hanno portato gravi perdite sia alla Russia che agli Stati Uniti, e nella fase attuale è impossibile parlare di un rilancio delle relazioni tra i due paesi senza prima abolire le sanzioni. "No, certo. È assolutamente impossibile. Siamo franchi: non siamo stati noi a inventare queste sanzioni, ma le hanno escogitate i nostri partner della comunità internazionale. Come si dice qui da noi, Dio sarà il loro giudice", ha dichiarato Medvedev. "Noi di certo sopravviveremo a queste sanzioni.  Non ho alcun dubbio sul fatto che tra qualche tempo le sanzioni svaniranno, non ci saranno più: ma, indubbiamente, esse avranno anche deteriorato i nostri rapporti", ha affermato il premier russo.

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