Una coalizione internazionale contro l’Isis

Mosca crede che se gli americani non riusciranno ad accordarsi con il governo di al-Assad per condurre un’operazione militare, sarà necessario convocare il Consiglio di sicurezza dell’Onu per definire con chiarezza gli obiettivi dell’intervento (Foto: Reuters)

Mosca crede che se gli americani non riusciranno ad accordarsi con il governo di al-Assad per condurre un’operazione militare, sarà necessario convocare il Consiglio di sicurezza dell’Onu per definire con chiarezza gli obiettivi dell’intervento (Foto: Reuters)

La Russia contesta la strategia americana per combattere il gruppo terroristico. Mosca, che in linea di principio non si oppone all’intervento, chiede che questo venga portato avanti con i giusti mezzi e contro i giusti obiettivi

Il Medio Oriente sta vivendo una situazione estremamente particolare, in cui l’intera regione si trova a dover far fronte a un nemico comune. “L’Isis rappresenta una seria minaccia per la sicurezza di tutti i Paesi della regione, persino quelli divisi da rapporti di ostilità. Iran e Arabia Saudita, tra loro antagonisti, lo hanno dichiarato apertamente; Giordania e Turchia hanno fatto altrettanto, meno apertamente, mentre Iraq e Siria sono già in guerra con l’Isis”, ha dichiarato a Rbth Tatyana Tyukayeva, analista per l’agenzia Foreign Policy. “Questo gruppo ha un’ideologia estremamente radicale che lo oppone a tutti gli Stati sunniti nella lotta per la dominazione del mondo musulmano. Per l’Iran sciita l’Isis sunnita rappresenta un nemico per definizione, i cui militanti, inasprendo la conflittualità tra sciiti e sunniti nella regione, stanno uccidendo in massa i musulmani sciiti presenti sul proprio territorio”.

Gli Usa hanno così la rara opportunità di creare un’ampia coalizione di Paesi per combattere l’Isis, di cui il segretario di Stato John Kerry e il presidente Barack Obama hanno parlato in più di un’occasione. Tuttavia i combattimenti dovrebbero aver luogo non solo in Iraq ma anche in Siria. E ciò pone Obama in una situazione delicata, dal momento che in Siria gli Usa hanno un altro nemico: il regime di Bashar al-Assad. Per la Casa Bianca si presentano dunque due possibili modelli di comportamento: uno aggressivo e uno costruttivo. Il primo rappresenta un’opzione inevitabilmente perdente. Se gli Usa sceglieranno di aggredire dovranno lottare al tempo stesso contro due fronti (con grande dispendio di armi e risorse) o contro uno solo (il che inevitabilmente condurrebbe alla vittoria e al rafforzamento dell’altro). 

 
La Russia nella guerra contro l’Isis

Scegliendo invece un approccio costruttivo gli Usa potrebbero stabilire un rapporto di collaborazione con una delle forze all’interno della Siria e trovare, almeno in teoria, una via di uscita dignitosa dalla trappola siriana.

Le autorità siriane, dal canto loro, hanno già annunciato di essere pronte a cooperare con l’America. “La Siria è pronta a coordinare tutti gli sforzi a livello regionale o internazionale per combattere il terrorismo. Qualsiasi tentativo di combattere il terrorismo dovrà però essere preso in accordo con il governo siriano”, ha fatto sapere il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem. La lotta contro i terroristi è ostacolata anche da considerazioni di immagine: sono proprio considerazioni legate all’immagine infatti che impediscono all’amministrazione Obama di cooperare con al-Assad. Ecco perché gli Usa hanno rinunciato all’approccio costruttivo e, incapaci di optare per quello aggressivo, hanno trovato una terza via: il Congresso ha approvato una legge per la fornitura di armi all’Esercito siriano libero - il gruppo di opposizione secolare che si oppone sia contro al-Assad che contro gli islamisti. Alla Russia questa opzione non piace. Per cominciare, Mosca non è contenta della controparte scelta dagli americani, che ritengono troppo debole e di parte.

“È estremamente rischioso sperare che la lotta contro l’Isis possa essere affidata alla cosiddetta opposizione moderata a patto che riceva armi adeguate”, ha detto Vitaly Churkin, inviato russo presso l’Onu. Attualmente l’Esercito siriano libero è troppo debole per questa lotta. “Rispetto alle due forze principali della Siria – l’esercito siriano e l’Isis – ogni altro gruppo, compreso l’Esercito siriano libero, impallidiscono. Inizialmente l’Esl sembrava molto sicuro di sé e in grado di superare ogni divisione interna in nome dell’odio per Bashar al-Assad. Tuttavia, quando si è presentata la necessità di ripartire i poteri e governare i territori occupati, il gruppo si è di fatto spaccato: alcuni dei suoi membri si sono arresi alle autorità approfittando delle amnistie; altri, assetati di potere e di denaro, si sono uniti all’Isis”, ha detto a Rbth Leonid Isayev, ricercatore presso la Higher School of Economics ed esperto in studi arabi. Isayev è convinto che le armi che gli Usa forniranno ai gruppi dell’opposizione siriana finiranno nelle mani dell’Isis.

In secondo luogo la Russia teme che gli Usa possano cedere di fronte alle persistenti richieste avanzate dall’Esl e dagli alleati degli americani nella regione di rivolgere i propri attacchi non solo contro gli islamisti ma anche contro le forze leali ad al-Assad. Ecco perché, stando al vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, la Russia appoggia una “coalizione di sforzi internazionali per contrastare i gruppi terroristici in Siria, Iraq e altri Paesi del Medio Oriente, a patto che la sovranità degli Stati della regione sia rispettata e si agisca in concerto con i loro governi legittimi”. La Russia crede che se gli americani non riusciranno ad accordarsi con il governo di al-Assad per condurre un’operazione militare, sarà necessario convocare il Consiglio di sicurezza dell’Onu per definire con chiarezza gli obiettivi dell’intervento.

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